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arti suoni scritture in provincia di cuneo
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a cura di Mauro Sereno
𝐓𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐞, 𝐦𝐢𝐭𝐨, 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐭𝐢𝐩𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐒𝐞𝐫𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐞 𝐆𝐢𝐞𝐫 𝐞 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐎𝐥𝐢𝐯𝐞𝐫𝐨.
𝐶ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑐𝑖 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑖 𝑚𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑛𝑡𝑖𝑐𝑎 𝐺𝑟𝑒𝑐𝑖𝑎? 𝐸 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑒 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑒 𝑒 𝑖 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑛𝑜 𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜?
🏛️ 𝐂𝐇𝐄 𝐌𝐈𝐓𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎
𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟏𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕,𝟑𝟎-𝟏𝟗,𝟑𝟎
Crono, Zeus, Apollo, la Pitonessa, Teseo, il Minotauro, Dioniso e molti altri. Un viaggio nell’iconografia greca alla scoperta degli archetipi e delle formae mentis che ancora oggi ci appartengono.
Prenotazioni al link: https://tinyurl.com/Che-mito-che-siamo
🔮 𝐂𝐎𝐍𝐎𝐒𝐂𝐈 𝐓𝐄 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐎: 𝐋𝐀 𝐕𝐎𝐂𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐋𝐀
𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟏𝟕 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕,𝟑𝟎-𝟏𝟗,𝟑𝟎
Dalla Sibilla Cumana ai tarocchi: la storia della divinazione, dei rituali e delle pratiche oracolari attraverso l’arte. Un incontro che unirà conferenza, meditazione, aperitivo e interpretazione simbolica delle carte.
Prenotazioni al link: https://tinyurl.com/Sibille-oracoli-tarocchi
🌿 𝐋𝐀 𝐃𝐎𝐍𝐍𝐀 𝐍𝐄𝐋𝐋’𝐀𝐍𝐓𝐈𝐂𝐇𝐈𝐓𝐀̀ 𝐄 𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐄 𝐆𝐑𝐄𝐂𝐇𝐄
𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟕,𝟑𝟎-𝟏𝟗,𝟑𝟎
Dee, muse, artiste e figure femminili trasformate e reinterpretate nel corso dei secoli. Un percorso tra mito e storia dell’arte per esplorare gli archetipi femminili e la loro presenza nel nostro immaginario.
Prenotazioni al link: https://tinyurl.com/LA-DONNA-NELLANTICHITA
Un ciclo rivolto a studenti, insegnanti, curiosi e appassionati di arte e mitologia, per scoprire nuove connessioni tra storia, arte, espressione e coscienza.
✨ Appuntamenti gratuiti, realizzati con il contributo di Fondazione CRC
📍 Spazio Relazioni, Rondò dei Talenti, via Luigi Gallo 1, Cuneo
Prenotazione online necessaria, ingresso a pagamento.
VENERDÌ 11 SETTEMBRE
Incontro con Roberto Rossi Precerutti, poeta, traduttore e saggista, presenterà il suo lavoro a partire dal profondo legame che lo unisce al Castello della Manta. Originario dell’antica famiglia Rossi della Manta, l’autore ha scelto di rinnovare questo legame familiare attraverso uno scritto dedicato all’affresco della Fontana della Giovinezza, custodito nella Sala Baronale e pubblicato nel volume Appunti per una celebrazione (ed. Aragno, 2026).
In dialogo con Enrica Martinengo, Rossi Precerutti ripercorrerà la propria formazione e le diverse espressioni della sua ricerca artistica, offrendo l’occasione di conoscere una voce capace di spaziare tra poesia, traduzione e saggistica, con sensibilità e profondità, senza rinunciare a una sottile vena ironica.
A seguire, aperitivo con i prodotti tipici.
VENERDÌ 2 OTTOBRE
Incontro con Andrea Dematteis, il quale non nasce come scrittore: alle spalle ha infatti una formazione scientifica. La curiosità per la storia, per le memorie del territorio e per le saghe familiari lo ha condotto, nel 2022, alla pubblicazione del suo primo romanzo, Il cavaliere di Hèdonville, prima parte di una saga ambientata in epoca napoleonica, completata l’anno successivo con Il segreto della Vecchia Guardia. Nel 2026 è uscita la sua ultima pubblicazione, La valle tradita, in cui le vicende dell’antico Delfinato si intrecciano e si scontrano con le vite semplici di chi subisce le decisioni dei potenti.
