lunedì 24 agosto 2026

Franco Giletta : Symbolum


28 agosto - 27 settembre 2026
inaugurazione venerdì 28 agosto 2026 alle ore 18
La mostra sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 14,30 alle 18,30
Ingresso libero

Chiesa di Santa Maria del Monastero
via Rivoira n. 11/7 - Manta (Cuneo)

L’evento fa parte della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del Sacro”,
con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crc
Grazie al Comune di Manta







[dal comunicato stampa]

La mostra “Symbolum” si presenta al pubblico come il ventinovesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026. ** Negli evocativi spazi della Chiesa di Santa Maria del Monastero di Manta, la mostra Symbolum propone una riflessione sulla figura umana e sul volto. Il titolo richiama la radice etimologica del ricucire e del mettere insieme, creando un ponte tra la realtà visibile e la dimensione dell'invisibile. Nell'antica Grecia, quando due alleati, due famiglie o due amanti dovevano separarsi, spezzavano a metà un oggetto di terracotta, un anello o una medaglia. Ognuno ne conservava una parte. Al momento del ritorno, riaccostare quei due margini irregolari e vederli combaciare perfettamente era la prova del legame indistruttibile. Il simbolo non è, dunque, una semplice decorazione o una metafora intellettuale. È un atto di ricongiungimento. È la metà visibile che richiama a sé una metà invisibile. L’esposizione invita a compiere questo antico rito di ricongiungimento attraverso il silenzioso magnetismo del volto. In un luogo carico di memoria e spiritualità, le opere si trasmutano in una soglia allegorica, in grado di evocare realtà spirituali, inquietudini e stati d'animo che sfuggono alla pura rappresentazione oggettiva. I volti, spogliati da ogni intento meramente ritrattistico o descrittivo, non appartengono a un tempo o a uno spazio definiti, semmai riaffiorano da un'iconografia della memoria e dell'inconscio. Gli sguardi sono sospesi, assorti, carichi di un silenzio misterioso che interpella direttamente chi osserva, metafora dell'anima che cerca di rivelarsi attraverso la materia pittorica. L'incontro tra le opere contemporanee e le pareti storiche dell’edificio, sede di un antico priorato, crea un cortocircuito temporale in cui le raffigurazioni non cercano di spiegare, ma di suggerire, non impongono una certezza, ma aprono a una contemplazione intima. La mostra diviene un invito ad accostarsi ai dipinti con lo sguardo del viandante antico, per superare la visione della superficie apparente delle cose, leggendo i dettagli, cercando una connessione con quella vibrazione che consenta che la metà visibile delle opere possa svelare il segreto della stessa metà invisibile di chi le osserva. Occorre allora rallentare il passo e addentrarsi in un percorso in cui la figura umana torna a essere il simbolo per eccellenza del mistero dell'esistenza, sorta di eco ideale dei volti delle enigmatiche figure affrescate nel vicino Castello della Manta che si staglia sulla collina. 

Franco Giletta

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