Visualizzazione post con etichetta Museo della Ceramica. Mostra tutti i post
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venerdì 4 settembre 2020

Il libro dello splendore


Filippo di Sambuy

Il libro dello splendore. Monotipi e acquerelli

Sono esposti acquarelli e monotipi dell’artista, che si ispira al libro di mistica ebraica, noto anche come Zohar.


18 settembre - 5 novembre 2020

Inaugurazione giovedì 17 settembre ore 18


Museo della Ceramica

Piazza Maggiore, 1, 12084 Mondovì (Cuneo)

Il Museo è visitabile indossando la mascherina, è consigliata la prenotazione al numero 0174 330 358 – int.1 o via mail all’indirizzo turistico@comune.mondovi.cn.it 









[dal comunicato stampa]

L’inaugurazione avverrà il 17 settembre in contemporanea con la presentazione del percorso d’ingresso rinnovato e della nuova targa in ceramica, dedicata, come il Museo, a Ettore e Marco Levi. Durante l’inaugurazione della mostra sarà possibile visitare la sinagoga monregalese.

“Il libro dello splendore (Zohar), monotipi e acquerelli”, è il titolo della mostra promossa dalla Fondazione Museo della Ceramica di Mondovi, che inaugurerà il 17 settembre prossimo (ore 18) nelle sale del Museo della Ceramica. Vi sono esposte 18 opere fra acquerelli e monotipi, oltre a un dipinto, eseguiti dall’artista Filippo di Sambuy e scelti dalla Fondazione per una mostra in ricordo di Marco Levi, ideatore e promotore del Museo, cui ha donato la sua importante collezione di ceramiche. In occasione dell’apertura della mostra, che è stata curata da Ermanno Tedeschi, insieme al catalogo edito da Silvio Zamorani, verrà anche inaugurato il percorso di ingresso rinnovato e la nuova targa in ceramica del Museo, ideata da Ilaria Bossa con lo studio Manfredi di Mondovì, a cui è anche dovuta la concezione del portone. Targa e Museo saranno dedicati a Ettore e Marco Levi. La rassegna fa parte degli eventi del decennale del Museo e in occasione dell’inaugurazione sarà possibile visitare la piccola e preziosa sinagoga di Mondovì, tramite visite guidate per piccoli gruppi su prenotazione.

“Sono certo che la Mostra su “Il Libro dello Splendore” (Sefer ha -Zoar) avrebbe fatto particolare piacere a mio Zio Marco Levi, ideatore e fondatore della Fondazione del Museo della Ceramica, purtroppo mancato prima di vederlo nascere – scrive Guido Neppi Modona, Presidente onorario Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì –. Questa mostra dedicata a Marco Levi e istituita nel Museo a Lui intitolato suona quindi come un doveroso riconoscimento della Sua funzione, meno conosciuta ma coltivata per tutta la Sua vita, di divulgatore della cultura e della religione ebraica”.

Le opere esposte rappresentano, in modo immaginario, alcuni concetti e frasi dello Zohar (Libro dello Splendore), opera, scritta parte in ebraico, parte in aramaico, che assume la forma di un commento mistico e allegorico al Pentateuco. “Filippo Sambuy, artista eclettico e di spessore culturale – afferma Ermanno Tedeschi - da alcuni anni ha deciso di studiare la dottrina ebraica, cercando di interpretarla attraverso le sue opere nel rispetto totale della tradizione, che impone forti limiti all'uso dell'immagine".

L’artista torinese, affascinato dalla ricchezza della Qabbalah e dello Zohar, ha compiuto approfonditi studi, avvalendosi anche della consulenza di alcuni Rabbini, che hanno avuto modo di vedere e analizzare i suoi lavori. “Il percorso non è stato semplice - prosegue Tedeschi - data la delicatezza della materia e la sua non facile comprensibilità. Il rapporto tra culture diverse è da anni al centro della ricerca artistica di Filippo di Sambuy che offre una chiave pacificatrice che solo la pittura può comunicarci”.

“Gli acquerelli, le carte preparatorie e i quadri di Sambuy – conclude Tedeschi - emanano una autentica luce di splendore attraverso i colori e le forme, che riprendono concettualmente in modo delicato e ineccepibile lo spirito dello Zohar. Questa mostra è sicuramente il modo migliore per rendere omaggio a Marco Levi. Ultimo ebreo della plurisecolare comunità ebraica di Mondovì, riuscì non solo a trasformare l’importante esperienza industriale e artistica della ceramica monregalese nell'attuale prestigioso museo, ma soprattutto lasciò a Mondovì il ricordo di un imprenditore illuminato da straordinaria generosità e saggezza”.

L’opera di Filippo di Sambuy, “Il libro dello Splendore” ­- scrive Andreina Galleani d’Agliano, Presidente, Fondazione Museo della Ceramica di Mondovi - comprende 18 opere, 9 acquerelli e 9 monotipi e costituisce, con la sua delicata, luminosa e contemporaneamente deferente interpretazione dello Zohar, uno splendido omaggio a Marco Levi, completando un itinerario già affrontato nel 2013 dalla Direttrice Christiana Fissore, che aveva voluto onorare la matrice ebraica del museo con una mostra dedicata ai candelabri a nove bracci che si accendono in occasione della festività ebraica di Hanukkah”.