A seguire, aperitivo con prodotti tipici.
La rassegna si fonda sull'evidente isomorfismo tra la fisica contemporanea e l'arte astratta, a dimostrazione di come arte e scienza rappresentino “da sempre” due differenti modalità di conoscenza. In altre parole, l'arte rende visibile ciò che la scienza, attraverso una ricerca sempre più profonda, cerca di comprendere e spiegare oggettivamente – come dimostrano le immagini concesse dal gruppo di Fisiopatologia delle cellule staminali cerebrali del NICO di Orbassano. Entrambe, pur con linguaggi diversi, indagano le verità nascoste della realtà. In questo dualismo si inserisce la mostra, che accoglie opere figurative e astratte. Il percorso espositivo trova il suo focus iniziale — anche dal punto di vista storico — nell'iconostasi a fondo nero allestita sul palco, che ospita le immagini sacre dipinte da Fratel Paolo. Le icone, apparse nei primi secoli del Cristianesimo e giunte a una definizione artistica e teologica intorno al V secolo, hanno visto consolidarsi la propria tradizione pittorica nel Medioevo, dopo la fine della crisi iconoclasta, grazie a grandi maestri come Andrej Rublëv, che ne hanno codificato i canoni tuttora tramandati. Nei fatti la prima forma di astrazione: il fondo oro, che dà vita e incarna le figure in primo piano. In rapporto dialettico con l'infinito evocato dalle icone, sul soppalco che introduce all'Ex Officina trovano posto gli istanti catturati dalle fotografie in bianco e nero con lievi scostamenti cromatici di Cristina Pedratscher. Se le icone rimandano all'eterno, la fotografia fissa l'attimo, innescando un dialogo continuo tra tempo contingente e trascendenza. Tra questi due poli — contrapposti anche fisicamente nello spazio espositivo e valorizzati dalla potente stereometria dell'Ex Officina — si collocano le opere di Francesco Preverino e Walter Stiari al piano 0, che danno vita ad un confronto ricco di gestualità e modi pittorici connessi a sintonie profonde con la natura. Al piano soppalco, il lirismo pittorico di Walter Accigliaro si oppone alle profondità contingenti indagate nei lavori di Grazia Gallo: il tema conduttore si rivela essere la Spiritualità. Pura soggettività, tra percezione e verità. Lo spazio dell’Ex Officina Ferroviaria e le Opere d’Arte Verità nascoste: cos’altro è la Mostra se non la narrazione di un rapporto in continua tensione tra contenuto e contenitore, tra testo e contesto? Una dialettica che si determina nella relazione visiva tra le opere dei singoli artisti e la spazialità articolata di una fabbrica appartenente all’archeologia ferroviaria, restaurata e ricondotta in vita come luogo d'incontro per eventi. D’altro canto, l’idea che un’opera d’arte sia un’entità autonoma, a prescindere da dove venga collocata, è un’illusione che la museologia e la critica contemporanea hanno definitivamente sfatato. Il legame tra l’oggetto artistico e lo spazio che lo ospita non è un semplice "appoggio", ma una relazione simbiotica — talvolta persino conflittuale — sempre densa di significati. Nei fatti, le opere esposte e i loro contenuti non si limitano a "stare" in questo ambito geometrico: accadono al suo interno. Assistiamo a una vera e propria mise-en-scène in cui non vengono presentati oggetti isolati, ma un'autentica esperienza di reciproca integrazione, dove il tempo ritrovato dell’architettura e le opere d'arte si fondono al punto che le une arrivano a definire l'altro. Lo spettacolo dello spazio e dei suoi contenuti.
Artisti Cinzia Tesio, Luca Gosso Francesco Lorenzati Walter Accigliaro – Alba Grazia Gallo – Cuneo Fratel Paolo
La mostra “Figurazioni. La giostra della vita. Opere 1984-2026” si presenta al pubblico come il trentunesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.
