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giovedì 10 settembre 2026

Opere Vive torna il 13 settembre a Bra



mercoledì 24 giugno 2026

Riccardo Balestra in concorso al W.A.B. - Women Art Bra - 6^ Biennale della Creatività al femminile

Esposizione di arte contemporanea 
riservata alle Artiste e agli Artisti adulti e giovani

6 - 28 Giugno  2026  

Movicentro

piazza Caduti di Nassiriya - Bra (Cuneo)











[dal comunicato stampa]

Dal 6 al 28 Giugno 2026, il Comune di Bra, in collaborazione con l’Associazione Culturale BRARTE e su impulso della Consulta per le Pari Opportunità, organizza la 6^ Edizione della Biennale della Creatività, dal titolo: W.A.B. – WOMEN ART BRA, per rendere omaggio alla creatività e all’arte proposta dalle Donne e per le Donne. La Biennale avrà sede presso l’edificio “MOVICENTRO” di Piazza Caduti di Nassiriya, 12042 Bra CN. Ci saranno le seguenti sezioni: • Women Art Bra ( W.A.B) - Men for Women (M.f.W in WAB) - • Young artists (Y.A in WAB) DATE: Aperture dal giovedì alla domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 20 Nei restanti giorni, visite su prenotazione, tel. 3384204045 Premiazione: domenica 28 Giugno, ore 17,30 presso Auditorium BPER, via Adolfo Sarti Bra Per informazioni rivolgersi a: brarte.associazioneculturale@gmail.com Un mostra concorso, con votazione del pubblico, con 150 artisti partecipanti e circa 350 opere.


La precedente edizione di Women Art Bra, mi ha visto vincitore della sezione uomini, dopo che nel 2015 già avevo ricevuto un premio nel concorso "Identità", segno che a Bra, la mia arte è apprezzata tanto che a marzo 26', farò una personale nella Galleria di Brarte, sede dell'omonima Associazione Culturale. Rispetto agli inizi ora sono più riflessivo, viste le difficoltà nel muoversi in questo mondo artistico sempre più complesso, che ancora tarda a riprendersi e limita gli spazi espositivi, a chi come me pensa ancora di poter muoversi da solo, nel creare ed esporre la propria arte, ora diventano importanti le scelte. E le scelte da fare sono tante partendo dalla base al soggetto, al taglio alla dimensione dell'opera. La scelta del soggetto è un momento cruciale che decide l'indirizzo del mio lavoro odierno e futuro. L'opera pittorica specie se dipinta ad olio, è impegnativa, non si può cambiare idea, tornare indietro, quindi scelgo la più performante in quel preciso momento. Tre anni di sospensione, hanno minato un pò la convinzione di potere fare di più, di non avere ancora esaurito la vena artistica, di poter esprimermi ancora meglio, ma gli anni che passano di certo non aiutano. Dopo anni di gestazione, è arrivata finalmente alla nuova Collana di opere "Geisha new fashion" per esaltare, ancora una volta la raffinatezza e la delicatezza di un certo mondo femminile che non si sottrae alla forza del suo destino. Ho letto, "la geisha è un'artista del mondo, che fluttua danza e canta, intrattiene, tutto quello che volete, il resto è ombra, è segreto". E' in questa ombra ed in questo segreto che vorrei indagare queste icone della cultura giapponese, regolate da usanze complesse e tramandate da generazioni. Dice Agata Comandè Gallerista e Presidente di Brarte: "Balestra, si accosta all’arte “popolare” in modo nuovo non solo per il soggetto scelto, ma anche per la composizione, le inquadrature delle immagini, la dinamicità del colore, che costruiscono una visione e una interpretazione del tutto personale. Questo dà merito all’artista che, pur interessato alla corrente pittorica di Andy Warhol, non si limita ad una scontata emulazione, ma ne rivisita la filosofia di fondo per integrarla in un contesto sociale diverso". 

Riccardo Balestra 

Opere mie in concorso: 
484- Geisha new fashion 3, olio su tela 50x70 
495- Geisha new fashion 7, mamma- olio su tela 50x70 
494- Geisha new fashion 6, olio su tela 50x70


lunedì 18 maggio 2026

Anna Valla : Tempo periodico - 1979/2026



23 maggio - 27 giugno 2026
inaugurazione sabato 23 maggio 2026 alle ore 18,30

Il Fondaco - Via Cuneo 18, Bra

Testo critico di Toti Carpentieri




[dal comunicato stampa]

L’evento fa parte della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del Sacro”, con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crc In collaborazione con Il Fondaco, Provincia di Cuneo, Città di Bra La mostra sarà visitabile dal 23 maggio al 27 giugno 2026 Il Fondaco – Via Cuneo 18, Bra (CN) La mostra sarà visitabile dal giovedì al sabato dalle ore 16 alle ore 19 e su appuntamento (3397889565 - www.ilfondaco.org) Ingresso libero

La mostra “Tempo periodico – 1979/2026” si presenta al pubblico come il diciassettesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026. 

** L’esposizione, che sarà visitabile dal 23 maggio al 27 giugno, segna un ritorno significativo dell'artista negli spazi di via Cuneo, offrendo al pubblico una riflessione profonda sulla memoria, il segno e la materia. Partendo da una solida base concettuale, la sua cifra stilistica si è evoluta nel tempo verso una pittura colta e stratificata, capace di superare il rigore intellettuale puro per abbracciare una dimensione più materica e lirica. La sua indagine artistica si concentra spesso sulla scrittura come segno visivo e sulla sovrapposizione di trame che richiamano la memoria e il trascorrere del tempo. Con una carriera che attraversa diversi decenni, Anna Valla ha esposto in numerose mostre personali e collettive, mantenendo un dialogo costante con il territorio piemontese e la scena artistica nazionale. La sua arte è un processo di scavo e di riscrittura, un esercizio di pazienza e sensibilità che trasforma la tela in un diario aperto, dove il silenzio e la parola si fondono in un’unica forma espressiva. Nelle sue opere, la stratificazione non è solo tecnica, ma filosofica: ogni segno, ogni colore e ogni trama nascondono e rivelano al contempo ciò che è avvenuto prima. Il tema del "Palinsesto" guida l'intera ricerca di questa mostra. Come le antiche pergamene riscritte, le tele di Anna Valla diventano superfici su cui si accumulano leggeri strati di colore e trame segniche. Ogni opera è un invito a decifrare ciò che il tempo ha depositato pittoricamente sulla tela, e ciò che l'artista ha saputo riportare alla luce. Nel rapporto fisico con la tela, Valla scrive questa bella citazione: “Per me dipingere è un atto di scavo; ogni strato è una parola aggiunta a un discorso mai interrotto". L'allestimento presso Il Fondaco esalta la natura ritmica dei lavori dell'artista. Le grandi e medie composizioni, sature di segni dialogano e interagiscono con la struttura architettonica specifica della galleria, creando un percorso meditativo capace di far dialogare l’arte contemporanea con un ambiente accogliente e storico. Durante il periodo della mostra sono previsti incontri esclusivi con l'artista, un'occasione unica per il pubblico, gli studenti e i collezionisti di dialogare direttamente con Anna Valla e approfondire la genesi delle sue opere. 