La mostra, aperta negli abituali orari del Museo (venerdì e sabato: 15-18; domenica: 10-18), sarà visitabile fino al 5 novembre 2020.

La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Mondovì e della Regione Piemonte, promossa dalla Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì ed ha il sostegno della “Fondazione Compagnia di San Paolo” e della “Fondazione CRC”.



martedì 2 luglio 2019

Cecil Kemperink al Museo della ceramica di Mondovì


CECIL KEMPERINK E LE SUE MAGLIE IN CERAMICA
PROTAGONISTE AL MUSEO DELLA CERAMICA DI MONDOVÌ
Il 10 luglio si inaugura la personale dell’artista olandese, che espone dopo un periodo di residenza al Museo.
“A Mondovì mi sono sentita libera di vivere la mia arte"

È il raffinato connubio di arti tessili e ceramiche il filo conduttore della mostra “Rings of view”, ospitata dal 10 luglio prossimo al Museo della Ceramica di Mondovì. Sono esposte le opere dell’artista olandese Cecil Kemperink, finalista del premio “Open to Art”, indetto da Officine Saffi, Milano e di cui è partner il museo monregalese diretto da Christiana Fissore che ha scelto di ospitare l’artista per una residenza nel Museo e di curare al termine una rassegna.

Protagoniste grandi maglie di ceramica, oggetti mobili, plastici, sonori, di grande potere evocativo. “Cecil dice Christiana Fissore - è capace di porsi come ponte fra le arti, ma anche di incarnare la tradizione, rinverdendola con un approccio completamente innovativo. Attenta a che i suoi manufatti siano esperienze totali che coinvolgono tutti i sensi, veicola la sua passione per la Moda e il Design, attingendo all’arte del tessuto, a una leggerezza e armonia di forme che tende all’impalpabile, e insieme però gioca col peso, con la matericità, con la forza e persino la crudezza di cui i materiali ceramici sono capaci”.

I contrasti e le saldature divengono caleidoscopici e le possibilità espressive delle sue sculture in movimento non fanno che amplificare il gioco di rimandi, citazioni, evocazioni.
Cecil Kemperink ha lavorato dal 19 giugno nell’ UP, l’Unità Produttiva interna al Museo, in cui è possibile realizzare il ciclo completo di lavorazione della ceramica. Il lavoro di quest’artista richiama la storia del Museo. Un esempio è quello delle sale in cui l’arte del pizzo si fonde con quella della produzione di stoviglie, là dove i merletti diventano timbri per il decoro delle ceramiche.

“Arte del filo e Arte ceramica, dunque – conclude Fissore - s’intrecciano già nella storia del nostro territorio, ma con Cecil il dialogo riprende slancio e forza vitale”.

CECIL KEMPERINK

Cecil Kemperink è nata ad Almelo (Olanda) nel 1963 e lavora e vive sull’isola di Texel (Olanda). Dopo il diploma si è dedicata all’arte del tornio, cominciando così un percorso di approfondimento conoscitivo accompagnato da quella che l’artista definisce “l’urgenza di parlare attraverso la creta”. Da quei primi giri della ruota del tornio, l’universo creativo dell’artista ha preso le mosse e si è andato sempre più espandendo, prima con piccoli lavori di decorazione e presto con installazioni di grandi dimensioni e la produzione di oggetti d’arte
Le opera di Cecil Kemperink sono espressione delle sue molte passioni: i tessuti, l’argilla, la danza, la moda e la scultura. L’artista ha prodotto istallazioni, performance, sfilate. I suoi lavori sono stati accolti oltreché in Italia, in Korea del Sud (ROK), in Giappone (Mino), in Francia (Biennale di Vallauris) e in svariati musei e gallerie internazionali.

Alcune opere sono entrare in collezioni permanenti, ad esempio nella Korea Ceramic Foundation (KOCEF collection), nel CODA Museum (Paesi Bassi), nel The Foundation for Contemporary Ceramic Arts Kecskemét (Ungheria), ma anche in collezioni private.

Della sua esperienza monregalese dice: “Lavorare in questo museo è stato emozionante, anche perchè ho potuto conoscere i suoi splendidi dintorni. Durante questa residenza ho realizzato sculture con colori e strutture appositamente per Mondovì. Il Museo è come un ponte tra lo storico e il contemporaneo. La vista magnifica e il silenzio consentono di concentrarsi interamente sul proprio lavoro, di abbandonarsi e creare. La mia fonte artistica e quella creativa hanno potuto scorrere in abbondanza. Mi sono sentita libera di vivere la mia arte”.







mercoledì 19 giugno 2019

Il tavolo degli avanzi


Al Museo della Ceramica di Mondovì

IL TAVOLO DEGLI AVANZI

Un progetto di HILARIO ISOLA


Domenica 23 giugno dalle ore 11.30 in Piazza Maggiore


La Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì ha il piacere di presentare “Il Tavolo degli Avanzi”, progetto performativo ed espositivo ideato da Hilario Isola che, dopo essere stato presentato alla Konzerthaus di Vienna e alla Friche di Marsiglia, approda nella Piazza Maggiore di Mondovì. Il progetto prende le mosse dalle potenzialità pittoriche dei pigmenti contenuti in diverse qualità di frutta specialmente quando colta in stato avanzato di maturazione. Il Tavolo degli Avanzi parte dalla raccolta e dalla selezione di frutta e verdura scartata e abbandonata dai commercianti dei mercati all’aperto. Enormi quantità di frutta e verdura vengono ogni girono buttate in tutto il mondo occidentale perché invendute o considerate invendibili.

