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mercoledì 11 marzo 2026

Voci velate. Visioni Contemporanee dall'Iran


Un viaggio in ottanta immagini scattate da sessanta fotografi iraniani


En Abbas Bahrami, Afsaneh Zarnegar, Ali Ghasemi, Alireza Naseri, Aref Adili, Darius Mohammadi, Eli Farahani, Farbod Kamiab, Farideh Alboghbish, Farshid Ashgar, Fatemeh Ranjbar, Fatemeh Tajik, Ghazaleh Saidi, Hadi Moghaddam, Hedayat Saffari, Javad Zarrinpour, Khadije Naseri, Kourosh Khojir, Mahbubeh Seif, Manzar Aghdaei, Maryam Izadi, Mashid Saber Pour, Masoud Salehi, Mehdi Kazemi, Mehrdad Etemadi, Mehrdad Sanii, Mikail Kazemi, Milad Goli, Mitra Poormjib, Mohammad Ghorbani, Mohammadi Taghi Dustkuhi, Mostafa Sepahvand, Naiime Majzubi, Naser Tavakoli, Nima Jabraili, Parham Sanei, Pouria Khalili, Raha Asad Sangabi, Raha Eshraghian, Raha Haghi, Rahim Sabaghi, Reza Kardan, Reza Moghadam, Reza Tajik, Saeedeh Hadi, Saeid Anvari, Saeid Ipki, Sahar Seyyed Mohsen, Saina Farzaneh Sabet, Sara Naseri, Sara Shafiq, Shadi Khajavi, Shiva Zabolipour, Siavash Ejlali, Soraya Ejlal, Vahide Dashtipour, Zahra Mohajer, Zahra Rajestari 

a cura di Alireza Naseri e Ivana Mulatero

15 marzo - 26 maggio 2026
inaugurazione domenica 15 marzo 2026 - ore 16.00 

Con la presentazione del volume di Danilo Di Gangi, “Blu di Persia

Museo Mallé 

via Valmala 9 - Dronero (Cuneo)


Per informazioni: info@grandarte.it – www.grandarte.it





"La mostra rappresenta il tredicesimo evento della rassegna “OMG – grandArte 2025–2026 | I confini del Sacro”, avviata nel 2025, e si inserisce nel programma del Festival Ponte del Dialogo di Dronero. L’esposizione sarà visitabile dal 15 marzo al 10 maggio 2026 negli spazi del Museo Mallé e propone una selezione inedita di opere che costruiscono un ponte di comprensione verso l’Iran, esplorandone la complessità sociale, paesaggistica e antropologica attraverso lo sguardo di artisti contemporanei".

Possibilità di visite guidate la mattina dedicate alle scuole, di aperture straordinarie infrasettimanali per singoli, gruppi su prenotazione: museo.malle@comune.dronero.cn.it

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La mostra “Voci Velate - Visioni contemporanee dall’Iran” si presenta al pubblico come il tredicesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026. 

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Dal 15 marzo al 10 maggio 2026 sarà allestita al Museo Mallé di Dronero (CN), la mostra Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran, un viaggio in ottanta immagini scattate da sessanta fotografi iraniani, a cura di Alireza Naseri, Presidente del Freelance Photographers Group di Teheran, e Ivana Mulatero, Direttrice del Museo Mallé.

Il Museo Mallé con questa mostra intende costruire un ponte di comprensione verso una nazione - l’Iran - che pochi occidentali conoscono, gravata com’è dagli stereotipi diffusi dai telegiornali dove, un tempo si vedeva l’idea che tutti gli iraniani fossero dei fondamentalisti sordamente ostili all’Occidente e che tutte le iraniane indossassero il tipico chador nero lungo fino ai piedi mentre ora, la cronaca degli ultimi mesi, ci consegna un Iran sull’orlo dell’abisso, in un ribollio di conflitti sociali e politici senza precedenti. In tale drammatico contesto, il Museo Mallé riesce a parlare ugualmente dell’Iran e a farlo grazie alla collaborazione con il Freelance Iran Photographers Group di Teheran con il quale porta a compimento, dopo un lungo periodo di gestazione e un viaggio dei curatori nel 2012 in territorio iraniano, la produzione di una mostra davvero unica, inedita e meravigliosa. 

“Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran” è il titolo dell’esposizione che allestisce un viaggio visivo in ottanta immagini di sessanta fotografi iraniani, mai viste finora in Italia, passate al vaglio dal direttore dell’associazione fotografica teheranese, Alireza Naseri. Si tratta di una scelta che per ovvie ragioni contingenti al momento attuale, e nonostante gli ostacoli che tengono sigillato l’Iran in un vuoto pneumatico comunicativo con il resto del mondo, assume il valore di una impresa ai limiti dell’impossibile - per la difficoltà di ricevere i materiali da esporre in primis - ma che si è comunque riusciti a rendere possibile perché gli umani, anche se divisi dagli oceani, dalle montagne o da scelte politiche, possiedono nei loro cuori una rete intangibile di ponti che, attraverso una consapevolezza inconscia, forse genetica, sicuramente spirituale, li lega come creature della terra. 
L’esposizione annovera paesaggi cangianti e sfaccettati, con deserti, foreste, montagne innevate, canyon, vallate e verdi praterie coltivate a riso, o la vita nei bazar, veri labirinti di vicoli coperti, madrase e caravanserragli, dove gli iraniani continuano a fare la spesa in un’epoca, la nostra occidentale, segnata dagli ipermercati. La mostra consente di esplorare l’Iran attraverso variegate immagini di siti storici, interni di palazzi arabescati, moschee, botteghe, bagni pubblici, torri del silenzio, del vento e della libertà, parchi per la lettura a cui si aggiungono le fotografie di carattere antropologico con le numerose etnie che popolano il paese con danze, costumi tradizionali, riti e simboli del Nowruz, il capodanno iraniano. “L’Iran è un paese vastissimo, di oltre un milione e seicentocinquantamila chilometri quadrati, con un territorio grande come quello di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Danimarca messi insieme e tocca i confini di sei stati, di un mare e di due golfi”, scrive Danilo Di Gangi nel suo ultimo volume “Blu di Persia” che sarà presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, domenica 15 marzo 2026 alle ore 16.  

Terra incredibile la Persia, che così si chiamava fino al 1935, patria delle più antiche grandi civiltà del mondo celebrate nelle tragedie di Eschilo e dei classici greci i cui echi si riverberano nelle vedute di Persepolis di Soraya Ejlal le cui prestigiose rovine sono Patrimonio dell’Umanità dal 1979, o nell’imponente mausoleo di Ciro il Grande a Shiraz inquadrato da Saeedeh Hadi in un primo piano angolare con i sei imponenti gradoni. La nostra Freya Stark che aveva vissuto a Dronero ed è stata tra le più grandi esploratrici del Novecento, era rimasta impressionata dalle vette delle catene montuose iraniane che scoprì negli anni Trenta. Tra queste, la fotografa Ghazaleh Saidi coglie la cima innevata del Monte Damavand, la montagna simbolo e la più ricercata di tutte. E poi, come non andare a scoprire la Casa Tabatabaei a Kashan appartenuta a un mercante di tappeti i cui esterni tra portici colonnati, vasche d’acqua e giardini, sono colti come in un abbraccio tra architettura e natura dall’obiettivo di Reza Kardan. Sul versante etnico, si guarda il volto della bella ragazza di Ilam, città dell’altopiano del Kurdistan nell’Iran occidentale, nella foto di Khadije Naseri, per poi andare nel territorio arso e desertico di Yazd e calarsi in un oscuro laboratorio di un ramaio che Sahar Seyyed Mohsen ha immortalato il 3 marzo 2023. 

