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start/storia e arte – Saluzzo 26 aprile – 26 maggio 2019
Saluzzo Arte è la manifestazione che aprirà il Progetto Start e, nel segno dell’innovazione che contamina l’intero evento, negli spazi della Castiglia. La manifestazione si rivolge a un pubblico variegato, offrendo uno spaccato di arte contemporanea nelle sue diverse espressioni. Questa nuova edizione – curata da Togaci Gaudiano e coordinata d a Paolo Infossi – seguirà il filo rosso del Carattere.
Il piano superiore della Castiglia ospita quindi: Il labirinto dei simboli, un’interessante rassegna che si snoda tra pittura, scultura, installazione, fotografia, dove gli artisti, possono dimostrare che il labirinto conserva ancora quei profondi significati che gli consentono di mantenere il suo misterioso fascino anche tra le più attuali metafore del nostro secolo. La mostra, , annovera le suggestive esperienze maturate dagli artisti coinvolti nella Project Room, con Delfina Camurati, Ugo Giletta, Plinio Martelli. Un percorso completato da un altro interessante gruppo di protagonisti che incontriamo in coppia: Sabrina Pantano e Mirela Strora, Livio Ninni e Nicolò Taglia, Armando Riva e Roberta Toscano, Silvia Beccaria e Chen Li, Alessandro Fara e Flavio Ullucci, Claudio Campana e Michele Liuzzi, IDEM Studio con Ruggero Baragliu, Samuele Pigliapochi, Angelo Spatola; Pablo Mesa Capella e Silvia Faieta, Leardo Sciacoviello e Luj Vacchino, Giuseppe Berardi e Jins©.
In effetti, attraversando le sale, vengono alla luce varie problematiche. Storie, frammenti di vita, pensieri, la ricerca di nuove armonie o le personali riflessioni sulla natura umana; l’evoluzione della coscienza tra vita e sogno, realtà e finzione.
Non vengono meno anche altre esigenze che si concretizzano nel desiderio di raggiungere, di assicurarsi dei punti di riferimento, come la riscoperta delle proprie radici tra le inevitabili difficoltà che si incontrano quotidianamente nella contemporaneità.
Complessità che sembrano alimentare, in alcuni casi, anche un genuino sentimento di nostalgia per gli spazi aperti, per il profumo dell’erba, per il richiamo esercitato da quella terra che ci rammenta le origini. Elementi che sembrano evidenziare un certo distacco, quel malessere accusato di fronte alle fagocitanti dimensioni assunte dai grandi centri urbani e dalle sconcertanti notizie di cronaca che li circondano. Probabilmente proprio da quei timori, da quel naturale impulso di estraneità, nasce l’esigenza di aggrapparsi necessariamente a qualcosa che possa garantire equilibrio, stabilità.