La performance si svolge sotto forma di un banchetto in cui alcuni noti artisti, che operano nel territorio piemontese, sono invitati a sperimentare gusti e colori degli avanzi dei mercati cittadini lasciando tracce, segni e disegni su piatti di ceramica e porcellana non verniciati creati da Hilario Isola per la performance.

I piatti, personalizzati da ciascun invitato, saranno infine riuniti ed esposti, accompagnati da un video che documenta la performance nel Museo a partire dal 14 agosto.

Il progetto La cena degli Avanzi vuole aprire una riflessione sul consumismo contemporaneo e su problematiche ambientali connesse alla sovra-produzione nell’agricoltura intensiva e al contempo riattivare oggetti e tradizioni antiche, capaci di mettere in atto un’operazione virtuosa di riciclo sia materiale che culturale.

Alla performance/mostra prenderanno parte:

Valerio Berruti, Lula Broglio, Andrea Caretto, Fabio Di Camillo, Sara Enrico, Cleo Fariselli, Andrea Massaioli, Edoardo Piermattei, Michele Rava, Alice Reina, Andrea Respino, Piergiorgio Robino, Alessandro Sciaraffa, Francesco Snote, Rafaella Spagna, Pieter Vermeersch.

HILARIO ISOLA

Hilario Isola è un artista visivo che utilizza principalmente l’installazione, il disegno e la scultura quali mezzi espressivi. Laureato in Storia dell’Arte e Museologia, Isola è interessato alla storia dell’arte, all’architettura e all’ambiente. L’artista predilige sviluppare installazioni delicate, visivamente leggere capaci di dialogare con lo spazio espositivo e con lo specifico contesto geo-culturale di riferimento. In ogni opera, rivela le innate qualità scultoree dei materiali naturali e le proprietà culturali dei soggetti per esporre profondi modelli di crescita e di relazione con la vita e il tempo.

Isola ha esposto i propri lavori in Italia e all’estero, in prestigiosi spazi espositivi pubblici e privati, fra cui si annoverano il NMNM Nouveau Musée National de Monaco (Montecarlo); l’Art in General, NY; lo Sculpture Center, NY; il CCA, Canadian Centre for Architecture, Montreal; il Museion, Bozen; la David Roberts Art Foundation London; la Fondazione Bevilacqua la Masa Venezia; la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e la GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea Torino, Fraeme di Marsiglia, Maxxi di Roma.











mercoledì 8 maggio 2019

Nella capitale delle steppe


NELLA CAPITALE DELLE STEPPE

UN PROGETTO DI ARCHEOLOGIA PUBBLICA IN MONGOLIA


11 maggio - 21 luglio 2019
Inaugurazione mostra sabato 11 maggio ore 17

Museo della ceramica di Mondovì

piazza Maggiore - Mondovì (Cuneo)










lunedì 4 marzo 2019

Louise Gaarmann al Museo della ceramica di Mondovì

LOUISE GAARMANN 

Turning Tables. The Memory of a Landscape 

Progetto a cura di Elena Inchingolo e Paola Stroppiana



[dal comunicato stampa]

È frutto di una proposta d’interscambio culturale Italia-Danimarca il progetto Turning Tables. The Memory of a Landscape, dell'artista danese Louise Gaarmann, a cura di Elena Inchingolo e Paola Stroppiana.  È articolato in una residenza d’artista e in una mostra, ospitate nel prestigioso Palazzo Fauzone di Germagnano, sede del Museo della Ceramica di Mondovì.

L’inedita proposta nasce nell’ambito del Grant Danish Crafts and Design Abroad, istituito da Danish Arts Foundation, ed è sostenuta dall’Ambasciata di Danimarca in Italia. Il progetto è articolato in differenti fasi: una residenza d’artista di due settimane presso il Museo della Ceramica (a partire dal 1 marzo 2019), una lecture organizzata in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino (14 marzo 2019) e una mostra (16 marzo – 31 maggio 2019) che proporrà i lavori realizzati nel corso della residenza. Il tutto corredato da un catalogo in italiano e in inglese.

Il Museo della Ceramica di Mondovì è nato non solo con lo scopo di curare e diffondere la memoria storica della plurisecolare esperienza ceramica monregalese, ma anche di collegarla al tempo presente, attraverso nuove dinamiche legate al mondo della produzione, della formazione giovanile specializzata, della creazione artistica contemporanea. Questo anche grazie alla presenza di un'Unità Produttiva attrezzata per realizzare tutte le fasi del ciclo della ceramica, in grado di permettere e favorire la sperimentazione di artisti contemporanei in occasione di progetti espositivi o residenze d'artista.

