martedì 16 maggio 2017

Mostra di Claudio Signanini a Robilante


CLAUDIO SIGNANINI

AUTOREFERENZIALE



20-21 / 27-28 maggio 2017


Salone della Confraternita

Piazza Caduti Partigiani - Robilante (Cuneo)






Claudio Signanini
La pittura come segno e via alla bellezza interiore

...ogni idea è già un’azione, ed ogni azione possiede in sé energia e valore spirituali.
G. Pasqualotto, Estetica del vuoto. Arte e meditazione nelle culture d’Oriente

La pittura attuale di Claudio Signanini ha intrapreso nuovi percorsi formali che rispecchiano nuove modalità espressive più apertamente fondate sul linguaggio dell’astrazione ricondotto all’essenza dei valori pittorici, attraverso l’esercizio del segno e del gesto calligrafico intesi come esperienza di meditazione e ricerca di sé.
L’artista cuneese, quindi, ha mutato il suo riconosciuto baricentro iconografico, con cui ha riflettuto sull’immagine dell’identità femminile, ritrovata variabilmente sottotraccia, al disotto cioè di mascheramenti pittorici che avvolgono il giovane sembiante in aloni tenebrosi, indefiniti ed enigmatici. Domina sempre e comunque la materia, ora traslucida ora opaca, dei suoi neri pastosi che si increspano in superficie e rifluiscono poi in striature più sciolte e leggere, richiamando alla mente il “nero intenso” dei dipinti di Manet o l’”oltrenero” adottato per le sue tele da Pierre Soulages.

Con le sue opere riunite sotto il titolo di Autoreferenziale, Claudio è approdato così sui territori smaterializzati dell’aniconico, dove l’osservatore non è invitato a vedere, ma a percepire tracciati eseguiti con indiscutibile capacità esecutiva, tanto da far pensare alla concezione giapponese del geinô, cioè dell’arte come esecuzione o azione concreta, finalizzata all’espressione e alla ricerca del Sentiero che porta alla conoscenza di sé.

Inoltre, non si è poi così distanti dagli stessi significati sottesi ai termini giapponesi wabi-sabi, con cui si indica l’estetica dell’umiltà, dell’asimmetria, dell’imperfezione, della bellezza fatta di disgregazione, di cose erose, ossidate, graffiate, intime, ruvide, terrose, evanescenti, incerte, effimere. Nei lavori recenti di Signanini, si assiste, insomma, a un fare pittura con mezzi austeri, astraenti, ridotti a semplici ed essenziali diagrammi lineari. Siamo pertanto chiamati a entrare in profondità nei reconditi dell’animo umano, dove restano celate le nostre aspirazioni o le nostre verità, in aspetto di monogrammi alfabetici oscuri, di soffuse fonti di luce, di punti o sfere centrali pulsanti di colore rosso vivo.
Ecco allora aprirsi di fronte a noi un vero e proprio salto nel vuoto assoluto di una pittura che esibisce la bellezza dei segni ruvidi, fluidi, erosi, terrosi, eterei, graffiati, e ci appare una scrittura armoniosa ed esoterica, dissolta in trame libere di pennellate imbevute di nero di china. Tra di loro si urtano e si intersecano via via, insistendo a sovrapporsi le une alle altre, sino a formare al centro dello sfondo più chiaro o più scuro una sorta di ‘finestra’ irregolare, che incornicia sia stringenti opposizioni di pieni e di vuoti, sia animati contrasti di emblematici rossi che si accampano sui neri.
E tutto comunica sensazioni di fragilità, indecisione, oscurità, abbandono, fuga, concentrazione, che non sono altro che vie o sentieri espressivi dell’interiorità.


Enrico Perotto



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