** Anna Valla è nata a Saluzzo, dove vive e lavora. Ha studiato all’Accademia Albertina di Torino e ha completato la sua formazione nell’ambiente culturale dell’avanguardia torinese degli anni ‘70. La sua prima personale è del 1979. Successivamente ha partecipato ad altre personali in Italia (Bologna, Napoli, Parma, alassio, Ascoli Piceno, Bra, Perugia, Genova, Omegna, Roma, Firenze, Bari, Torino) e all’estero (come a Basilea, Parigi, Dusseldorf, Melbourne e Geelong). Le sue opere sono presenti in varie Gallerie d’Arte Moderna di Gallarate, Termoli, Marradi, Torre Pellice, a Milano presso la Banca Commerciale Italiana, a Saluzzo presso la Banca Regionale Europea, e in collezioni private. Tra il 1990 e il 1996 ha realizzato sculture in ceramica nei laboratori di Albisola e anche in vetro presso una vetreria d’arte di Savona. Gli elementi Per informazioni: info@grandarte.it – www.grandarte.it principali che caratterizzano le sue opere sono il colore e il segno gestuale, accomunate da un astrattismo lineare, senza però che la sua pittura si esaurisca nell’una o nell’altra, e senza che l’una prevalga sull’altra, in un rapporto di mediato equilibrio e di coerente complementarietà. Il risultato a cui perviene è quindi straordinariamente unitario : il rigore concettuale dell’astrazione geometrica viene utilizzato non per elidere ma, al contrario, per rendere viva e vibrante la carica emotiva e pulsionale espressa attraverso il colore. La realtà viene quindi filtrata da una sorta di “occhio-ombelico”, un’attenta tensione percettiva sia fisico-emotiva che intellettuale, con un’esigenza di contatto-distacco tra la realtà percepita e la sua riflessione meditata, mediata e resa finalmente nell’opera. Nelle sue creazioni prevalgono i bruni, le terre, gli ocra e i colori tenui. Le opere di Anna Valla denotano un gusto per il ritmo, l’armonia e l’equilibrio, sintetizzati in forme semplici. Un motivo costante nei suoi elaborati sono linee abbozzate e schizzate che danno dinamicità alla composizione.



lunedì 2 marzo 2026

Riccardo Balestra - Colori in Armonia


6-21 marzo 2026
inaugurazione: 6 marzo ore 18
orari apertura: merc. 10-12, giov. e ven. 16-18,30, sabato 10-12, 16-18,30

Galleria BRARTE di Agata Comandè

via Vittorio Emanuele II, n° 148 - Bra (Cuneo) 

Info: 3384204045 - 3208290816 
brarte.associazioneculturale@gmail.com - riccardo.balestra@alice.it Presentazione 






Riccardo Balestra è nato a Castelletto Stura CN nel 47', vive e lavora a Cuneo. La precedente edizione di Women Art Bra, mi ha visto vincitore della sezione uomini, dopo che nel 2015 già avevo ricevuto un premio nel concorso "Identità", segno che a Bra, la mia arte è apprezzata tanto che a marzo 26', farò una personale nella Galleria di Brarte, sede dell'omonima Associazione Culturale. Rispetto agli inizi ora sono più riflessivo, viste le difficoltà nel muoversi in questo mondo artistico sempre più complesso, che ancora tarda a riprendersi e limita gli spazi espositivi, a chi come me pensa ancora di poter muoversi da solo, nel creare ed esporre la propria arte, ora diventano importanti le scelte. E le scelte da fare sono tante partendo dalla base al soggetto, al taglio alla dimensione dell'opera. La scelta del soggetto è un momento cruciale che decide l'indirizzo del mio lavoro odierno e futuro. L'opera pittorica specie se dipinta ad olio, è impegnativa, non si può cambiare idea, tornare indietro, quindi scelgo la più performante in quel preciso momento. Tre anni di sospensione, hanno minato un pò la convinzione di potere fare di più, di non avere ancora esaurito la vena artistica, di poter esprimermi ancora meglio, ma gli anni che passano di certo non aiutano. Dopo anni di gestazione, è arrivata finalmente alla nuova Collana di opere "Geisha new fashion" per esaltare, ancora una volta la raffinatezza e la delicatezza di un certo mondo femminile che non si sottrae alla forza del suo destino. Ho letto, "la geisha è un'artista del mondo, che fluttua danza e canta, intrattiene, tutto quello che volete, il resto è ombra, è segreto". E' in questa ombra ed in questo segreto che vorrei indagare queste icone della cultura giapponese, regolate da usanze complesse e tramandate da generazioni. Dice Agata Comandè Gallerista e Presidente di Brarte: "Balestra, si accosta all’arte “popolare” in modo nuovo non solo per il soggetto scelto, ma anche per la composizione, le inquadrature delle immagini, la dinamicità del colore, che costruiscono una visione e una interpretazione del tutto personale. Questo dà merito all’artista che, pur interessato alla corrente pittorica di Andy Warhol, non si limita ad una scontata emulazione, ma ne rivisita la filosofia di fondo per integrarla in un contesto sociale diverso".


sabato 14 febbraio 2026

Enzo Bersezio a Bra



Sabato 28 febbraio si inaugura la doppia personale di Enzo Bersezio "Esercizi di astrazione nella continuità sul divenire del tempo" , cuneese di origine, Enzo Bersezio si diploma in scultura all’Accademia di Belle Arti di Torino sotto la guida del maestro Sandro Cherchi.