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La mostra personale intitolata “Figurazioni. La giostra della vita. Opere 1984 – 2026” presenta al pubblico una selezione di ventun dipinti che documentano alcuni dei temi iconografici che più caratterizzano l’espressione figurativa tipica dell’artista cebano, a partire dalla condizione estrema dell’uomo o di Cristo oltraggiato e costretto ai patimenti della morte in croce, ma anche quella altrettanto crudele e simbolica del “bove squartato”. Dunque, è ben presente il registro esistenziale contrassegnato da inquietudine e sofferenza, a cui si affianca anche l’esplicito riferimento al messaggio evangelico, testimoniato da uno studio della composizione del mosaico raffigurante la scena della Tempesta sedata, realizzata nel 1985 per la facciata della Chiesa del Sacro Cuore di Mondovì Altipiano. Tra le “intenzioni pittoriche” di Tanchi, profonde e insistenti nell’arco dei suoi oltre settant’anni di attività artistica, che sono presenti nell’esposizione doglianese, insieme ai dolenti crocifissi, spiccano i temi delle mani, delle farfalle, dei gabbiani, dei cavalli, delle sirene e dei velieri, tutti elementi iconografici che alludono a una ricerca individuale che parte da una data realtà figurativa e che procede per successive sottrazioni, sovrapposizioni e cancellazioni, indirizzandosi verso un altro e diverso orizzonte di immagini, che si presentano allo sguardo limpido del pittore come nuove e sorprendenti individuazioni formali, una sorta di altrove percepito o inseguito nello svelarsi di un sogno a colori. Si tratta, come ha scritto Imo Benelli nel suo testo monografico dedicato a Tanchi Michelotti e pubblicato in Sei pittori monregalesi del 1972, di “direzioni di ricerca” che si comportano come “motivi per trovare nuove soluzioni costruttive, per riscoprire un senso plastico e soluzioni coloristiche inedite. Pochi, come Michelotti, sanno trarre dalle pennellate tante possibilità espressive, non retoriche, però, né spettacolari; pennellate vive, scorrevoli e libere, di una sostanza cromatica densa, preziosa, ma senza facili piacevolezze”. La pittura per Tanchi non può fare a meno dell’oggetto reale o dei valori illustrativi del quadro: è una costante del suo pensiero visivo che può anche fargli correre il rischio di essere considerato un pittore all’antica, ma tant’è. È una sorta di pregiudizio critico a cui non si sottrae. Per lui non ci può essere solo astrazione, perché sente impellente il bisogno di alludere a una presenza figurale.
Pertanto, egli si affida alla rassicurante riproposizione di pretesti compositivi, dando luogo ad accadimenti formali che si ripresentano ogni volta nello stesso modo e ogni volta assiste allo spettacolo dell’avverarsi di una variazione nella ripetizione. È il fascino misterioso della pittura. Si può partire da un qualsiasi tema che si accenna sulla tavola macchiata (mai iniziando da una superficie bianca) lavorata in orizzontale e poi trovarsi a girare sottosopra l’immagine e ricominciare a far nascere un altro quadro. Ciò che Tanchi persegue non è tanto la definizione oggettiva di ciò che rappresenta, quanto piuttosto il processo di germinazione delle idee coloristiche e formali che gli sono proprie e che sono il frutto di un fare e rifare, di un coprire e di uno scoprire, di un passaggio da un sistema strutturale ad un altro, per giungere ad una sempre nuova dimensione visiva delle immagini, la cui improvvisa apparizione è anelata e inseguita, fino allo svelarsi di un possibile altrove. I colori briosi della sua tavolozza, caratterizzati da tonalità accese di giallo, blu, beige, rosa, azzurro, verde, rosso, arancio e turchese, gareggiano con i segni tracciati direttamente con i tubetti, come se fossero gessetti, fatti scorrere sulle asperità dei supporti. Talvolta tra le mani di Tanchi compare una lametta da barba, utilizzata per raschiare via porzioni di colore che si trasformano in punti di luce particolarmente evocativi. Ed ecco l’opera finita: un atto di invenzione rapidissimo, una nuova realtà di figure sentite come forze vitali e intensamente poetiche.
