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sabato 14 febbraio 2026

Enzo Bersezio a Bra



Sabato 28 febbraio si inaugura la doppia personale di Enzo Bersezio "Esercizi di astrazione nella continuità sul divenire del tempo" , cuneese di origine, Enzo Bersezio si diploma in scultura all’Accademia di Belle Arti di Torino sotto la guida del maestro Sandro Cherchi.

La carriera artistica di Bersezio è contraddistinta da una ampia partecipazione a esposizioni personali e collettive fin dagli anni ’60. 

Ha esplorato la scena post-concettuale, collaborando con le nuove generazioni, partecipando a mostre in gallerie importanti e storiche come quella di Guido Carbone, VSV , CSA Farm Gallery - a Torino, Neon a Bologna, nel percorso della “Via del sale -Arte Contemporanea dalla Langa a Mare” a Finalborgo,  uno dei borghi più antichi d’Italia.

Ha partecipato alla nona edizione di “Panchine d’Artista” un progetto che il Comune di Vigone persegue da anni.

Il suo lavoro si è evoluto nel tempo, passando da una impronta antropologica ad un uso poetico dei materiali, in particolare del legno, la materia che preferisce. 

Negli anni ottanta le sculture erano ancora colorate con vernici industriali, ad esempio i Minareti, (due bellissimi minareti sono esposti a Palazzo Mathis), o Pindaro, del 1987 di legno carta e terre colorate, ma è nel 2000 che abbandona il colore e approfondisce i valori della superficie lignea, assemblando più elementi con sapienti e perfetti giochi di incastro. La scelta di lavorare con il legno riflette la sua connessione con la natura, (in particolare il mare, fonte di ispirazione per i suoi lavori) e la sua capacità di valorizzare le qualità estetiche di questo materiale, che danno vita a opere scultoree uniche e suggestive. 

Infatti sono molto evocative le dieci sculture che Bersezio espone nelle belle sale di Palazzo Mathis di Bra, in dialogo con i lavori degli anni 70/80 negli spazi del Fondaco Arte Contemporanea in Via Cuneo. 

Evocativi sono i titoli delle opere in mostra: “Solcare le lunghe onde d’inverno”- “La Quiete”-“Sguardi verticali””Pensando Africa”, sculture lignee dal grande impatto creativo. 

La mostra, piacevole da visitare nei due luoghi, fa parte del progetto -I confini del Sacro-GrandArte di Cuneo e Provincia 2025/26  - ed è nata in collaborazione con CSA Farm Gallery Torino.

Accompagna la mostra un testo della critica d'Arte Monica Trigona

mercoledì 4 giugno 2025

Eugenio Pini : A rilascio prolungato

A cura di Serena Fumero e Silvana Peira

7 giugno - 19 luglio 2025
inaugurazione sabato 7 giugno 2025 alle ore 18.00* 

Galleria Il Fondaco 

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)




[dal comunicato stampa]

Impegnato a lungo nella realizzazione di elementi visivi per i settori dell’opera lirica e del teatro, ha collaborato con registi quali Dario Argento, Davide Livermore e Graham Vick e ha operato anche negli ambiti della della moda e della ritrattistica, della quale tuttora si occupa.

Affianca alle attività su commissione la realizzazione di progetti personali esposti nel tempo in diverse mostre collettive e personali. Ha lavorato con il compositore Giuseppe Gavazza ad una installazione audio visiva sviluppata nell’ambito di due residenze artistiche a Longyearbyen, nelle isole Svalbard, ad una serie di esposizioni realizzate in sinergia con l’artista ed illustratrice Soojin Yang e sta lavorando con lo scrittore Gianni Farinetti ad una serie narrativa che muove a partire dalle abitazioni dimenticate dell’Alta Langa.

Svolge attività di formazione e divulgazione dei processi alternativi di stampa fotografica a contatto organizzando workshop ed incontri per scuole e privati.

Nella mostra “a rilascio prolungato” espone una serie di opere realizzate in prevalenza negli ultimi due anni collegate dal comune denominatore del concetto di rilascio prolungato di origine farmaceutica. Si spazia da stampe callitipiche e cianotipiche, ritratti di antiche piante di vite in bianco e nero, memorie di un passato familiare che riemerge e fotografie realizzate con banco ottico su carte positive dirette e pellicole istantanee. All’interno della galleria allestirà il suo studio e per tutta la durata dell’esposizione continuerà il suo lavoro in quegli spazi. 


