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mercoledì 26 febbraio 2025

NATURALIA ARTIFICIALIA SCIENTIFICA EXHOTICA

 


Le categorie generalmente presenti nelle Wunderkammern erano naturalia, artificialia, scientifica, e talvolta exhotica. Tra i naturalia erano compresi tutti i reperti provenienti dal mondo della natura, ordinati secondo i quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) o secondo i tre regni (minerale, vegetale e animale).

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Presentazione della mostra a cura di Alessandro Abrate


“È del poeta il fin la meraviglia”

B. Marino


Tutto gira intorno alla Wunderkammer: la camera delle meraviglie è spunto, riferimento, concetto, interpretazione, un’idea che si concretizza in lavori dove lo stupore, l’accumulo – o meglio l’accostamento – e se vogliamo una sorta di elenco visivo (cfr. Umberto Eco, Vertigine della lista), così come certe visioni, si vengono a confrontare. In fondo, anche nelle sue precedenti ricerche, Claudio Signanini aveva, forse latenti, forse appena suggeriti, indirizzato i suoi interessi – sguardi e ispirazioni – verso il fascino che gli accostamenti  – a volte volutamente azzardati – possono suscitare. Perché Claudio è persona che sa recepire e interpretare climi e atmosfere, ci entra dentro, li fa suoi attraverso una visionaria elaborazione: dunque esplora luoghi esotici, stranezze della natura, femminee figurazioni, tentativi di alchemiche commistioni e stupori scaturiti da cerebrali elucubrazioni che vengono a convivere nei suoi lavori tra precari equilibri, con sottofondo – è bene sottolinearlo – musiche ancestrali o – a contrasto –  azzardate note rock (la musica è da immaginare); e anche i silenzi sono importanti. Ma tutto questo è sempre e comunque una ricerca che conduce in una direzione: quella della bellezza – di forme, di figure, di segni, di accostamenti, di cromatismi spesso sciabolati-; e’ un ‘altrove’, scandito, ritmato che si viene a comporre.


“Dentro il fogliame, scrigno verde maculato d’oro,

dentro il fogliame esitante e fiorito

di splendidi fiori in cui dorme un bacio,

vivacemente squarciando l’artistico ricamo,

un fauno mostra i suoi occhi accesi…”

                                                                                    Arthur Rimbaud


Molte sono le suggestioni – tradotte in pittura con giustapposizioni di immagini fotografiche, recupero di materiali ed elementi plastici adattati – che l’autore propone in questa mostra in cui le opere perlopiù realizzate di recente sono accostate a certe espressioni di qualche anno fa in cui bene già si possono cogliere riferimenti al tema – Naturalia, Artificialia, Scientifica, Exotica – qui proposto. E i lavori presentati sono pervasi, secondo il mio sguardo, da un lato, da un forte senso barocco – si sviluppano metamorfosi, intrecci, azzardi, accumuli, pindariche proiezioni (cfr. Andreina Griseri, Le metamorfosi del barocco) – dall’altro tendono a quella ricerca di sottrazione, cara all’autore, rintracciabile in testi e pitture elaborati dalle culture filosofiche ed espressive nipponiche (cfr. Kuki Shuzo,  La struttura dell’Iki). Un dualismo che esplora gli opposti ove ricorre la figura femminile, sovente presa a prestito dalle riviste di moda, dalla pubblicità, dalla comunicazione visiva, in qualche modo decontestualizzata, forse meglio dire inserita in altri contesti, in cui quell’ ‘altrove’, già prima accennato, diventa pretesto per suggerire differenti, singolari storie che includono riferimenti antichi e contemporanei. Sporadiche presenze di animali, fenicotteri, pantere diventano apparizioni a simboleggiare una naturale eleganza di gesto, di posa; sono contrappunti. In questo guardare oltre, guardare altro, spesso straniante, si colgono spunti che si prestano a tradursi in presenza, una presenza che avvolge e nutre l’eterno femminino che aleggia ed appare. Le suggestioni nipponiche  sono spesso sottolineate da segni calligrafici; accanto evocazioni esotiche portano a sfiorare onirici paesaggi simbolici e sguardi a certa pittura rinascimentale, manierista e barocca vengono ad abitare certi racconti fermati. Le sovrapposizioni, le commistioni di materiali – fogli di plastica come sipari leggeri, pennellate libere spesso convulse, accostamenti e inserimenti di carte stracciate – vanno a comporre contesti in cui l’occhio cerca, scopre, indaga; e  quei segni, quei materiali, giocati con attento equilibrio trovano nell’ombra, nel nero pece le zone di pausa o, al contrario, proiezioni verso abissi ancestrali.


“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose

che non avete fatto che per quelle che avete fatto.

Quindi mollate le cime.

Allontanatevi dal porto sicuro.

Prendete con le vostre vele i venti

Esplorate. Sognate. Scoprite.

                                                                                    Mark Twain


 Claudio Signanini ama viaggiare ed il viaggio diventa pretesto per esplorazioni ed arricchimenti spirituali che poi si traducono nel ductus dei suoi lavori; va in giro per musei, città d’arte e luoghi naturali, è curioso del mondo e della gente; e poi c’è la lettura a nutrire le sue visioni. Dunque la sua è una continua esplorazione e, quando  si ferma e viene a contatto – nel suo garage – laboratorio – con i colori, coi supporti, con oggetti recuperati e  materiali tra i più vari va a formare, a fissare, a elaborare immagini organiche ed unitarie. Spesso nei suoi lavori, nei suoi contesti scorre una sottile quanto vibrante sensualità che anima microcosmi ritagliati carichi di singolari suggestioni. Ci sono zone di calma ed altre di tensione, ci sono pulsioni e pause, c’è Tiepolo e quel suo famoso rosa (Roberto Calasso, Il rosa Tiepolo), viaggi che approdano a opere del Manierismo e di Pontormo e riverberi che vanno a sfiorare climi preraffaelliti, Millais, Rossetti, Hunt, ed anche contaminazioni simboliste, sguardi a Redon, a Moreau, a Bocklin, insomma una poliedricità di riferimenti avvertibili, suggeriti o latenti.