La carriera artistica di Bersezio è contraddistinta da una ampia partecipazione a esposizioni personali e collettive fin dagli anni ’60. 

Ha esplorato la scena post-concettuale, collaborando con le nuove generazioni, partecipando a mostre in gallerie importanti e storiche come quella di Guido Carbone, VSV , CSA Farm Gallery - a Torino, Neon a Bologna, nel percorso della “Via del sale -Arte Contemporanea dalla Langa a Mare” a Finalborgo,  uno dei borghi più antichi d’Italia.

Ha partecipato alla nona edizione di “Panchine d’Artista” un progetto che il Comune di Vigone persegue da anni.

Il suo lavoro si è evoluto nel tempo, passando da una impronta antropologica ad un uso poetico dei materiali, in particolare del legno, la materia che preferisce. 

Negli anni ottanta le sculture erano ancora colorate con vernici industriali, ad esempio i Minareti, (due bellissimi minareti sono esposti a Palazzo Mathis), o Pindaro, del 1987 di legno carta e terre colorate, ma è nel 2000 che abbandona il colore e approfondisce i valori della superficie lignea, assemblando più elementi con sapienti e perfetti giochi di incastro. La scelta di lavorare con il legno riflette la sua connessione con la natura, (in particolare il mare, fonte di ispirazione per i suoi lavori) e la sua capacità di valorizzare le qualità estetiche di questo materiale, che danno vita a opere scultoree uniche e suggestive. 

Infatti sono molto evocative le dieci sculture che Bersezio espone nelle belle sale di Palazzo Mathis di Bra, in dialogo con i lavori degli anni 70/80 negli spazi del Fondaco Arte Contemporanea in Via Cuneo. 

Evocativi sono i titoli delle opere in mostra: “Solcare le lunghe onde d’inverno”- “La Quiete”-“Sguardi verticali””Pensando Africa”, sculture lignee dal grande impatto creativo. 

La mostra, piacevole da visitare nei due luoghi, fa parte del progetto -I confini del Sacro-GrandArte di Cuneo e Provincia 2025/26  - ed è nata in collaborazione con CSA Farm Gallery Torino.

Accompagna la mostra un testo della critica d'Arte Monica Trigona

mercoledì 4 giugno 2025

Eugenio Pini : A rilascio prolungato

A cura di Serena Fumero e Silvana Peira

7 giugno - 19 luglio 2025
inaugurazione sabato 7 giugno 2025 alle ore 18.00* 

Galleria Il Fondaco 

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)




[dal comunicato stampa]

Impegnato a lungo nella realizzazione di elementi visivi per i settori dell’opera lirica e del teatro, ha collaborato con registi quali Dario Argento, Davide Livermore e Graham Vick e ha operato anche negli ambiti della della moda e della ritrattistica, della quale tuttora si occupa.

Affianca alle attività su commissione la realizzazione di progetti personali esposti nel tempo in diverse mostre collettive e personali. Ha lavorato con il compositore Giuseppe Gavazza ad una installazione audio visiva sviluppata nell’ambito di due residenze artistiche a Longyearbyen, nelle isole Svalbard, ad una serie di esposizioni realizzate in sinergia con l’artista ed illustratrice Soojin Yang e sta lavorando con lo scrittore Gianni Farinetti ad una serie narrativa che muove a partire dalle abitazioni dimenticate dell’Alta Langa.

Svolge attività di formazione e divulgazione dei processi alternativi di stampa fotografica a contatto organizzando workshop ed incontri per scuole e privati.

Nella mostra “a rilascio prolungato” espone una serie di opere realizzate in prevalenza negli ultimi due anni collegate dal comune denominatore del concetto di rilascio prolungato di origine farmaceutica. Si spazia da stampe callitipiche e cianotipiche, ritratti di antiche piante di vite in bianco e nero, memorie di un passato familiare che riemerge e fotografie realizzate con banco ottico su carte positive dirette e pellicole istantanee. All’interno della galleria allestirà il suo studio e per tutta la durata dell’esposizione continuerà il suo lavoro in quegli spazi. 


*visitabile fino al 19 luglio con i seguenti orari di apertura: giovedì, venerdì e sabato dalle ore 16.00 alle 19.00 e su appuntamento chiamando il +39.339.7889565



mercoledì 26 febbraio 2025

"Le stanze dell'arte" a Palazzo Mathis di Bra

Collettiva d'arte al femminile, per non dimenticare che la parità è un diritto universale

7-29 marzo 2025
Inaugurazione: venerdi, 7 Marzo ore: 18
Orari di apertura: lun. mart. giov. 9 /12,30 - 15/17,30 - Mercoledi e
venerdi, 9/12,30 - sabato e domenica, 15,30/18




[dal comunicato stampa]

Espongono: 
-Venti artiste del territorio partecipanti alla biennale WAB, "WOMEN ART
BRA" 2024. 
-Il vincitore della sezione "MEN for WOMEN", Riccardo Balestra. 
-La vincitrice sezione giovani, Melissa Costantino. 
Info: E-mail: brarte.associazioneculturale@gmail.com - Cell.: + 39 338
4204045 

Brate, non vuole solo essere un esposizione di arte contemporanea, ma anche un occasione di incontro e di confronto tra artisti, sui grandi problemi che affliggono il nostro periodo storico. Il tema fondamentale è la parità di genere, ma ve ne sono altri che emergono con forza come la solitudine, l'isolamento, la resilienza, la rinascita, l'amore. La WAB, in fondo vuole mandare un messaggio di speranza a tutte le persone che, per vari motivi, si sentono oppresse da una forza sociale che non sa riconoscere le loro potenzialità. Vuole essere una proposta culturale pronta a scardinare le resistenze che, a causa degli stereotipi non riconoscono la complessità dell'essere umano."    Agata Comandè



mercoledì 9 ottobre 2024

WAB, Biennale della creatività ed esposizione d’arte contemporanea

5-27 ottobre 2024

Movicentro di Bra

piazza Caduti di Nassiriya - Bra (Cuneo)