*visitabile fino al 19 luglio con i seguenti orari di apertura: giovedì, venerdì e sabato dalle ore 16.00 alle 19.00 e su appuntamento chiamando il +39.339.7889565



mercoledì 3 aprile 2024

Nuovi Lirici

Sublimi sconfinamenti

Valerio Anceschi, Roberto Casiraghi, Alessandro Fieschi Ayako Nakamiya, Pietro Pasquali, Rossella Rapetti, Tetsuro Shimizu

Mostra prodotta da grandArte e Il Fondaco 

6 aprile 12 maggio
inaugurazione sabato 6 aprile 2024 alle ore 17.00
il sabato e domenica dalle ore 16.00 alle ore 19.00, con ingresso libero.

Palazzo Samone

via Amedeo Rossi 4 - Cuneo





Sette dei nove artisti che compongono il gruppo di area milanese dei Nuovi Lirici (non sono presenti Misia De Angelis e Valdi Spagnulo) proporranno in Palazzo Samone a Cuneo, dal 6 aprile al 12 maggio 2024, gli esiti più recenti delle loro riflessioni pittoriche e scultoree, condotte con rigore e incisività espressiva sulla forza comunicativa delle forme e dei colori improntati alle tendenze dell’arte astratta e aniconica del XX secolo.

I visitatori della loro esposizione cuneese potranno così interagire con 56 opere tra dipinti e sculture, constatando da vicino come i confini fisici dei quadri e dei lavori tridimensionali esposti siano soltanto un esile argine al flusso vitale incontenibile degli elementi lineari, formali e coloristici puri, da considerare come elementi essenziali di un linguaggio visivo universale capace di agire sui valori percettivi ed emozionali dell’osservatore e che costituisce la radice ideale del “desiderio di sublimità” (per dirla con Barnett Newman), sentito fortemente da parte di ciascuna delle personalità artistiche presenti in mostra.


[dal comunicato stampa]

A distanza di circa quattro anni dalla partecipazione alla mostra Canone lirico inaugurata presso il Fondaco di Bra (Cn) in un primo tempo in modalità online, il 4 marzo 2020 (a causa del lockdown per l'emergenza Covid-19), e successivamente in presenza, dal 21 giugno al 31 luglio, sette dei nove artisti che compongono il gruppo di area milanese dei Nuovi Lirici (non sono presenti Misia De Angelis e Valdi Spagnulo) proporranno in Palazzo Samone a Cuneo, dal 6 aprile all'11 maggio 2024, gli esiti più recenti delle loro riflessioni pittoriche e scultoree, condotte con rigore e incisività espressiva sulla forza comunicativa delle forme e dei colori improntati alle tendenze dell'arte astratta e aniconica del XX secolo. I visitatori della esposizione cuneese potranno così interagire con 56 opere tra dipinti e sculture, constatando da vicino come i confini fisici dei quadri e dei lavori tridimensionali esposti siano soltanto un esile argine al flusso vitale incontenibile degli elementi lineari, formali e coloristici puri, da considerare come elementi essenziali di un linguaggio visivo universale capace di agire sui valori percettivi ed emozionali dell'osservatore e che costituisce la radice ideale del "desiderio di sublimità" (per dirla con Barnett Newman), sentito fortemente da parte di ciascuna delle personalità artistiche presenti in mostra. "L'espressività collettiva, resa istanza unitaria", ha scritto nel 2023 Matteo Galbiati, lo storico dell'arte e critico che dal 2009 segue i progetti e le esposizioni del gruppo, "rafforza la precisazione di un qualcosa che, dal limite fisico, prova e vuole testimoniare l'infinito". Pertanto, la "misura giusta in loro è quella con cui spezzano equilibri assodati", arrivando "al punto di rottura per cui il dovere dell'arte [...] è quello di non rimanere bloccato e immune dal confronto vero e sincero con la vita".













mercoledì 6 settembre 2023

Ugo Giletta : Una mostra a "Il Fondaco"

a cura di Silvana Peira

16 settembre - 15 ottobre 2023

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)

Orari: Giovedì, Venerdì, Sabato: h. 16:00 /19.00

Su appuntamento gli altri giorni: +39 339 7889565


 [dal comunicato stampa]