La mostra s’inserisce nelle linee strategiche del programma culturale del Museo Mallé, indirizzate a valorizzare la creatività in una ottica di osmosi con idee e esperienze nazionali ed internazionali. 


lunedì 5 gennaio 2026

Jean Gaumy al Museo Mallè di Dronero


 In questi giorni, fino al 25 Gennaio 2026, il Museo Mallè di Dronero accoglie gli scatti fotografici di Jean Gaumy, storico fotografo dell'agenzia Magnum e dell’Institut de France.

Si tratta di un evento legato all'iniziativa “Donare”, con il quale la Fondazione CRC accoglie donazioni da parte di privati e le valorizza attivando collaborazioni con istituzioni del territorio.




Jean Gaumy aveva frequentato per alcuni reportage fotografici le vallate alpine cuneesi tra il 2003 e il 2017, realizzando diversi scatti, una selezione entrerà ora, grazie alla sua donazione, in comodato d'uso, nella raccolta del museo di Dronero.

Il percorso espositivo e articolato in due sezioni una dedicata alla montagna, con una serie di raffinati scatti in bianco e nero, l'altra alla tradizione storica della Baìo, caratterizzata dalla variegata cromia dell'evento.




La prima sala ci immerge in una montagna invernale che è narrata con un'elegante e minimale uso del bianco nero, seguono due sale che raccontano di uno dei più importanti manifestazioni della tradizione alpina locale, la Baìo, un evento che raccoglie ancestrali tradizioni che ancora oggi vengono vissute in modo autentico e intenso dalla popolazione delle vallate.






Gli scatti sono un diario e memoria visiva di questa tradizione sociale che nel volgere di diversi giorni segue antiche usanze che nel tempo si sono stratificate inglobando millenarie storie, eventi che hanno segnato il territorio e di cui ancora oggi si ha memoria o mitologia.




Conclude il percorso una sezione di immagini video che documentano i costumi e le diverse tipologie di personaggi della commemorazione sociale.




Sono anche presenti alcuni dei preziosi manufatti usati durante la manifestazione, provenienti da collezioni private e dal Museo Storico-Etnografico di Sampeyre, parte di una tradizione popolare complessa e simbolica.




La mostra è promossa da Fondazione CRC e dal Museo Mallé di Dronero – con il patrocinio del Comune di Dronero, del Museo Etnografico di Sampeyre, della Provincia di Cuneo e della Regione Piemonte

Come sempre è possibile visitare la bella collezione permaente situata al primo piano. 







ORARI DI APERTURA:
venerdì, sabato e domenica dalle ore 15 alle ore 19

 INGRESSO LIBERO E GRATUITO
Giorni di apertura della mostra: venerdì, sabato e domenica dalle ore 15 alle ore 19
Visite guidate la mattina dedicate alle scuole su prenotazione: museo.malle@comune.dronero.cn.it

sabato 22 novembre 2025

Incontro tra arte, storia e cultura al Museo Mallé di Dronero


Incontro con Enrico Perotto
sul tema
"Gli ex voto in valle Maira"

e con

Simone Demaria
che presenta
"Cozie. Rivista di storia e cultura in valle Maira"

sabato 29 novembre 2025 ore 16

Museo Mallé

via Valmala 9 - Dronero (Cuneo)



 

venerdì 24 ottobre 2025

Festival Ponte del Dialogo


Domenica 2 novembre 
ore 17.30
Villa Tornaforte Aragno - Cuneo
Humanities Forum
Presentazione del programma del festival
+
Che cosa sono le nuvole - Frammenti da Pasolini
con Luca Occelli e Franco Olivero

ore 21.30
Teatro Iris di Dronero
Moi
di Chiara Pasetti con Lisa Galantini
Monologo teatrale dedicato alla scultrice Camille Claudel
dialogo introduttivo fra Chiara Pasetti ed Enrico Perotto







 

lunedì 12 maggio 2025

Matteo Olivero : Un percorso di arte e di vita

A cura di Ivana Mulatero e Antonio Musiari

11 maggio – 7 settembre 2025
La mostra è visitabile dall’11 maggio al 7 settembre 2025
sabato e domenica ore 15:00 -19:00
e in altri giorni su prenotazione con ingresso libero e gratuito

