giovedì 3 settembre 2026

Verità nascoste

 


La rassegna si fonda sull'evidente isomorfismo tra la fisica contemporanea e l'arte astratta, a dimostrazione di come arte e scienza rappresentino “da sempre” due differenti modalità di conoscenza. In altre parole, l'arte rende visibile ciò che la scienza, attraverso una ricerca sempre più profonda, cerca di comprendere e spiegare oggettivamente – come dimostrano le immagini concesse dal gruppo di Fisiopatologia delle cellule staminali cerebrali del NICO di Orbassano. Entrambe, pur con linguaggi diversi, indagano le verità nascoste della realtà. In questo dualismo si inserisce la mostra, che accoglie opere figurative e astratte. Il percorso espositivo trova il suo focus iniziale — anche dal punto di vista storico — nell'iconostasi a fondo nero allestita sul palco, che ospita le immagini sacre dipinte da Fratel Paolo. Le icone, apparse nei primi secoli del Cristianesimo e giunte a una definizione artistica e teologica intorno al V secolo, hanno visto consolidarsi la propria tradizione pittorica nel Medioevo, dopo la fine della crisi iconoclasta, grazie a grandi maestri come Andrej Rublëv, che ne hanno codificato i canoni tuttora tramandati. Nei fatti la prima forma di astrazione: il fondo oro, che dà vita e incarna le figure in primo piano. In rapporto dialettico con l'infinito evocato dalle icone, sul soppalco che introduce all'Ex Officina trovano posto gli istanti catturati dalle fotografie in bianco e nero con lievi scostamenti cromatici di Cristina Pedratscher. Se le icone rimandano all'eterno, la fotografia fissa l'attimo, innescando un dialogo continuo tra tempo contingente e trascendenza. Tra questi due poli — contrapposti anche fisicamente nello spazio espositivo e valorizzati dalla potente stereometria dell'Ex Officina — si collocano le opere di Francesco Preverino e Walter Stiari al piano 0, che danno vita ad un confronto ricco di gestualità e modi pittorici connessi a sintonie profonde con la natura. Al piano soppalco, il lirismo pittorico di Walter Accigliaro si oppone alle profondità contingenti indagate nei lavori di Grazia Gallo: il tema conduttore si rivela essere la Spiritualità. Pura soggettività, tra percezione e verità. Lo spazio dell’Ex Officina Ferroviaria e le Opere d’Arte Verità nascoste: cos’altro è la Mostra se non la narrazione di un rapporto in continua tensione tra contenuto e contenitore, tra testo e contesto? Una dialettica che si determina nella relazione visiva tra le opere dei singoli artisti e la spazialità articolata di una fabbrica appartenente all’archeologia ferroviaria, restaurata e ricondotta in vita come luogo d'incontro per eventi. D’altro canto, l’idea che un’opera d’arte sia un’entità autonoma, a prescindere da dove venga collocata, è un’illusione che la museologia e la critica contemporanea hanno definitivamente sfatato. Il legame tra l’oggetto artistico e lo spazio che lo ospita non è un semplice "appoggio", ma una relazione simbiotica — talvolta persino conflittuale — sempre densa di significati. Nei fatti, le opere esposte e i loro contenuti non si limitano a "stare" in questo ambito geometrico: accadono al suo interno. Assistiamo a una vera e propria mise-en-scène in cui non vengono presentati oggetti isolati, ma un'autentica esperienza di reciproca integrazione, dove il tempo ritrovato dell’architettura e le opere d'arte si fondono al punto che le une arrivano a definire l'altro. Lo spettacolo dello spazio e dei suoi contenuti. 

Artisti  Cinzia Tesio, Luca Gosso Francesco Lorenzati Walter Accigliaro – Alba Grazia Gallo – Cuneo Fratel Paolo


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