Louise Gaarmann (1975, Danimarca), vincitrice del Grant, è chiamata a realizzare una “tavola nuova”, riccamente addobbata delle sue ceramiche; il lavoro andrà a dialogare e allo stesso tempo entrerà in corto-circuito con gli oggetti presenti nel percorso museale, la maggior parte dei quali proprio destinati alla tavola, creando nuove chiavi di lettura per il visitatore e testimoniando con forza il ruolo protagonista della ceramica nell’ambito delle espressioni artistiche contemporanee.

“Di comune accordo con le curatrici e la direttrice artistica del progetto, Christiana Fissore – spiega Louise Gaarmann - ho pensato di lavorare sui temi del paesaggio e della tavola in un rovesciamento di prospettive: la mia idea riguarda ciò che mangiamo e beviamo, come esito della stretta relazione con il paesaggio e la natura. Coprirò il tavolo con piatti e tazze, la cui diretta ispirazione proviene dalla Memoria dei Paesaggi. I piatti possono evocare un campo; ogni tazza potrà ricordare una cascata, un lago o indurrà lo spettatore a pensare alla sabbia vicino all'oceano. I sottopiatti potrebbero ispirarsi a nuvole e montagne. Lavorerò con gli stampi in gesso del museo in un gioco di connessioni con le “forme della memoria” dei miei paesaggi. Userò delle terrecotte soffici e le presserò negli stampi, e realizzerò più elementi in sovrapposizione, che utilizzerò come moduli, ‘blocchi’ da impilare a costruire nuove forme e visioni”.









mercoledì 28 novembre 2018

Al Museo della Ceramica di Mondovì, fra Kandinskij e Mockus





Presso il  Museo della Ceramica di Mondovì sosta fino al 3 febbraio 2019,  l’opera “Spitz-Rund”, che Wassilij Kandinskij realizzò nel 1925, giunta dal GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.




Grazie al sostegno della Fondazione CRC è stata recentemente restaurata e prima di ritornare nella sua sede espositiva viene proposta in un bell’allestimento didattico che invita a conoscere le preziose tecniche di analisi e restauro dell’opera.




L’opera esposta è un bell’esempio del ricco momento espressivo dell’artista russo che in questo lavoro indaga fra le energie cromatiche e la sonorità del mondo.




I diversi segni che compongono il quadro, la scelta cromatica sono un linguaggio rappresentativo che l’artista ha ideato e che presenta in questa occasione in un dialogo fra forza cromatica ed equilibrio segnico.



Parallelamente al primo piano c’è un interessante intervento di omaggio all’originalità creativa e politica di Antanas Mockus, artista e sindaco di Bogotà, e sua madre, Nijolė Šivickas. Progetto curato da Christiana Fissore e Sandro Bozzolo che mettono in risalto la capacità “creativa” di questo personaggio sud americano.


Museo della Ceramica di Mondovì, Palazzo Fauzone di Germagnano, Piazza Maggiore 1
Ingresso gratuito


martedì 20 novembre 2018

Cosa farebbe un artista?


WHAT WOULD AN ARTIST DO? – COSA FAREBBE UN ARTISTA?
Arte e politica nell’opera di Nijolė Šivickas e di Antanas Mockus,
il sindaco che ha trasformato Bogotà


23 novembre 2018 - 3 febbraio 2019
Inaugurazione venerdì 23 novembre ore 18,30


Museo della Ceramica di Mondovì 
Piazza Maggiore, 1 - Mondovì (CN)









[dal comunicato stampa]

Una panoramica sulla vita, le opere e l’impegno politico e umano di due singolari artisti lituano -colombiani: Nijolė Šivickas e il figlio Antanas Mockus, il sindaco che con l’arte e la pedagogia ha trasformato Bogotà. La presenta, per la prima volta in Italia, la mostra “What would an artist do?” che sarà inaugurata alle 18,30 di venerdì 23 novembre al Museo della Ceramica di Mondovì (piazza Maggiore 1) e rimarrà aperta sino al 3 febbraio 2019. 

Grazie a materiali multimediali e a un'installazione in Realtà Virtuale, nello spazio di un’ora sarà possibile conoscere il potenziale espressivo, la forza creativa e i meccanismi di partecipazione attiva alla vita cittadina proposti dai due protagonisti.

Emigrata dalla Lituania in Colombia nel 1950, Nijolė Šivickas - spiegano i curatori della mostra, Christiana Fissore e Sandro Bozzolo – partendo dall’arte ceramica ha trasmesso al figlio strumenti inconsueti e estremamente innovativi nell’arte contemporanea e performativa che Antanas Mockus ha messo in pratica coinvolgendo otto milioni di cittadini.