[dal comunicato stampa]
Sabato 5 ottobre, presso il Movicentro di Bra (piazza Caduti di Nassiriya), si è inaugurata la quinta edizione di WAB, Biennale della creatività ed esposizione d’arte contemporanea promossa dal Comune di Bra, dalla Consulta comunale per le Pari Opportunità e dall’associazione culturale Brarte. L’evento è diventato un vero e proprio appuntamento artistico, e non solo: “La WAB – spiega la curatrice Agata Comandè, presidente dell’associazione Brarte. Questa mostra-concorso, non vuole essere solo un’esposizione di arte contemporanea ma anche un’occasione di incontro e di confronto tra artisti sui grandi problemi che affliggono il nostro periodo storico. Il tema fondamentale è la parità di genere ma vi sono altri che emergono con forza come la solitudine, l’isolamento, la resilienza, la rinascita, l’amore. Anche in questa edizione sono presenti molte artiste e molti artisti provenienti da quasi tutte le regioni italiane, saranno presenti 124 artisti concorrenti con circa 300 opere. Le opere esposte sono tutto questo: una narrazione di solidarietà e di denuncia tramite pennellate, realizzazioni plastiche, scatti fotografici e installazioni. La Biennale della Creatività WAB è anche contaminazione di visioni che provengono da luoghi diversi, che accomunano artisti fisicamente lontani ma mentalmente vicini. WAB sarà visitabile ad ingresso gratuito fino al 27 ottobre il mercoledì e giovedì dalle 16.30 alle 18.30, il venerdì e il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.30; in altri orari previa richiesta e prenotazione. Per le scuole, ingresso su prenotazione al numero 338.4204045. Per informazioni è possibile contattare il numero telefonico o scrivere a: brarte.associazioneculturale@gmail.com. “Questa è la Biennale WAB, un’esposizione di vita, di racconti, di emozioni dove ogni artista presente trova il proprio spazio e la propria narrazione. La WAB, in fondo, vuole mandare un messaggio di speranza a tutte le persone che, per vari motivi, si sentono oppresse da una forza sociale che non sa riconoscere le loro potenzialità. Vuole essere una proposta culturale pronta a scardinare le resistenze che, a causa degli stereotipi, non riconoscono la complessità dell’essere umano. 













mercoledì 6 settembre 2023

Ugo Giletta : Una mostra a "Il Fondaco"

a cura di Silvana Peira

16 settembre - 15 ottobre 2023

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)

Orari: Giovedì, Venerdì, Sabato: h. 16:00 /19.00

Su appuntamento gli altri giorni: +39 339 7889565


 [dal comunicato stampa]

A Bra in contemporanea all’evento di Cheese, Il Fondaco presenta la personale di Ugo Giletta, artista poliedrico che spazia dalla realizzazione di video d’arte, alle installazioni, dalle piccole sculture in cera, ai suoi straordinari volti, principali protagonisti della sua arte figurativa e poetica. In mostra sono esposti una quarantina di ritratti che non raffigurano nessuno, ma  rivelano una espressione profonda, silenziosa, in cui ognuno di noi può ritrovare sé stesso, sia nelle tele, sia in quelle luminose 7 sculture in cera, ricche di atmosfera.  La sua pittura è realizzata ad acquerello su carta e su tela dalle grandi e medie dimensioni, mentre la raffinatezza dei disegni sono realizzati a pastello. Ugo Giletta è nato nel 1957 a San Firmino di Revello e lavora tra Manta e il suo paese natale. Ha cominciato a esporre fin dal 1992 al Crawford Museum di Kork, in Irlanda. Ha partecipato a numerose mostre in Italia, Francia, Belgio, Ungheria, Austria, Corea del Sud, Cina e Singapore. Attualmente fa parte, come artista invitato, di un ampio, progetto espositivo europeo itinerante con lo storico e critico d’arte Lóránd Hegyi.  Ha esposto alla 54ª Biennale di Venezia Padiglione Regionale Italia (Museo delle scienze) a Torino e sempre nel 2011 ha realizzato una toccante e suggestiva personale nel complessa dell’Ex Ospedale Neuropsichiatrico di Racconigi dal titolo “Immagini dell’abbandono”. L’attività espositiva di Ugo Giletta è presente in tante collezioni permanenti, molte delle quali all’estero: Parkview Green Museum, Beijin (Cina) - Parkview Museum,Singapore - GAM,Videoteca,Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino - Fondazione VAF. Francoforte sul Meno - Collezione La Gaia Busca (Cuneo) -Civica Galleria d'arte contemporanea "Filippo Scroppo" di Torre Pellice - Le Musée de la Corse, Corte (Francia).
Il ricco e prezioso catalogo edito da Nino Aragno Editore è un vero contenitore  di informazioni non solo sulla esposizione, ma anche sull’operato dell’artista in quanto si trovano molti testi dei critici che hanno indagato il lavoro creativo di Giletta, e una ampia intervista-dialogo su cosa accade intorno al suo lavoro.

La mostra si inaugura Sabato 16 settembre alle ore 18.00, in una giornata ricca di eventi in città: molto pubblico per Cheese.  Cambia la viabilità di Bra, con chiusura totale del traffico nella parte di città compresa tra la circonvallazione interna e l’area collinare. Tutti gli eventi, compresa “Una Mostra a Il Fondaco” di Ugo Giletta saranno serviti da bus navette che collegano il centro della città con le principali aree di parcheggio. Una doppia occasione per immergersi in Culture diverse sia per il corpo che per lo spirito !!




 

mercoledì 17 maggio 2023

Spazio : Corrado Odifreddi - Walter Falco

a cura di Silvana Peira
 
20 maggio - 30 giugno 2023
Inaugurazione sabato 20 maggio ore 18

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)
 

[dal comunicato stampa]
 
Corrado Odifreddi realizza, nel piano inferiore, un opera site specific un mobile fluttuante dall’alto del soffitto, 560 corpi mobili di piccolo e medio formato, realizzati a graffite.

Walter Falco nel secondo piano espone 17 "vedute di paesaggi italiani in bianco e nero, “leggermente fuori fuoco” a citare da un lato l’opera di Richter e dall’altra il titolo del reportage di Capa”.

Due artisti, due amici che si confrontano con gli spazi del Fondaco.