Certi suoi lavori recenti hanno trovato nella collaborazione con Elisa Barolo, intervenuta pittoricamente in alcuni contesti elaborati dall’autore, ulteriori aggiunte espressive: farfalle, scarabei, pipistrelli, mosche, lucertole, ramarri, salamandre abitano quei contesti e si fanno presenza che silenziosamente scruta ed interroga. Vien da pensare a certi dipinti rinascimentali e barocchi in cui ad insetti e animali erano attribuiti significati simbolici – positivi o negativi – tratti da poemi latini e greci, da episodi storici, dalla Bibbia; presenze, riferimenti contestuali intesi a rafforzare ciò che Claudio con i suoi lavori intende narrare, evocare o suggerire e che portano, quasi fossero parte di una azione circolare di ritorno, al concetto sotteso della mostra, l’idea di Wunderkammer, quelle stanza delle meraviglie in cui collezioni di insetti ed animali avevano grande rilievo.

Le sale espositive della Fondazione Peano si prestano ad accogliere una Wunderkammer allargata, dilatata, concettualmente opposta alle camere delle meraviglie antiche – di piccole, a volte piccolissime dimensioni – in cui gli oggetti più vari erano stipati e accumulati. Qui invece le ‘meraviglie’ sono distribuite, scandite, pausate.

E la meraviglia va cercata in ogni singola opera.

                                                                                                  Alessandro Abrate


INFORMAZIONI :

Fondazione Peano
Corso Francia 47, Cuneo
dal 15 marzo al 13 aprile 2025
ingresso libero e gratuito
per info: 3497528085
segreteria@fondazionepeano.it
www.fondazionepeano.it

INAUGURAZIONE
SABATO 15 MARZO ore 17.30
dal giovedì alla domenica ore 15.30-18.30

martedì 16 maggio 2017

Mostra di Claudio Signanini a Robilante


CLAUDIO SIGNANINI

AUTOREFERENZIALE



20-21 / 27-28 maggio 2017


Salone della Confraternita

Piazza Caduti Partigiani - Robilante (Cuneo)






Claudio Signanini
La pittura come segno e via alla bellezza interiore

...ogni idea è già un’azione, ed ogni azione possiede in sé energia e valore spirituali.
G. Pasqualotto, Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d’Oriente

La pittura attuale di Claudio Signanini ha intrapreso nuovi percorsi formali che rispecchiano nuove modalità espressive più apertamente fondate sul linguaggio dell’astrazione ricondotto all’essenza dei valori pittorici, attraverso l’esercizio del segno e del gesto calligrafico intesi come esperienza di meditazione e ricerca di sé.
L’artista cuneese, quindi, ha mutato il suo riconosciuto baricentro iconografico, con cui ha riflettuto sull’immagine dell’identità femminile, ritrovata variabilmente sottotraccia, al disotto cioè di mascheramenti pittorici che avvolgono il giovane sembiante in aloni tenebrosi, indefiniti ed enigmatici. Domina sempre e comunque la materia, ora traslucida ora opaca, dei suoi neri pastosi che si increspano in superficie e rifluiscono poi in striature più sciolte e leggere, richiamando alla mente il “nero intenso” dei dipinti di Manet o l’”oltrenero” adottato per le sue tele da Pierre Soulages.

Con le sue opere riunite sotto il titolo di Autoreferenziale, Claudio è approdato così sui territori smaterializzati dell’aniconico, dove l’osservatore non è invitato a vedere, ma a percepire tracciati eseguiti con indiscutibile capacità esecutiva, tanto da far pensare alla concezione giapponese del geinô, cioè dell’arte come esecuzione o azione concreta, finalizzata all’espressione e alla ricerca del Sentiero che porta alla conoscenza di sé.

Inoltre, non si è poi così distanti dagli stessi significati sottesi ai termini giapponesi wabi-sabi, con cui si indica l’estetica dell’umiltà, dell’asimmetria, dell’imperfezione, della bellezza fatta di disgregazione, di cose erose, ossidate, graffiate, intime, ruvide, terrose, evanescenti, incerte, effimere. Nei lavori recenti di Signanini, si assiste, insomma, a un fare pittura con mezzi austeri, astraenti, ridotti a semplici ed essenziali diagrammi lineari. Siamo pertanto chiamati a entrare in profondità nei reconditi dell’animo umano, dove restano celate le nostre aspirazioni o le nostre verità, in aspetto di monogrammi alfabetici oscuri, di soffuse fonti di luce, di punti o sfere centrali pulsanti di colore rosso vivo.
Ecco allora aprirsi di fronte a noi un vero e proprio salto nel vuoto assoluto di una pittura che esibisce la bellezza dei segni ruvidi, fluidi, erosi, terrosi, eterei, graffiati, e ci appare una scrittura armoniosa ed esoterica, dissolta in trame libere di pennellate imbevute di nero di china. Tra di loro si urtano e si intersecano via via, insistendo a sovrapporsi le une alle altre, sino a formare al centro dello sfondo più chiaro o più scuro una sorta di ‘finestra’ irregolare, che incornicia sia stringenti opposizioni di pieni e di vuoti, sia animati contrasti di emblematici rossi che si accampano sui neri.
E tutto comunica sensazioni di fragilità, indecisione, oscurità, abbandono, fuga, concentrazione, che non sono altro che vie o sentieri espressivi dell’interiorità.


Enrico Perotto