Sindaco di Bogotá dal 1995 al 2005, ex candidato presidenziale e oggi senatore, Antanas Mockus – ricordano Fissore e Bozzolo - ha abolito un corpo di vigili urbani corrotti per sostituirli con un esercito di mimi, clown e attori teatrali; ha versato un bicchiere in faccia al Ministro della Difesa per proporre un altro modo di fare la guerra; ha abolito la scorta sostituendola con una bicicletta e ha istituito il coprifuoco per gli uomini per mostrare a tutti come la violenza sia un problema principalmente maschile. Grazie alla sua gestione anticonvenzionale il numero degli omicidi è sceso del 50%, 66.000 famiglie hanno volontariamente scelto di pagare più tasse e la problematica Bogotá è diventata una capitale moderna ed efficiente.

La vicenda di Antanas Mockus, inspiegabilmente poco conosciuta in Italia, è stata ripresa da Sandro Bozzolo attraverso il recente film “Nijole”, coproduzione italo-lituana, presentato in anteprima mondiale al festival DOK Leipzig di Lipsia il 30 ottobre 2018. A partire dai materiali raccolti per la realizzazione del film, di cui il Museo della Ceramica di Mondovì è partner di produzione, è stata concepita una mostra sorprendente nei contenuti, che ripropone, ampliata e riveduta, una riflessione di Antanas Mockus: "quando in politica non paiono esserci soluzioni possibili, è utile chiedersi: “cosa farebbe un artista?”.




venerdì 10 agosto 2018

Andrea Bisiach al Museo della ceramica di Mondovì



ÀNIMA Quando la Materia prende vita

L’arte di Andrea Blasich

A cura di Christiana Fissore, Etraproject



14 agosto - 14 ottobre 2018



Museo della Ceramica di Mondovì







[dal comunicato stampa]

Martedì 14 agosto alla Fondazione Museo della Ceramica di Mondovì verrà inaugurata “ANIMA Quando la Materia prende vita - L’arte di Andrea Blasich” la mostra di sculture in argilla e creta realizzate dall’artista milanese Andrea Blasich. L’esposizione, che terminerà il 14 ottobre, è realizzata in collaborazione con la neonata Associazione Culturale Ù e rientra nella programmazione degli eventi della Mostra dell’Artigianato Artistico della Città di Mondovì.

ÀNIMA è una mostra dedicata alla vita, alla passione a alla carriera di Andrea Blasich, scultore di fama internazionale che negli ultimi vent’anni ha collaborato con i più importanti studi cinematografici, come Dreamworks, Pixar, Lucas Film e Disney, creando per loro personaggi iconici divenuti famosi sul grande schermo. Blasich, con il suo talento, è riuscito a dare un’anima alla materia, celebrando la duttilità e la versatilità di un materiale semplice come la creta.

“La mia arte è il modo più sincero e personale che ho per esprimermi. – spiega Andrea Blasich - Trasmetto tutte le mie emozioni alle mie sculture, e mentre modello cerco di tradurre in creta ciò che ho scoperto e imparato dalla natura e dalla semplicità della vita quotidiana. Di solito lavoro con argilla a base di olio. La bellezza e la velocità di questo materiale mi permettono di arrivare subito a ciò che sto cercando di comunicare. Lavorare sulle mie sculture il più rapidamente possibile è la mia chiave, perché non voglio perdere l’attimo”

ÀNIMA si inserisce in un progetto didattico/culturale più ampio, che grazie alla prima edizione Italiana del workshop Design With Clay, ha visto le stanze del Museo trasformarsi per quattro giorni in un laboratorio di scultura, nel quale sei giovani artisti si sono cimentati nella realizzazione di maquette cinematografiche sotto la guida di Blasich. Durante il percorso della mostra, oltre ad ammirare le meravigliose sculture di personaggi come il paladino Robin Hood o lo sfortunato e simpaticissimo Scrat, lo scoiattolo con i denti a sciabola della nota serie cinematografica “L’Era Glaciale”, sarà possibile entrare nel laboratorio, rimasto intatto dopo il workshop, per comprendere il processo che trasforma un disegno in una scultura.

“Il Museo della Ceramica è un’istituzione simbolica e rappresentativa della tradizione artistica Monregalese – dice la direttrice Christiana Fissore. L’esposizione celebra la trasformazione di un’artigianalità radicata nel territorio, e mostra come negli anni sia stata in grado di reinventarsi dapprima prestandosi a contesti funzionali e in seguito diventando una forma di espressione artistica trasversale”.

Andrea Blasich, nato a Milano, ha trascorso gli ultimi 20 anni a lavorare per l’industria cinematografica. Si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano con un master in scenografia e ha iniziato la sua carriera lavorando per alcuni anni in diversi teatri di Milano. Successivamente ha avviato una carriera nel mondo dei lungometraggi d’animazione che lo ha portato prima a Londra, poi a Monaco e, infine, negli Stati Uniti. Ha lavorato come scultore per DreamWorks SKG, Blue Sky Studio, Pixar, Warner Bros, Sony, Cinderbiter, Tonko House e Lucas Film. Andrea, oltre all’attività nel mondo del cinema, sta anche lavorando su una nuova serie di sculture e bronzi personali. Il suo lavoro è apparso in mostre allestite presso i Pixar Animation Studios, il Cartoon Museum di San Francisco, la Nucleus Gallery di Los Angeles, la Society of Illustrators di New York e la Arludik Gallery di Parigi.Due delle sue sculture in bronzo, Swimming Tiger e Dancing Bull, sono state selezionate come finaliste all’ottantesima e ottantaduesima edizione degli Annual Awards della National Sculptures Society, al Tampa Museum of Art nel 2013, e nei Brookgree Gardens nel 2015.