 

 

 







mercoledì 15 febbraio 2023

Enzo Esposito : Esplosione di colori

A cura di Silvana Peira e Franco Giancarlo Bertaccini

18 febbraio - 19 marzo 2023

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)


 

Enzo Esposito nasce a Benevento nel 1946, dal 1980 vive e lavora a Milano. Dopo una fase di maturazione in un clima di arte concettuale e di rigore formale, è uno tra i primi artisti a intuire, alla fine degli anni ’70, il ritorno alla pittura attraverso gli “ambienti”. Al 1977 risalgono le prime installazioni, pitture eseguite direttamente sulle pareti delle gallerie, dove l’imponenza del colore crea forti coinvolgimenti emozionali. In quegli anni il suo lavoro viene notato da Renato Barilli che inserisce Esposito nel gruppo dei “Nuovi Nuovi”, coi quali negli anni ’80 parteciperà a numerose esposizioni collettive nei più importanti musei internazionali. Il periodo successivo è segnato da un espressionismo astratto fatto di accese luminosità e campiture sempre più ampie e dilaganti. Le dimensioni quasi sempre monumentali delle sue opere, con coraggiose fuoriuscite dalla superficie della tela,  servono all’artista per sottolineare il valore oggettivo della pittura come esperienza impegnativa e totalizzante, tanto per chi la crea quanto per chi la osserva.
 Esposito è un esponente di spicco dei “Nuovi Nuovi”, gruppo fondato da Renato Barilli insieme ai collaboratori Francesca Alinovi e Roberto Daolio agli inizi degli anni ’80, ed è un movimento artistico italiano così denominato in occasione di una mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nella primavera del 1980.
Il battesimo ufficiale del gruppo fu quasi contemporaneo alla nascita del movimento della “Transavanguardia”, termine coniato l'anno precedente dal critico Achille Bonito Oliva, di quello dell’”Anacronismo", di Maurizio Calvesi , e di quello tedesco dei “Nuovi selvaggi” ( Neuen Wilden) tutti nell'ambito del Postmodernismo.
Vi parteciparono gli artisti  Enrico Barbera, Luciano Bartolini,  Bruno Benuzzi, Enzo Esposito , Antonio Faggiani, Marcello Jori, Felice Levini, Luigi Mainolfi, Giuseppe Maraniello, Luigi Ontani, Giorgio Pagano, Pino Salvatori  (Giuseppe), Salvo  (Salvatore Mangione), Aldo Spoldi , Wal (Walter Guidobaldi).
Dagli anni ’90 a oggi sono state allestite numerosissime sue mostre personali, in gallerie italiane e straniere (Milano, Verona, Venezia, Francoforte, Hong Kong) e presso importanti sedi istituzionali (per esempio il Palazzo Reale di Caserta, l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, il MAC di Santiago del Cile).
Ha inoltre partecipato a prestigiose collettive, tra cui “I Nuovi Nuovi: nascita e sviluppo di una situazione postmoderna”, a cura di Renato Barilli alla Galleria Civica di Torino (’95), “Arte italiana ultimi quarant’anni: la “pittura aniconica”, curata da Danilo Eccher alla GAM di Bologna (’98) e “Analogie del presente” al Danubiana Meulensteen Art Museum di Bratislava (2001).
Nel 2005 allestisce tre mostre personali: alla galleria Arte y Naturaleza di Madrid, alla Spirale Arte di Verona, alla Trentasette di Palermo.
Esposito nel 2014 è protagonista insieme a Graziano Marini e Juan Segura, nella terza edizione per la rassegna “Altare Vetro Arte con opere di sorprendente versatilità creativa con l’uso del vetro.
Gli artisti hanno sviluppato un percorso di ricerca che se da un lato riflette l’impianto formale e compositivo della loro individuale esperienza pittorica, dall’altro risulta arricchito dalle trasparenze e dalla luminosità del vetro.
Il percorso artistico di Esposito trova un’ampio e approfondito apprezzamento nelle numerose esposizioni personali e collettive, ma anche in spazi istituzionali e Musei. Ad esempio  nel 2006 Enzo Esposito è invitato alla rassegna “La traccia invisibile del reale” e per l’occasione allestisce al Museo della Permanente di Milano un’importante e significativa mostra antologica curata da Alberto Fiz.  
Al centro dell’operato di Esposito si pone sempre la pittura, come materia di lavoro, come  strumento esistenziale, possessore del colore e del segno l’artista trova la sua gestualità espressionistica nei grandi formati tridimensionali, dalle geometrie irregolari ricche di cromatiche  pennellate, distribuite con andamento verticale dall’alto al basso della tela.
In mostra sono presenti una ventina di opere su carta e su tela di medi formati e due lavori di grandi dimensioni (235x183 e 202x195) che affascinano per la forza dei blu profondi e dei gialli carichi d’incanto.

mercoledì 7 dicembre 2022

Cristina Pedratscher

A fior di pelle

a cura di Silvana Peira - Testo di Anna Cavallera

10 dicembre 2022 - 14 gennaio 2023
inaugurazione sabato 10 dicembre alle ore 17

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)








[dal comunicato stampa]

Lo spazio espositivo IL FONDACO, in Via Cuneo 18 a Bra, ospita dal 10 dicembre il nuovo progetto fotografico dell’artista saviglianese Cristina Pedratscher, con la cura di Silvana Peira e il testo critico di Anna Cavallera.

"Un lavoro che parte dalla pelle, l’organo di senso più esteso del nostro corpo, e si concentra sul contatto che l’essere umano dispone e sperimenta attraverso la tattilità, per entrare consapevolmente con il sé più profondo e per suggellare un rapporto empatico con il resto del mondo."

Il contatto è un tema centrale dell’artista e su cui riflette da tempo, ma l’ideazione del progetto A FIOR DI PELLE si è fatta ancora più incisiva soprattutto dopo la pandemia, dove il concetto di tattilità è stato messo sotto i riflettori e l’impossibilità di toccarsi e di abbracciarsi ha creato maggiore chiusura e distacco.

Il progetto parte dalla riflessione che occorre più tenerezza, più empatia, più cura e ascolto di noi stessi e nei confronti dell’altro.

Questo percorso espositivo sarà arricchito dalla voce e dalle parole di Marta Mattalia, cantante della musica tradizionale bengalese del Baul e viaggiatrice alla costante ricerca spirituale, che ha collaborato insieme all’artista nella creazione di un "paesaggio sonoro".

