28 agosto - 27 settembre 2026
inaugurazione venerdì 28 agosto 2026 alle ore 18
La mostra sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 14,30 alle 18,30
Ingresso libero
Chiesa di Santa Maria del Monastero
via Rivoira n. 11/7 - Manta (Cuneo)
L’evento fa parte della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del Sacro”,
con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crc
Grazie al Comune di Manta
La mostra “Symbolum” si presenta al pubblico come il ventinovesimo evento organizzato
da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro”
che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località
dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.
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Negli evocativi spazi della Chiesa di Santa Maria del Monastero di Manta, la mostra
Symbolum propone una riflessione sulla figura umana e sul volto. Il titolo richiama la radice
etimologica del ricucire e del mettere insieme, creando un ponte tra la realtà visibile e la
dimensione dell'invisibile.
Nell'antica Grecia, quando due alleati, due famiglie o due amanti dovevano separarsi,
spezzavano a metà un oggetto di terracotta, un anello o una medaglia. Ognuno ne
conservava una parte. Al momento del ritorno, riaccostare quei due margini irregolari e
vederli combaciare perfettamente era la prova del legame indistruttibile. Il simbolo non è,
dunque, una semplice decorazione o una metafora intellettuale. È un atto di
ricongiungimento. È la metà visibile che richiama a sé una metà invisibile. L’esposizione
invita a compiere questo antico rito di ricongiungimento attraverso il silenzioso
magnetismo del volto. In un luogo carico di memoria e spiritualità, le opere si trasmutano
in una soglia allegorica, in grado di evocare realtà spirituali, inquietudini e stati d'animo
che sfuggono alla pura rappresentazione oggettiva. I volti, spogliati da ogni intento
meramente ritrattistico o descrittivo, non appartengono a un tempo o a uno spazio
definiti, semmai riaffiorano da un'iconografia della memoria e dell'inconscio. Gli sguardi
sono sospesi, assorti, carichi di un silenzio misterioso che interpella direttamente chi
osserva, metafora dell'anima che cerca di rivelarsi attraverso la materia pittorica.
L'incontro tra le opere contemporanee e le pareti storiche dell’edificio, sede di un antico
priorato, crea un cortocircuito temporale in cui le raffigurazioni non cercano di spiegare,
ma di suggerire, non impongono una certezza, ma aprono a una contemplazione intima. La
mostra diviene un invito ad accostarsi ai dipinti con lo sguardo del viandante antico, per
superare la visione della superficie apparente delle cose, leggendo i dettagli, cercando una
connessione con quella vibrazione che consenta che la metà visibile delle opere possa
svelare il segreto della stessa metà invisibile di chi le osserva. Occorre allora rallentare il
passo e addentrarsi in un percorso in cui la figura umana torna a essere il simbolo per
eccellenza del mistero dell'esistenza, sorta di eco ideale dei volti delle enigmatiche figure
affrescate nel vicino Castello della Manta che si staglia sulla collina.
Franco Giletta

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