Museo Civico Luigi Mallé

via Valmala 9 - Dronero (Cuneo)

La mostra è ideata da Museo Mallé, Mamo Educational Foundation 
e Accademia Albertina di Belle Arti di Torino
Con il contributo della Fondazione CRT e il sostegno del Comune di Dronero e della Regione Piemonte





[dal comunicato stampa]

Nel trentesimo anniversario del Museo Mallé la mostra dedicata a Matteo Olivero Un percorso di arte e di vita 90 opere tra dipinti, bozzetti, sculture, disegni e documenti a cura di Ivana Mulatero e Antonio Musiari Domenica 11 maggio 2025 alle ore 17:00, Il Museo Luigi Mallé di Dronero omaggia la figura di Matteo Olivero (borgata Villa di Acceglio, 1879 – Saluzzo, 1932) con la grande mostra che documenta un percorso di arte e di vita. 

L’esposizione, curata da Ivana Mulatero, direttrice del Museo Mallé, e da Antonio Musiari, docente titolare di Storia dell’Arte dell’Accademia Albertina di Torino e coordinatore del Comitato Scientifico dedicato all’opera di Matteo Olivero, si avvale del comitato organizzatore composto da Maria Grazia Brondino, Carmen Valoti, Francesco Revello, Oriana Zagnoni Zerbini e Piero Zagnoni. La mostra monografica, ricca di oltre novanta opere, è di particolare significato perché realizza il progetto di iniziative dedicate a questo pittore divisionista che il Museo Mallé aveva in programma fin dai primi anni Duemila. Diversi sono i fili del passato che si intrecciano nell’esistenza di Matteo Olivero con Dronero, nella quale giunse bambino per frequentarvi i primi anni di scuola. Basti pensare che egli si introdusse inconsapevolmente anzitempo in casa Mallé dove il 7 aprile 1881 fu redatto il testamento del padre. In tale documento, registrato dal notaio Paolo Mallé, si espresse la volontà genitoriale, adempiuta dal 1888 grazie alla concorde e risoluta vedova, Lucia Rosano, madre e modella che decise di vendere i beni di famiglia pur di sostenere gli studi del figlio prima a Cuneo, presso la Regia Scuola Tecnica, poi a Torino per formarsi come pittore. 

Nelle aule dell’Accademia Albertina di Belle Arti, sotto la guida di Giacomo Grosso, Paolo Gaidano, Andrea Tavernier e altri validi maestri, il giovane artista già dal triennio preparatorio si rivelò padrone di una gamma di tecniche che seppe valorizzare con la precisione e l’accuratezza testimoniate in mostra da alcuni esempi. Le cinque sezioni cui afferiscono le opere esposte prendono avvio dagli spunti biografici che culminano nello splendido Ritratto della madre nel costume della Val Varaita. Il percorso prosegue con soggetti di realismo sociale e scorci di una Dronero di acque e fucine, esaltando poi una serie di paesaggi delle Alpi Cozie. 

Fanno da contrappunto incontri e amicizie riversati in intensi ritratti e la spiritualità pervasiva in dialogo con scenari di montagna. Le vette, tema prediletto, esprimono la religiosità del pittore inscindibile dall’elevazione verso un Cielo che a grande altezza appare più vicino. La scelta delle opere – in prevalenza dipinti e disegni – contribuisce ad arricchire la conoscenza della produzione, ingente e in via di riscoperta, custodita sia in collezioni pubbliche, sia in raccolte private. Numerosi inediti, provenienti per quanto riguarda il patrimonio artistico pubblico dalle Collezioni Civiche e dal Fondo Olivero dell’Archivio Storico della Città di Saluzzo, sono accostati a prestiti da dimore private anche geograficamente assai distanti dall’area meglio attestata di diffusione della pittura di Olivero. A tali inediti fa riscontro una selezione di dipinti noti che ricevono nuova luce dalla collocazione in rapporto ai soggetti e al metodo di lavoro cui l’artista affidava una poetica che sta riemergendo in tutta la sua complessità e che lo conferma tra i protagonisti della pittura non soltanto italiana dei primi tre decenni del Novecento. 