A Bra in contemporanea all’evento di Cheese, Il Fondaco presenta la personale di Ugo Giletta, artista poliedrico che spazia dalla realizzazione di video d’arte, alle installazioni, dalle piccole sculture in cera, ai suoi straordinari volti, principali protagonisti della sua arte figurativa e poetica. In mostra sono esposti una quarantina di ritratti che non raffigurano nessuno, ma  rivelano una espressione profonda, silenziosa, in cui ognuno di noi può ritrovare sé stesso, sia nelle tele, sia in quelle luminose 7 sculture in cera, ricche di atmosfera.  La sua pittura è realizzata ad acquerello su carta e su tela dalle grandi e medie dimensioni, mentre la raffinatezza dei disegni sono realizzati a pastello. Ugo Giletta è nato nel 1957 a San Firmino di Revello e lavora tra Manta e il suo paese natale. Ha cominciato a esporre fin dal 1992 al Crawford Museum di Kork, in Irlanda. Ha partecipato a numerose mostre in Italia, Francia, Belgio, Ungheria, Austria, Corea del Sud, Cina e Singapore. Attualmente fa parte, come artista invitato, di un ampio, progetto espositivo europeo itinerante con lo storico e critico d’arte Lóránd Hegyi.  Ha esposto alla 54ª Biennale di Venezia Padiglione Regionale Italia (Museo delle scienze) a Torino e sempre nel 2011 ha realizzato una toccante e suggestiva personale nel complessa dell’Ex Ospedale Neuropsichiatrico di Racconigi dal titolo “Immagini dell’abbandono”. L’attività espositiva di Ugo Giletta è presente in tante collezioni permanenti, molte delle quali all’estero: Parkview Green Museum, Beijin (Cina) - Parkview Museum,Singapore - GAM,Videoteca,Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino - Fondazione VAF. Francoforte sul Meno - Collezione La Gaia Busca (Cuneo) -Civica Galleria d'arte contemporanea "Filippo Scroppo" di Torre Pellice - Le Musée de la Corse, Corte (Francia).
Il ricco e prezioso catalogo edito da Nino Aragno Editore è un vero contenitore  di informazioni non solo sulla esposizione, ma anche sull’operato dell’artista in quanto si trovano molti testi dei critici che hanno indagato il lavoro creativo di Giletta, e una ampia intervista-dialogo su cosa accade intorno al suo lavoro.

La mostra si inaugura Sabato 16 settembre alle ore 18.00, in una giornata ricca di eventi in città: molto pubblico per Cheese.  Cambia la viabilità di Bra, con chiusura totale del traffico nella parte di città compresa tra la circonvallazione interna e l’area collinare. Tutti gli eventi, compresa “Una Mostra a Il Fondaco” di Ugo Giletta saranno serviti da bus navette che collegano il centro della città con le principali aree di parcheggio. Una doppia occasione per immergersi in Culture diverse sia per il corpo che per lo spirito !!




 

mercoledì 17 maggio 2023

Spazio : Corrado Odifreddi - Walter Falco

a cura di Silvana Peira
 
20 maggio - 30 giugno 2023
Inaugurazione sabato 20 maggio ore 18

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)
 

[dal comunicato stampa]
 
Corrado Odifreddi realizza, nel piano inferiore, un opera site specific un mobile fluttuante dall’alto del soffitto, 560 corpi mobili di piccolo e medio formato, realizzati a graffite.

Walter Falco nel secondo piano espone 17 "vedute di paesaggi italiani in bianco e nero, “leggermente fuori fuoco” a citare da un lato l’opera di Richter e dall’altra il titolo del reportage di Capa”.

Due artisti, due amici che si confrontano con gli spazi del Fondaco.

 

 

 







mercoledì 7 dicembre 2022

Cristina Pedratscher

A fior di pelle

a cura di Silvana Peira - Testo di Anna Cavallera

10 dicembre 2022 - 14 gennaio 2023
inaugurazione sabato 10 dicembre alle ore 17

Il Fondaco

via Cuneo 18 - Bra (Cuneo)








[dal comunicato stampa]

Lo spazio espositivo IL FONDACO, in Via Cuneo 18 a Bra, ospita dal 10 dicembre il nuovo progetto fotografico dell’artista saviglianese Cristina Pedratscher, con la cura di Silvana Peira e il testo critico di Anna Cavallera.

"Un lavoro che parte dalla pelle, l’organo di senso più esteso del nostro corpo, e si concentra sul contatto che l’essere umano dispone e sperimenta attraverso la tattilità, per entrare consapevolmente con il sé più profondo e per suggellare un rapporto empatico con il resto del mondo."

Il contatto è un tema centrale dell’artista e su cui riflette da tempo, ma l’ideazione del progetto A FIOR DI PELLE si è fatta ancora più incisiva soprattutto dopo la pandemia, dove il concetto di tattilità è stato messo sotto i riflettori e l’impossibilità di toccarsi e di abbracciarsi ha creato maggiore chiusura e distacco.