Sarà possibile visitarla nei seguenti orari:

Giovedì, Venerdì, Sabato: h. 16.00/19.00

Martedì, Mercoledì e Domenica su appuntamento: +39 339 7889565

Associazione culturale Il Fondaco

il.fondaco.bra@gmail.com


Cristina Pedratscher: dal 2009 si esprime artisticamente con il linguaggio fotografico ed è presente sul territorio con esposizioni personali e collettive. Si forma presso l’Istituto Grafico Pubblicitario di Savigliano, ma l’esplorazione personale è avvenuta principalmente da autodidatta. Contamina la propria ricerca con il teatro, sua altra passione, e la danza, costruendo delle performance fotografiche che sappiano dare voce ai sentimenti umani attraverso il linguaggio del corpo.


Nasce nel 1987 | Vive e lavora a Savigliano (CN)



L’esistenza come superficie incarnata esposta al mondo

L’esistenza come superficie incarnata esposta al mondo. Parte dalla pelle, l’organo di senso più esteso del nostro corpo, il nuovo progetto fotografico di Cristina Pedratscher. L’epidermide intesa come varco, punto di partenza e d’arrivo bidirezionale della quale l’essere umano dispone e sperimenta attraverso la tattilità, per entrare consapevolmente in contatto con il sé più profondo e per suggellare un rapporto empatico con il resto del mondo. L’artista riflette da tempo sul tema scelto per questa esposizione, dai primi laboratori teatrali che svolse sull’ascolto emotivo e successivamente grazie all’approfondimento della danza-contatto, una disciplina artistica che si basa sul primo dei sensi e si caratterizza per l’improvvisazione dei movimenti, sui rapporti e le relazioni tra i corpi, fulcro della massima espressività. La pelle, ricca di recettori, trasforma gli stimoli in energia, in impulsi nervosi che arrivano al cervello e ne vengono poi decodificati e trasformati in movimento, gesto, espressività. Respiro. Emozione. L’avvicendarsi fisico tra ballerini, per i quali il toccarsi è parte necessaria della materia, conduce ad una partecipazione condivisa globale che si origina nel movimento fusionale dei neonati: la prima danza, l’antica comunanza emozionale tra due soggetti che non sfocia mai nell’appropriazione o nell’identificazione. Per attuare e cristallizzare questa comunicazione non verbale così intensa ed immediata, Cristina Pedratscher usa un linguaggio che le appartiene e la rappresenta da anni: la fotografia. Un mezzo che le consente di condurre una spoliazione concettuale e che, attraverso la scelta del nudo la conduce a realizzare delle immagini in cui l’essenza naturale dei soggetti, privata dei classici stereotipi figurali, viene risaltata e potenziata, tanto da consentire al fruitore di contemplare qualcosa che gli è proprio, nel quale può identificarsi. La nudità, l’estetica di un’esposizione indifesa del corpo che costituisce un rapporto teso al di fuori di sé.
Questa ricerca conduce ad una lirica sostanziata in inquadrature bilanciate, tra luci ed ombre, dalle quali emergono i volumi e le curve modulate dei corpi: il divenire dell’interiorità di una persona spogliata che sussiste come superficie incarnata. Non solo una rappresentazione estetica, ma la costruzione di un discorso antico ed intimo che si fa dialogo a più voci e che echeggia dalla notte dei tempi. Il percorso espositivo assume le valenze di un cammino per certi versi iniziatico e catartico che pone l’essere umano alla riscoperta del proprio io, in relazione al resto dell’universo, partendo dall’elemento materiale, dalla propria fisicità spesso inespressa, celata o rifiutata, dai contorni di corpo mortale che si riconosce attraverso il tatto ed occupa spazi fisici, ma soprattutto costituisce il parametro attraverso il quale è possibile percepire consapevolmente lo srotolarsi del tempo e della vita, la propria immanente fragilità. Come ogni persona è costituita da singole cellule accostate e funzionanti solo se in relazione tra loro, così l’istinto evolutivo spinge l’umanità ad evadere dalla propria sfera individuale, dall’effimera presenza sensibile inappropriabile dall’Io o dal Sé, per entrare in contatto spirituale e fisico con l’alterità dei propri simili. Accettato questo bisogno primordiale e superata la paura del rifiuto e le costruzioni imposte dai contesti socio-culturali di ogni epoca, il soggetto si apre all’incontro, al sentire di un corpo sempre esposto, allo scambio profondo ed appagante dei sensi. Dalla vibrazione della pelle al cuore, l’animo si colma di un’energia che si propaga tutt’intorno, al ritmo di un’armonia antica dalla quale può generarsi nuova vita. Può apparire al contempo rivoluzionario e banale, al giorno d’oggi, soffermarsi sui bisogni essenziali e primari dell’umanità, ma la Pedratscher riesce a compiere quest’operazione grazie alla raffinata eleganza del suo sentire e del suo indiscusso talento artistico. A fior di pelle veicola concetti forse utopici che galleggiano nella psiche dell’uomo, spesso tralasciati o ricacciati nell’oblio. Temi complessi come la fragilità dell’essere ed il timore del percepirsi, la ricerca della conoscenza e la scoperta dei propri limiti, l’approccio sensibile con l’altro, l’accettazione, l’affidarsi, l’abbandono consapevole alla cura. Idee che prendono vita e si fanno visibili nei suoi scatti, s’insinuano tra le pieghe dei corpi, negli sguardi socchiusi, sulle membra sfiorate. L’artista si fa regista e mette in scena un vero e proprio spettacolo nello spettacolo, un’esperienza condivisa dove al centro c’è l’essere umano, la cui complessità spirituale e fisica è magistralmente declinata per mezzo di vari linguaggi estetici e performativi. Ricerca teatrale, danza, musica, coreografia, fotografia si alternano nel tentativo – riuscito – di una rappresentazione spontanea e naturale, priva di artifici né finzioni ed affidata alla libera interpretazione altrui. La Pedratscher dirige e partecipa allo svolgersi della scena per indagare una propria poetica personale, un’autocoscienza che carica di materiale emozionale ogni sua immagine. I suoi protagonisti sono ballerine e ballerini della Contact Improvisation, esperti interpreti che si lasciano condurre dalle suggestioni della fotografa, senza limitarsi ad un’esecuzione sterile e meccanica, bensì facendosi portavoce di un