 Public Program al Museo Mallé 

Domenica 18 maggio – INTERNATIONAL MUSEUM DAY – ore 17 Incursione fotografica: “A come Albero – Uno sguardo a 360° su un mondo (solo apparentemente) silenzioso” a cura del M.D.F (Movimento per la Decrescita Felice) 

 Sabato 31 maggio – ore 17 al Museo Mallé Cartella d’autore “Figure d’acciughe”, opera inedita Anciua fola di Ugo Nespolo 

Sabato 14 giugno – ore 17 al Museo Mallé Conferenza di Flavio Marzo, Capo Dipartimento di Conservazione all’Università di Cambridge 

Domenica 6 luglio – ore 9.30-12 / 14-17 varie località di Dronero “Itinerario oliveriano in una Dronero di acque e fucine”, percorsi guidati dai volontari della Delegazione Fai Saluzzo che accompagnano il pubblico alla ricerca di punti caratteristici della cittadina immortalati nei dipinti da Matteo Olivero ed esposti in mostra al Museo Mallé. 

Domenica 7 settembre – ore 16 al Museo Mallé Conferenza di Cesare Pagliero, Restauratore del dipinto di Matteo Olivero “Marina di Sturla” Successivi appuntamenti saranno tempestivamente comunicati. La mostra è corredata da un catalogo a cui verrà dedicata una presentazione apposita con una conferenza del Professor Antonio Musiari.

Reportage fotografico di Domenico Olivero



























domenica 19 gennaio 2025

Dipinti, Stemmi, Stendardi di Gabriele Reina



Alle pendici del Monviso, negli spazi espositivi del Museo Mallé, s'inaugura una scenografica, insolita mostra.

"Leonardesca" per qualità, quantità e varietà delle opere esposte: le sale sono letteralmente 
rivestite di ritratti che paiono del XV secolo, cofani dipinti, grandi vedute del "Re di Pietra", enormi e raffinati stendardi eseguiti a olio su damasco, stemmi araldici rievocanti le glorie del Marchesato di Saluzzo e ancora decine di taccuini di viaggio ricoperti da volti, paesaggi, schizzi. 

La tematica che contraddistingue la mostra è il perduto mondo cavalleresco del saluzzese e del Vecchio Piemonte e le arti figurative in grado di esprimerlo; che permeavano con vibranti colori la vita e la cultura dell’epoca. 

Questo vero e proprio giacimento d'arte dai significati ben specifici e tuttora semisconosciuto proviene dai pennelli di una singolare figura di pittore-viaggiatore - Gabriele Reina - già allievo di un maestro futurista, instancabile cercatore di storie nelle vaste terre dell’Occitania, di qua e di là dal Monviso. 

Victor Hugo sentenziò che "La prima metà del Medioevo è scritta nel simbolismo delle chiese 
romaniche, la seconda negli stemmi araldici. Sono i geroglifici del feudalesimo dopo quelli della teocrazia". La massa di paesaggi, ritratti e stemmi quasi ricreano una perduta «camera delle meraviglie» e rievocano l’antico mondo dei Marchesi di Saluzzo: generosi mecenati delle arti, che ricoprirono il territorio di castelli, abbazie, santuari, oratori campestri. 

Ci sono anche gli stemmi,dipinti alla maniera antica, dei signori di Baux (cantati da Mistral), i signori del Delfinato, della Savoia, i Sabran, i conti di Tolosa il cui emblema è oggi simbolo dell’Occitania, i signori di Coucy, cui i Saluzzo erano strettamente imparentati e ai quali Alexandre Dumas s’ispirò per delineare la figura del moschettiere Athos. 