lunedì 4 giugno 2018

Work-shop con l’artista De Molfetta per ipovedenti e non vedenti


MUSEO DELLA CERAMICA DI MONDOVI' 

Nell’ambito della

MOSTRA OLD BUT GOLD 

Work-shop con l’artista De Molfetta per ipovedenti e non vedenti


Giovedì 7 giugno 2018


Museo della Ceramica

Mondovì (Cuneo)





[dal comunicato stampa]

Il work shop per ipovedenti e non vedenti organizzato nell’ambito della mostra OLD BUT GOLD,  con opere di Francesco De Molfetta, in arte Demo, nasce dal desiderio dell’artista che, conoscendo la collaborazione del Museo con l'Unione italiana ciechi e ipovedenti, ha voluto sviluppare un progetto site specific, con persone ipovedenti/ non vedenti coinvolte in una performance artistica.

“Il workshop con Demo, - dice Christiana Fissore, direttore del Museo della ceramica di Mondovì, - rappresenta certamente uno dei tratti peculiari della rassegna. Coppie formate da un non vedente e un vedente saranno invitate a interpretare, sperimentare insieme e confrontarsi su un tema immaginato da questo sensibile artista. È chiaro che il senso della vista sia tra i sensi più importanti per rapportarsi con l'arte e, più in generale con la vita. È noto che la sua mancanza attivi, attraverso strade alternative, sorprendenti poteziali su cui vale la pena soffermarsi. Medium di questa sperimentazione sarà la terraglia dolce,  il tipo ceramico che ha caratterizzato la storia del distretto ceramico industriale monregalese.  Grazie alla preziosa collaborazione che ho trovato per questa occasione in Simone Zenini,  Presidente della sezione provinciale Unione Ciechi e Ipovedenti, il Museo ha potuto  confermare nuovamente la sua attenzione verso le persone portatrici di disabilità sensoriali . A tal proposito, nel 2016 è stato  creato “Vedere e parlare con le mani”, percorso multisensoriale e multimediale, ad oggi unico nel suo genere nel panorama italiano, che consente un’esperienza insieme visiva, tattile e uditiva ed una comunicazione accessibile a tutti". 


VEDERE E PARLARE CON LE MANI Al Museo della Ceramica di Mondovì un percorso multisensoriale e multimediale, unico nel suo genere in Italia, per ipovedenti, non vedenti, sordi e persone anziane. Il percorso è attivo anche per la nuova mostra “OLD BUT GOLD”, aperta fino al 29 luglio, sulle opere di DEMO (Francesco De Molfetta): raffinate porcellane e terraglie che gettano un ponte tra l'arte classica e la cultura iconografica dei giorni nostri. Alcuni lavori frutto della collaborazione fra l’artista e la ditta moregalese Besio 1842. Si chiama “Vedere e parlare con le mani” ed è il percorso multisensoriale e multimediale del Museo della Ceramica di Mondovì, ad oggi unico nel suo genere nel panorama italiano. Inaugurato nel dicembre del 2016, consente un’esperienza insieme visiva, tattile e uditiva: una comunicazione accessibile a tutti, ma utile in particolare a chi ha disabilità sensoriali. Grazie a un'innovativa tecnica di stampa e all’utilizzo delle nuove tecnologie, i contenuti di ciascun pannello - sia grafici che testuali - sono accessibili a non vedenti, ipovedenti, malvedenti, persone sorde, nell’ottica dell’Universal Design. C' è una perfetta integrazione di contenuti visivi e tattili, con testi in Braille e disegni in inchiostro trasparente a rilievo (appositamente studiati e semplificati per rispondere alle esigenze e specificità della lettura con le mani), sovrapposti a disegni e testi visibili a colori. In questo modo le informazioni visive e tattili si combinano per poter essere lette indifferentemente da ipovedenti e non vedenti, ma anche da un pubblico più ampio, costituendo un esempio di soluzione che garantisce una completa integrazione dei vari pubblici. Anche la grafica della parte visiva è studiata con attenzione alla leggibilità. I testi sono semplici e a grandi caratteri, per fare in modo che le persone con una lieve minorazione visiva o le persone anziane possano leggere facilmente i pannelli. Per i testi è usato il font ad alta leggibilità Easy Reading, studiato appositamente per persone con dislessia. Mediante i codici QR -Code e NFC (Near Field Communication) è, inoltre, fornita una guida audio-video, che aiuta nella lettura di ciascun pannello e ne approfondisce i contenuti. Tale approfondimento storico-artistico è fornito in varie modalità: audio per le persone vedenti e non vedenti, video per le persone sorde (con sottotitoli e traduzione dei testi in LIS - Lingua dei Segni Italiana). Per accedere ai contenuti della guida basta avere con sé uno smartphone o un tablet con connessione internet, con installato un software di lettura per QR. Il progetto “Vedere e parlare con le mani" è stato messo a punto non solo per ampliare l’offerta turistica monregalese, ma anche per dare un impulso alla diffusione del turismo accessibile.