messaggio tanto personale quanto universale. Fanno cose reali, o meglio, le hanno compiute sul set della Pedratscher. Il suo occhio ne ha colto il senso profondo e ha reso eterno quel movimento, cristallizzandolo in una pellicola che diventa immagine visibile, tangibile, concreta e perennemente contemporanea. Corpi giovani, naturalmente forti e vitali, tonici e muscolosi, eppur fragili ed effimeri, meravigliosamente imperfetti nella propria unicità fatta di nei, di peluria, di cicatrici e rughe, dominano fotografie apparentemente immobili, testimoni di un hic et nunc permeato di sensazioni in movimento, vita ed esperienze ormai passate che custodiscono l’essenza, la potenza del contatto e ne propagano all’infinito la suggestione emozionale. Nelle venti fotografie di grande formato che compongono A fior di pelle la fotografa diventa episcopos di un processo creativo di ricerca sperimentale, una drammaturgia complessa che parte e torna a riflettere sulla persona attraverso la circolarità ermeneutica dell’arte. A differenza dell’azione interpretativa propria della danza contemporanea, nel suo progetto fotografico -concettualmente raffinato, poiché affidato alla potenza di un’immagine selezionata, evocativa, già cristallizzata in un obiettivo e, pertanto, immobile e superata - il movimento non si celebra nella fisicità contestuale allo spettacolo, ma viene posticipato ad un momento successivo. Prenderà forma nello sguardo dello spettatore che si poserà sui suoi scatti e che diventerà a sua volta parte della rappresentazione, interagendovi in modo differente, in base al proprio bagaglio di vita, alla volontà di accogliere o meno un’esperienza intima e di esserne trasformato. Il personalissimo discorso visivo della Pedratscher si compone di più azioni sceniche. Corpi in attesa, consapevolmente precipitati nella percezione del sé, colmi di un desiderio che pervade lo spirito e vibra sull’epidermide nuda. Nella prima sequenza fotografica ritroviamo atmosfere sospese dove tutto è in potenza e la sfera intima emerge senza necessità di palesarsi, bensì è interpretata a colpi di luce e ombre. Tutto appare nitido, semplice, immediato e la vicinanza dei protagonisti avvicina la percezione del contatto epidermico. Affiorano isolamenti interiori, persone spogliate dalle maschere del quotidiano poste di fronte al proprio essere e colte in tutta la loro disarmante naturalezza, nell’attimo dell’abbandono, della scoperta delle sensazioni che nascono dal contatto con il proprio fisico. Il calore generato da una carezza che sfiora un viso, un seno. I fondali neri decontestualizzano la narrazione evidenziando il focus del progetto, mentre l’inquadratura circolare che racchiude le immagini richiama l’obiettivo fotografico ed il geometrismo curvilineo tipico del corpo umano. La Pedratscher veste i suoi nudi della forma, di una naturalezza composta che si inserisce in atmosfere atemporali. Dona un’anima a nudità anonime. La tensione che prelude all’incontro, il contatto, lo scambio. Pelle contro pelle. È negli scatti di coppia che si compie l’incanto. L’idea, il desiderio si fa urgenza e si sostanzia in scintilla vitale che va alla ricerca altri corpi da esplorare per poi tuonare nel gesto antico del toccarsi. Un flusso di energia travalica il reale attraverso la materia; accende tutto e trasporta l’irreale, l’immaginato, il desiderato, sino a farsi unione terrena e spirituale. Mani che sfiorano, braccia che accolgono senza stringere né possedere, l’energia fluisce liberamente e si irradia da corpo a corpo, passa dal respiro imprigionato negli scatti della fotografa allo sguardo dell’osservatore. La nudità come rapporto che lascia affiorare i confini dell’anima. L’ultimo gruppo di immagini sintetizza l’incontro tra il singolo e una moltitudine di presenze, una comunità fatta di mani che accarezzano, accolgono e permettono agli occhi di dischiudersi in nuove consapevolezze. La percezione si fa tremito, il contatto genera calore, permea la carne, i nervi, i muscoli, scivola sotto le palpebre socchiuse e pervade lo spirito in una danza che si rinnova dalla pelle ad un’altra pelle, da un’anima all’altra sino all’epilogo della resa, al superamento della paura che apre la via alla conoscenza. In questo sfiorarsi sensuale e non erotico si materializza la sacralità del messaggio dell’artista. Il corpo si fa tempio terreno, separato dal reale, un luogo dove tutto è in perfetto equilibrio naturale, armonico e bilanciato, tanto da rinnovare e moltiplicare l’antico slancio vitale. L’estetica del nudo della Pedratscher rifugge la manipolazione tecnica e pare richiamare al Pittorialismo dei primi decenni del Novecento, quando la fotografia guardava all’arte, tanto da assurgere a linguaggio autonomo ed emozionale. L’autore non solo si limitava a dar vita a produzioni realiste o accademiche, ma reinterpretava la realtà servendosi di un medium flessibile, di matrice impressionistica, dal quale prendeva il largo una forma d’espressione artistica per sé valida. Numerosi paradigmi avvicinano altresì la sua ricerca alle tendenze della Straight Photography, per la quale il nudo costituiva una sorta di esplorazione non situazionale tale da decontestualizzare una parte della narrazione e cogliere l’essenza delle forme e della materia. Non ci sono bagliori improvvisi ad illuminare il racconto della Pedratscher, così come i soggetti-oggetti delle sue composizioni non conoscono pose, ma sono liberi da alcun artificio e colti dal suo sguardo improvviso. Nudi che emergono da ambienti siderei, avvolti nelle tenebre ed immobili, decontestualizzati, simboleggiano l’essenza dell’umanità che partecipa all’antica purezza del cosmo, con il quale suggella un’unione empatica e psichica attraverso il proprio corpo. L’obiettivo fotografico dell’artista isola la danza innata dei corpi in movimento e si traduce in una visione più naturalistica del reale, una rappresentazione ulteriormente soggettiva, prepotentemente espressiva e contemporanea. Un incedere per immagini, quello di Cristina Pedratscher, concettualmente indipendente, un processo di intensificazione verso l’interno che sì parte dalla superficie esterna, ma attraversa lo spirito e si fa specchio dell’anima.