L’esposizione ne raccoglie i simboli più arcani e leggendari, attingendo a una piccola parte di un vastissimo corpus di opere eseguite dall’artista in anni di lavoro e che gremiscono la sua casa-museo.

Gabriele Reina
Allievo del maestro futurista Sibò (Pier Luigi Bossi, 1907-2000). Il suo percorso artistico è sempre stato affiancato a quello professionale: due vecchie lauree (prima in lingue, poi storia dell’arte a Milano), un dottorato di ricerca elvetico in storia dell’arte (Losanna), una carriera nella storica FMR/Franco Maria Ricci come ricercatore, scrittore e infine caporedattore, quindi la carica di conservatore di una delle più grandi collezioni artistiche private europee.

E’ un pittore specialista in tutte le tecniche, dai grandi ritratti a olio a figura intera, alla pittura 
di paesaggio, ai piatti maiolicati da parata e all’acquarello.www.gabriele-reina.com Instagram: gabrielereinapainter


Public Program
Sabato 1° febbraio – ore 17.00
Giuseppe Bottero presenta il volume ”La Chiesa di San Costanzo al monte e l’Abbazia millenaria”, Fusta editore, 2024

Domenica 23 febbraio – ore 17.00
Marco Piccat presenta il volume “Il duca e il bastardo. L’invenzione di un’intesa e gli affreschi al Castello della Manta”, Centro 
Studi Piemontesi, 2023

Domenica 2 marzo – ore 17.00
Manuela Vico presenta una “Introduzione alla lettura degli stemmi araldici francesi”, Alliance Française di Cuneo


Breve focus sul Museo Mallé

A Dronero esiste un particolare museo d’arte - nonché casa museo -voluto da un direttore di museo. Si tratta del direttore dei Musei Civici di Torino dal 1966 al 1973, Luigi Mallé (Torino 1920 – 1979), la cui famiglia era originaria proprio di Dronero. La collezione, e la casa dei nonni, che egli dona nel 1979 al Comune della cittadina alle porte della Valle Maira, diviene un lascito importante ed un esempio di rilevante mecenatismo finalizzato alla condivisione delle varie forme della cultura artistica con le generazioni presenti e future. Dopo lunghi e complessi lavori di inventariazione e ristrutturazione, l’amata casa dronerese, che Andreina Griseri aveva definito “una immensa valigia delle Indie”, si apre al pubblico il 23 giugno 1995 con una duplice identità: un museo d’arte con migliaia di oggetti, tra cui un centinaio tra dipinti, sculture, disegni e incisioni che spaziano dal Cinquecento alle ultime decadi del Novecento, e una casa museo nella quale si sprigiona ancora l’aura di vissuto: piccole camere dalle volte a botte impreziosite da arredi del XVIII e XIX secolo che ora contengono porcellane Meissen e vetri Gallé e Daum. 

I gusti, le passioni e la cultura enciclopedica di Mallé per le arti, traspaiono nella predilezione per le età barocca e rococò ma, nondimeno, per la pittura fiamminga e olandese e per i generi pittorici del paesaggio ottocentesco e del ritratto. Un nucleo di dipinti dei maestri del Novecento, rimanda, invece, agli anni in cui egli è stato direttore della Galleria d’Arte Moderna di Torino e si ricollegano in parte agli indirizzi culturali impressi alla attività del museo torinese. La collezione permanente del Museo Mallé annovera alcune opere dei maestri del Barocco piemontese (Luigi Mallé fu curatore della sezione sulla Scultura nell’importante mostra torinese sul Barocco del 1963) come Charles Dauphin, pittore della corte sabauda di metà ‘600, e Giovanni Battista Crosato con un’opera da cavalletto alquanto rara della prima metà del ‘700, oltre a consolle, appliques, bureau-libreria e un mappamondo di gusto rococò. 

A quasi trent’anni dall’apertura, il Museo Mallé è un punto di riferimento di iniziative e attività culturali per il territorio e, al suo interno, trovano spazio al primo piano la collezione permanente con le videoanimazioni e i percorsi di audioguide, al secondo piano le mostre temporanee e i depositi all’interno dei quali sono custodite le Collezioni di Miche Berra e di Margherita e Mario Crema in comodato gratuito. 