mercoledì 23 maggio 2018

Demo al Museo della Ceramica di Mondovì


È la   vena   ironica,   nei   confronti di   una modernità che   va   spesso   fuori   misura, l’elemento caratterizzante della  mostra  di Francesco De Molfetta, in arte “Demo” allestita al Museo della Ceramica di Mondovì (Cuneo), che si trova nel centro storico del rione Piazza. L’esposizione, inaugurata venerdì 4 maggio, sarà visitabile fino al 29 luglio ed è curata dall’artista milanese e da Christiana Fissore.
“La mostra – dichiara l’assessore alla Cultura, Luca Olivieri – si inserisce appieno nel vissuto artigianale della nostra città che vanta, nella produzione ceramica, una lunga tradizione. La decisione di ospitare le opere di Francesco De Molfetta nelle sale del museo cittadino costituisce scelta particolarmente fortunata, mirata ad abbinare tecniche tradizionali e innovazione nel settore ceramico. Alle linee e ai soggetti classici, l’artista affianca, infatti, forme espressive originali e accostamenti arditi.  L’allestimento curato da Christiana Fissore costituisce particolare aggiunto, capace di aumentare il potere di attrazione dell’evento. Grazie alla sapiente commistione delle opere con i reperti museali, la mostra coinvolge, infatti, il visitatore in una specialissima ricerca, lungo un percorso animato dalla sottile ironia e dai giochi semantici che sono caratteristica distintiva del lavoro di Demo”.
Un testo critico a cura di Rebecca Delmenico accompagna il visitatore nel percorso di mostra che consiste in una  trentina  di  opere,  in  gran  parte  in porcellana del  tipo neo  Capodimonte, ma  con  soggetti contemporanei. Altre sono in terraglia dolce, materiale ceramico tipico del plurisecolare distretto ceramico  monregalese, realizzate nell’unità  produttiva  interna al  Museo:  lavori  "site  specific"  per l'occasione,  frutto  della  collaborazione  tra  l’artista  e  la  ditta  artigiana  Besio  1842,  l'ultima manifattura che tramanda la tradizione della produzione ceramica monregalese.
Da qui il titolo “Old but Gold” della mostra e la scelta di inserirne le opere all’interno del percorso permanente del primo piano, in dialogo con le stesse ceramiche della collezione museale. I lavori di Demo intendono gettare idealmente un ponte tra l'arte classica e la cultura iconografica dei  giorni  nostri.
L’artista lega il fatto  storico  di  rilievo  con  i  personaggi  dell'attualità,  gli  eroi  dei cartoni animati (Topolino) e le icone del cinema (James Bond) con i grandi miti della storia dell'arte (Rodin). Sono  opere  seducenti,  spettacolari,  con  una  giocosità  di  taglio  neopop,  caratterizzate  da colori  vivaci,  che  tuttavia  inducono  alla  riflessione,  come  quando  Demo  declina  i  più  importanti brand dell’economia globalizzata in sculture di matrice concettuale e ironica.
Il continuo rapporto di scambi, allusioni, interazioni reciproche tra titolo e corpo dell’opera è uno dei  temi  principali  della  sua  cifra  stilistica,  supportata  da  un  ricercato  perfezionismo  linguistico, espresso  da  un  virtuosismo  tecnico-formale  e  dalla  riscoperta  di  raffinati  metodi  di  verniciatura policroma, lucidatura e rifinitura. L’artista omaggia Mondovì con l’opera dal titolo, “DEMOndovì”: lo si scorge con i suoi due cani e in lontananza  la  città  con  la  rocca.  Fra  i  temi  del  nostro  tempo  che  la  mostra  affronta  in  modo sarcastico, c’ è quello del cibo spazzatura, cui sono dedicate le opere "Hot dog" (site specific), "Tra Mc e te", "Tre grazie". Al cibo spazzatura è dedicato anche un workshop con l’artista e le classi terze dell’IIS "Giolitti Bellisario" di Mondovì, sezione Enogastronomia e Ospitalità alberghiera.
La  pungente  ironia  di Demo  è  rivolta  anche  all'  impoverimento  della  comunicazione  orale soppiantata  dagli  strumenti  elettronici:  in  "Ricercarsi"  e  "Porcelain-phone",  accanto  a  ingenui pastorelli e leziose damine ottocentesche, fanno bella mostra di sé gli ormai onnipresenti computer e smartphone. In "Viagra” non sfugge alla derisione l'amore chimico, infuso dalle famose pastigliette blu. La mostra di Mondovì comprende anche un laboratorio didattico sperimentale in collaborazione con l'"Unione  Italiana Ciechi  e  Ipovedenti", in  cui  l'artista  conduce  un'esperienza  di  accessibilità sensoriale.
Francesco De Molfetta in arte il "DEMO", classe1979, vive e lavora a Milano, in Italia. Il suo lavoro, scoperto dal famoso gallerista dell'Arte Povera Franco Toselli, è stato esposto in Italia e all'estero in tutte le principali fiere d'arte a partire dal 2000. Ha esposto in Europa e nel mondo in musei e gallerie private. Nel dicembre 2013 è stato invitato al Museo L.A. MOCA in una mostra sulla scena artistica New Pop e Surrealista. Nel 2010 l'esplosione è con la sua enorme provocazione alla Biennale d'Arte Sacra  con  la  scultura  di  "Lourdes  Vuitton"(La  Madonna  che  indossa  un  abito  Louis  Vuitton).  Ha collaborato  con  marchi  come  Nike,  Henry  Cotton's,  Fender  chitarre  e  Lamborghini.  Ha  scritto  e diretto quattro cortometraggi, uno dei quali ha vinto il primo premio Ambrogino d'Oro come opera migliore sulla città di Milano. Nel 2010 la prima sala museale a Vitoria nei paesi Baschi, nel 2012 alla Biennale di Tolentino, nel 2017 una sala personale presso il Museo della Triennale di Milano.


