Anna Cavallera



sabato 26 marzo 2022

Andrés Avré al Fondaco di Bra


 In mostra sono esposti una cinquantina di opere che compongono i tre momenti del lavoro creativo di Andrés: “Elementi rarefatti” del 2020, “Sedimenta” del 2021 e “In Hoc Signo” del 2022.

Inaugurazione domenica 3 aprile ore 11:00.
Il Fondaco - Via Cuneo, 18 - 12042 - Bra (CN)
Per informazioni:
il.fondaco.bra@gmail.com / www.ilfondaco.org / +39 339 7889565


lunedì 14 settembre 2020

Metamorfosi dell'abbandono


Metamorfosi dell’abbandono

di Ivan Manzone / Livio Ninni

19 settembre - 17 ottobre 2020
Inaugurazione sabato 19 settembre ore 18.30

Il Fondaco Arte Contemporanea

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)







metamòrfoṡi s. f. [dal gr. μεταμόρϕωσις, der. di μεταμορϕόω «trasformare», comp. di μετα- «meta-» e μορϕή «forma»]

Ci sono due grandi temi che sottendono questo articolato progetto espositivo di Ivan Manzone e Livio Ninni che ho avuto il piacere di curare e che l’associazione Il Fondaco (Bra), fedele al suo obiettivo di diffondere l’arte contemporanea e con l’intento di perseguire la conoscenza, conservazione e documentazione del territorio nei suoi vari aspetti di tradizione, arte, architettura e paesaggio, presenta dal 19 settembre al 17 ottobre 2020.

Due temi che si intersecano e si sostengono secondo trame strettamente interdipendenti. La prima riflessione importante riguarda i luoghi abbandonati, quelli che giacciono al margine, gli scarti del progresso, luoghi destinati al declino e all’oblio.

La seconda concerne invece il processo di metamorfosi che, grazie al gesto artistico, rivivifica questi stessi luoghi infondendogli nuova linfa. E che trasforma architetture selvatiche e brutali, paesaggi oscuri e anfratti notturni, in ricettacoli di vita, ambienti quasi tattili e carnali.

I due artisti si immergono negli spazi, li cristallizzano da angolazioni diverse e li restituiscono ognuno con la propria poetica. Pur senza trascurare le singole specificità e le differenti cifre stilistiche – anzi, avendo in animo di esaltarle – si è voluto far convivere nello stesso ambito questi lavori secondo un criterio che mettesse in dialogo, in relazione di mutua reciprocità, visioni differenti. Provando a individuare una grammatica comune che componesse una sintassi dell’abbandono, originale o quanto meno tesa a superare i tradizionali rimandi di desuetudine, trascuratezza, miseria o rovina. Oltre la forma (μετα-μορϕή), una nuova forma. Si è cercato un nuovo linguaggio.

Il percorso della mostra, concepito come un’esperienza immersiva per lo spettatore, si apre al piano terra con le opere di Livio Ninni. Nello spazio a lui dedicato vi troviamo un’ istallazione site specific, che campeggia al centro della stanza, e una serie di lavori di diversi formati e dimensioni appesi alle pareti. A partire dal progetto delle polaroid, utilizzate dall’artista come “appunti” o “esercizi” in vista della realizzazione finale delle opere, fino a una serie di fotografie trasferite su supporti di ferro, legno e cemento e arricchite di interventi come segni, linee e forme grafiche tipici della sua pratica artistica. Il leitmotiv è qui il tema della resilienza della natura, baluardo che si oppone all’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale con lo scopo di adattarlo ai propri interessi.

Non sfuggirà il nesso con il “Manifesto del Terzo Paesaggio”, il testo di Gilles Clément, uno tra i più noti paesaggisti europei, che nell’espressione “Terzo Paesaggio” ha fatto confluire tutti i luoghi abbandonati dall’uomo: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili come le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie o le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico. Spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall’assenza di qualsiasi attività umana, ma che considerati nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica.

La mostra continua al piano superiore dove protagoniste assolute sono diciassette opere fotografiche dell’artista Ivan Manzone. Il tema dell’abbandono e dell’incuria ambientale è qui indagato da prospettiva altra, facendo leva sul rapporto di interrelazione tra oggetti inanimati e animati, in una costante dialettica che anima la convivenza tra residui solidi dell’esistenza e esistenza stessa. Il corpo femminile circondato dalle rovine di quelle che un tempo erano fastose dimore, viene, come in una rappresentazione teatrale, illuminato da una luce che accende la scena e svela l’invisibile.

Ecco allora apparire squarci di un mondo altro. Frammenti di Villa Minetta (Novi Ligure, Genova), eletta da Edilio Raggio (1840-1906) a sua dimora urbana e polo d’attrazione della vita cittadina della Novi ottocentesca. Oppure Leri, oggi Leri Cavour, una frazione di Trino in provincia di Vercelli, un tempo possedimento di novecento ettari della famiglia Benso di cui fu conte Camillo Benso. O ancora Villa Moglia (Chieri, Torino) costruzione architettonica di inestimabile valore situata sulle colline torinesi, nata in origine come opificio tessile di proprietà della famiglia Turinetti e trasformata nel 1725 dall’architetto Luigi Barberis, molto noto fra i nobili e il clero torinese, in dimora nobiliare per la stessa famiglia Turinetti. Questi luoghi, censiti dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) tra quelli da non dimenticare, diventano, nel momento stesso in cui si fanno immagine, spazi aperti a nuovi racconti, pietre angolari di nuovi itinerari dello spirito.

Una mostra che racconta i luoghi dell’abbandono e attraverso la loro metamorfosi racconta un territorio sconfinato in cui gli estremi si attraggono e convivono e invitano a una relazione unitaria. Quello che sempre mi interessa è il processo, prima ancora che l’esito, di unificazione dei contrari, il tentativo di ricucire la dicotomia tra gli opposti: bellezza e bruttezza, la vita e la morte, il farsi e il disfarsi qui così bene rappresentati.


Francesca Interlenghi






 

giovedì 25 giugno 2020

Cesare Botto



Cesare Botto

SITO/SITI

La pittura come dimora


27 giugno - 26 luglio 2020
Inaugurazione sabato 27 Giugno 2020 - ore 17,00
prenotazione obbligatoria al numero 0172 430185

Palazzo Mathis 

Piazza Caduti per la Libertà, 20 - Bra (Cuneo)