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Tanchi (Piero) Michelotti è nato il 10 marzo 1933 a Ceva (Cn), città alla quale è legata la sua lunga carriera artistica e di insegnante e in cui si è accostato precocemente al disegno di fronte al contesto naturalistico, sviluppando uno stile espressivo personale e incisivo. Lui stesso si è autodefinito “pittore all’antica” che opera “con lo zelo del dilettante e la libertà dell’autodidatta”. Tuttavia, dopo gli anni del liceo che ha frequentato a Savona (dove ha potuto conoscere e frequentare gli artisti locali e molte presenze internazionali attive nel mondo delle ceramiche di Albissola), a partire dal 1951, ha proseguito gli studi per due anni presso la Facoltà di Architettura di Torino, seguendo i corsi di disegno dal vero tenuti dallo scultore Emilio Musso e dal pittore Teonesto Deabate, e si è poi laureato in Lettere con una tesi in Storia dell’Arte sull’architettura di Michelangelo Garove. A Roma, ha collaborato alla RAI con il critico cinematografico Fernaldo Digiammatteo, effettuando “conversazioni” radiofoniche su argomenti artistici e realizzando la copertina e i disegni dell’opuscolo pubblicato dalla ERI - EDIZIONI RAI come supplemento al “Radiocorriere TV”, n. 40, settembre 1960, con la Stagione di Prosa 1960-1961. Le grandi produzioni della TV. Nella capitale, ha incontrato anche Carlo Levi, compagno di scuola della madre e di una sua zia. A Torino, è entrato in contatto con i circoli intellettuali e gli artisti di spicco della città negli anni Cinquanta, come Enrico Paulucci, Ezio Gribaudo, Marziano Bernardi, Luigi Carluccio, Angelo Dragone e altri ancora che ne hanno riconosciuto il talento originale, continuando a praticare l’attività pittorica senza inseguire mode di nessun genere o indulgere in provocazioni e sperimentazioni fini a sé stesse. Ha stretto amicizia con Romano Reviglio, disposto ad abbandonare la carriera da avvocato per dedicarsi del tutto alla pittura. Si è rivolto a esperienze culturali sia lontane che vicine, dall’Ottocento piemontese a Picasso, Braque o a Marino Marini, Cassinari o Afro, per accennare solo ad alcune delle sue “scelte istintuali”, che in origine sconfinano pressoché nell’astrazione. Non sono mancate le puntate fisse alla Biennale di Venezia. Ha sperimentato svariate tecniche di esecuzione: dalla terracotta all’incisione (numerose le stampe xilografiche, fra cui una serie di 5 vedute di Ceva del 1969, e quelle litografiche), dalla pittura a olio (su cartone, tela o tavola) allo smalto e dalla pittura murale al mosaico, con cui nel 1985 è stato realizzato l’intervento decorativo sulla facciata della Chiesa del Sacro Cuore di Mondovì Altipiano, raffigurante la Tempesta sedata, tratta dal Vangelo di Matteo (8, 23-27; 14, 22-33), preceduta da numerosi studi a penna e a tempera. Ha conseguito diversi premi e ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, a cominciare dalle Mostre Universitarie Torinesi, curate da Lucio Cabutti, dal 1954 al 1958, e quelle del Piemonte Artistico Culturale, dal 1958 al 1960. La sua prima personale presentata da Ezio Gribaudo si è tenuta nel 1958 alla Società Operaia di Ceva, località nella quale ha scelto di tornare a vivere alla fine degli anni Cinquanta, in controtendenza rispetto ai lusinghieri apprezzamenti critici ricevuti nell’ambiente torinese. Il suo linguaggio espressivo si è progressivamente allontanato dalla sensualità materica pressoché monocromatica delle opere giovanili per approdare ad un’asciuttezza di stile e ad una tavolozza accesa di colori primari e complementari a contrasto tra loro, con cui procede nell’analisi di determinati elementi della realtà: dai pupi ai cavalli, dalle bambole