martedì 28 novembre 2017

I gessi dell'archivio Lenci


PRIMA DELLE CERAMICHE:
I GESSI DELL'ARCHIVIO LENCI


3 dicembre 2017 - 4 febbraio 2018
inaugurazione sabato 2 dicembre ore 17






[dal comunicato stampa]

Il Museo della Ceramica di Mondovì accoglie, dal 3 dicembre e fino al 4 febbraio, oltre 40 gessi Lenci scelti dalle curatrici Andreina D’Agliano e Christiana Fissore tra i 1122 pezzi della collezione Vaccarino-Listro.

I gessi preparatori per le ceramiche Lenci sono in realtà essi stessi opere d’arte e questa esposizione, resa possibile grazie alla generosità dei collezionisti, offre la preziosa occasione di cogliere lo stile “Lenci” che riuscì a esprimere lo spirito del tempo, il gusto moderno e le tendenze dell’arte contemporanea, ma anche la moda e l’immaginario dei primi decenni del Novecento. 

Tra il 1928 e il 1937 infatti la manifattura Lenci coinvolse artisti come Mario Sturani, Felice Tosalli, Giovanni e Ines Grande, Sandro Vacchetti, Claudia Formica, Abele Jacopi, Nillo Beltrami, Giulio Da Milano mettendo a loro disposizione le possibilità espressive della ceramica. I gessi, esposti senza l’accostamento dell‘opera ceramica policroma, richiamano non solo i diversi processi esecutivi che portarono alla loro creazione bensì acquistano una loro valenza scultorea indipendente.

Coniugando cultura imprenditoriale, raffinate tecniche produttive e altissimo valore artistico la Manifattura Lenci ha prodotto capolavori dell'arte decorativa italiana e rappresenta un momento rilevante dell’arte, dell’industria e della cultura piemontese fra le due guerre.

La produzione artistica Lenci, testimone del ricco tessuto artistico torinese di quegli anni, era eterogenea per stile e temi e l’esposizione riflette questa varietà affiancando i divertenti bambini e le conturbanti figure femminili di Sandro Vacchetti alle favole stilizzate di Mario Sturani, i realistici animali di Felice Tosalli agli idilliaci contadini di Giovanni Grande, le tornite figure di Gigi Chessa alle le signorine alla moda di Elena Scavini.

Se nelle ceramiche Lenci si fondono echi futuristi, art déco e cubisti, arti decorative, pittura e scultura, ispirazioni mitteleuropee e un non so che di tipicamente torinese, i gessi preparatori, nei quali si conservano anche idee mai realizzate, rappresentano anche un vero e prezioso archivio di fabbrica.

A quindici anni dalla definitiva chiusura della Lenci, l’esposizione ospitata nelle prestigiose sale di Palazzo Fauzone di Germagnano, sede del Museo della Ceramica di Mondovì, intende anche sottolineare l’importanza di questa raccolta, preservata dalla dispersione grazie all’impegno dei due collezionisti, ma per la quale è ora necessario quello delle istituzioni affinché questo patrimonio, giunto a noi nella sua quasi totale integrità, possa essere tutelato, valorizzato e messo a disposizione degli studenti, degli artisti, dei creativi e del pubblico.

Il Museo della Ceramica di Mondovì, nato dalla collaborazione tra il Comune di Mondovì e la fondazione Museo della Ceramica "Vecchia Mondovì" col sostegno del Ministero dei Beni Culturali, della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo, delle Fondazioni della Cassa di Risparmio di Cuneo e della Cassa di Risparmio di Torino, si fa dunque promotore di questa meritoria operazione per assicurare alla raccolta dei gessi Lenci una sede stabile possibilmente all’interno del Museo della Ceramica, andando ad arricchire le collezioni di un’istituzione che raccoglie e racconta due secoli di storia artigianale e artistica, industriale e culturale e che grazie all‘Unità Operativa aperta all’interno del Museo, in collaborazione con l’Accademia Albertina e sostenuta dalla Compagnia di San Paolo, permette agli studenti di accostarsi  ed elaborare opere di alto significato artistico.