Per informazioni: Museo Luigi Mallé – museo.malle@comune.dronero.cn.it - Via Valmala 9, Dronero (Cuneo) – 0171.291014 | 0171.908704 | 347 8878051 FB @museomalle Instagram: 
@museomalleofficia

martedì 8 ottobre 2024

Mostra di Mauro Baudino

Solido

Mostra di sculture e teatro di oggetti

domenica 13 ottobre 2024

Monastero di Dronero - Chiostro del monastero



 

lunedì 29 aprile 2024

Il sogno parigino di Aldo Galliano

Presentazione dell'opera fotografica donata al Museo Mallé da Aldo Galliano 

Intervengono Sergio Brocchiero e Ivana Mulatero

Conduce Vanna Pescatori

domenica 21 aprile 2024 - ore 17

Museo Mallé

via Valmala 9 - Dronero (Cuneo)








“Immagini da ascoltare”

(Il sogno Parigino)

Il racconto è alla base della cultura umana

Questo progetto, come un pò tutte le mie ricerche artistiche, segue un processo narrativo e creativo. Per creativo intendo la ricerca personale per realizzare materialmente le scene, azione quest’ultima che non da subito mi porta ad avere chiara la narrazione, il filo conduttore del progetto, anche se di fatto alla base esiste già un idea di narrazione. In questo mio lavoro “work in progress” mi sono ispirato a come io immagino potessero essere, nel bene e nel male, le notti Parigine negli anni venti del secolo 900, in particolare i vicoli di Montparnas con i suoi bistrot frequentati in quegli anni da scrittori come Hemingway ed artisti del calibro di Modigliani, Boldini, Brancusi, senza dimenticare la straordinaria figura di Kiki la “Regina di Montparnasse”, modella attrice e scrittrice Francese, e naturalmente molti altri. Parigi allora era al centro dell’arte internazionale e non solo, questo non deve essere dimenticato.

Il 1920 fu un periodo storico che diede alla luce fenomeni culturali come “La belle époque,” di cui Parigi fu cuore pulsante e la celebrò con un incredibile mostra all’interno della quale vennero esposte le più recenti innovazioni, questo straordinario evento fù l’ Esposition universale.

Sempre in quegli anni a Parigi prese vita un movimento artistico letterario d’avanguardia che al suo interno coinvolse tutte le arti la letteratura, la pittura ed il cinema, il suo principale teorico fu Andrè Breton ed il movimento era il Surrealismo.

Breton fu influenzato dalla lettura de: “l’interpretazione dei sogni” di Freud, dopo averlo letto, arrivò alla conclusione che fosse inaccettabile il fatto che il sogno e l’inconscio avessero avuto così poco spazio nella civiltà moderna. Il teorico, per questo motivo, volle che nel surrealismo avessero un ruolo fondamentale, perché fin dall’inizio dei tempi, i sogni sono considerati un mezzo capace di metterci in contatto con la nostra anima.

Attraverso i sogni è possibile far emergere parti della nostra coscienza che sono sepolti in noi: stranezza, desiderio e bisogni. Il sogno è parte di noi e non dobbiamo mai sottovalutarlo, attraverso di esso riceviamo messaggi che potrebbero far la differenza nella nostra vita.

In buona sostanza Breton voleva che l’inconscio che emerge durante i sogni, emergesse anche quando siamo svegli e ci permettesse di associare libere parole - pensieri ed immagini, azioni che sono molto semplici durante il sogno lo divenissero anche ad occhi aperti, senza pregiudizi e freni inibitori.

Ed è quello che un pò è successo a me, scavando nel mio inconscio, ricco di sentimenti, non solo ho sognato, ma ho immaginato ad occhi aperti sensualità, erotismo, importanti letture, grandi innovazioni e dolce vita.

Aldo Galliano