ai treni, dagli uccelli ai paesaggi, dalle nature morte ai velieri, dalle biciclette agli strumenti musicali, dai corpi umani alle giostre. I tratti lineari dei contorni sono eseguiti con i tubetti dei colori usati come gessetti che scorrono direttamente sulle asperità sulle superfici dei supporti con andamenti sciolti ed essenziali, guidati da un’ispirazione intimista e lirica, con cui coglie, in spazi rarefatti costruiti con rigore compositivo, il ritmo cadenzato di ciascun elemento formale, come quello impresso negli eleganti vascelli rappresentati in coppie sovrapposte, o nelle serie ripetute di farfalle dalle ali dispiegate e di cavalli sinuosi ed eleganti o ancora nell’esperienza tragica della morte di un volatile, a cui si affianca quella dell’uomo in croce. Nel 1959, ha partecipato a due collettive del gruppo “Il Crogiuolo”, la prima in febbraio al Circolo Sociale di Fossano e la seconda in marzo alle Cartiere Burgo di Verzuolo. Sempre in marzo dello stesso anno, ha allestito una personale alla Libreria Moderna di Cuneo con presentazione di Orio Gregori e Ugo Traversa. Nel 1963, è stato ospitato nel Salone Rosso di Fossano, presentato da Carlo Morra. Nel 1965, è stato invitato da Romano Reviglio nella sua Galleria del Falò ad Alba. Sono seguite, quindi, altre personali allestite a Bra, Mondovì, Cherasco, Ceva, Milano, Garessio, Genova, Alba, Cuneo, Carrù, Sale San Giovanni, Torino, Monte Carlo, che hanno documentato il procedere temporale della sua ampia e sfaccettata attività. Con Ernesto Rebaudengo ha creato e contribuito alla crescita dell’allora Inapli (Istituto nazionale per l’addestramento e il perfezionamento dei lavoratori dell’industria), oggi Centro di formazione professionale, dove ha insegnato a lungo, prima del concorso per dirigere il Centro di Cuneo. Si è distinto per il suo amore nei confronti del teatro e per il suo senso civico, impegnandosi come assessore in Comune a Ceva e come presidente della Commissione Cultura in Consiglio provinciale. È stato, inoltre, fra i fondatori del Gruppo Micologico Cebano. Negli ultimi decenni, si sono succedute personali allestite a Milano, Genova, Torino, Monte CarloNel settembre del 2003, il Comune di Cuneo gli ha dedicato una retrospettiva in Palazzo San Giovanni, intitolata Tanchi Michelotti. Cinquant’anni di “bonne peinture”, curata da Roberto Baravalle, Ida Isoardi e Fulvia Giacosa. Nel 2004, ha allestito una personale in Palazzo Salmatoris a Cherasco (Cn), con testo in catalogo di Martina Corgnati. Tra settembre e ottobre del 2005, ha tenuto la personale Cavalli sirene e altre cose nell’Auditoriun della Fondazione Cassa di Risparmio di Bra. Tra marzo e aprile 2006, si è svolta la personale Autoritratto per metafore nello Spazio di Santo Stefano a Mondovì (Cn), con il coordinamento di Carlo Pellegrino. Nel 2011, sono state organizzate due personali, la prima in aprile a Casa Delfino a Cuneo e la seconda tra maggio e giugno presso Il Busto Mistero di Alba (Cn), in collaborazione con l’Associazione Culturale Giors Melanotte. Nel 2012, ha esposto presso Fas, in Palazzo Cauda, a Cuneo. Nel 2013, è presente tra marzo e aprile nello spazio espositivo del Banco Azzoaglio di Ceva e tra settembre e ottobre presso la Biblioteca Civica “A. Bertrand” di Ceva. Nel 2015, una sua personale è stata ospitata nella Cantina Comunale di La Morra (Cn). Nel 2012, è stato prodotto il film Tanchi. Autoritratto, a cura dell’Associazione Culturale Geronimo Carbonò, realizzato da Alessandro Ingaria e Sandro Bozzolo, e nel 2018, presso il cinema Borsi di Ceva, è stato presentato il documentario Tanchi. Il pittore, l’uomo di Sandro Bozzolo, promosso dal Banco Azzoaglio e patrocinato dal Comune di Ceva