Il progetto parte dalla riflessione che occorre più tenerezza, più empatia, più cura e ascolto di noi stessi e nei confronti dell’altro.

Questo percorso espositivo sarà arricchito dalla voce e dalle parole di Marta Mattalia, cantante della musica tradizionale bengalese del Baul e viaggiatrice alla costante ricerca spirituale, che ha collaborato insieme all’artista nella creazione di un "paesaggio sonoro".

Sarà possibile visitarla nei seguenti orari:

Giovedì, Venerdì, Sabato: h. 16.00/19.00

Martedì, Mercoledì e Domenica su appuntamento: +39 339 7889565

Associazione culturale Il Fondaco

il.fondaco.bra@gmail.com


Cristina Pedratscher: dal 2009 si esprime artisticamente con il linguaggio fotografico ed è presente sul territorio con esposizioni personali e collettive. Si forma presso l’Istituto Grafico Pubblicitario di Savigliano, ma l’esplorazione personale è avvenuta principalmente da autodidatta. Contamina la propria ricerca con il teatro, sua altra passione, e la danza, costruendo delle performance fotografiche che sappiano dare voce ai sentimenti umani attraverso il linguaggio del corpo.


Nasce nel 1987 | Vive e lavora a Savigliano (CN)



L’esistenza come superficie incarnata esposta al mondo

L’esistenza come superficie incarnata esposta al mondo. Parte dalla pelle, l’organo di senso più esteso del nostro corpo, il nuovo progetto fotografico di Cristina Pedratscher. L’epidermide intesa come varco, punto di partenza e d’arrivo bidirezionale della quale l’essere umano dispone e sperimenta attraverso la tattilità, per entrare consapevolmente in contatto con il sé più profondo e per suggellare un rapporto empatico con il resto del mondo. L’artista riflette da tempo sul tema scelto per questa esposizione, dai primi laboratori teatrali che svolse sull’ascolto emotivo e successivamente grazie all’approfondimento della danza-contatto, una disciplina artistica che si basa sul primo dei sensi e si caratterizza per l’improvvisazione dei movimenti, sui rapporti e le relazioni tra i corpi, fulcro della massima espressività. La pelle, ricca di recettori, trasforma gli stimoli in energia, in impulsi nervosi che arrivano al cervello e ne vengono poi decodificati e trasformati in movimento, gesto, espressività. Respiro. Emozione. L’avvicendarsi fisico tra ballerini, per i quali il toccarsi è parte necessaria della materia, conduce ad una partecipazione condivisa globale che si origina nel movimento fusionale dei neonati: la prima danza, l’antica comunanza emozionale tra due soggetti che non sfocia mai nell’appropriazione o nell’identificazione. Per attuare e cristallizzare questa comunicazione non verbale così intensa ed immediata, Cristina Pedratscher usa un linguaggio che le appartiene e la rappresenta da anni: la fotografia. Un mezzo che le consente di condurre una spoliazione concettuale e che, attraverso la scelta del nudo la conduce a realizzare delle immagini in cui l’essenza naturale dei soggetti, privata dei classici stereotipi figurali, viene risaltata e potenziata, tanto da consentire al fruitore di contemplare qualcosa che gli è proprio, nel quale può identificarsi. La nudità, l’estetica di un’esposizione indifesa del corpo che costituisce un rapporto teso al di fuori di sé.
Questa ricerca conduce ad una lirica sostanziata in inquadrature bilanciate, tra luci ed ombre, dalle quali emergono i volumi e le curve modulate dei corpi: il divenire dell’interiorità di una persona spogliata che sussiste come superficie incarnata. Non solo una rappresentazione estetica, ma la costruzione di un discorso antico ed intimo che si fa dialogo a più voci e che echeggia dalla notte dei tempi. Il percorso espositivo assume le valenze di un cammino per certi versi iniziatico e catartico che pone l’essere umano alla riscoperta del proprio io, in relazione al resto dell’universo, partendo dall’elemento materiale, dalla propria fisicità spesso inespressa, celata o rifiutata, dai contorni di corpo mortale che si riconosce attraverso il tatto ed occupa spazi fisici, ma soprattutto costituisce il parametro attraverso il quale è possibile percepire consapevolmente lo srotolarsi del tempo e della vita, la propria immanente fragilità. Come ogni persona è costituita da singole cellule accostate e funzionanti solo se in relazione tra loro, così l’istinto evolutivo spinge l’umanità ad evadere dalla propria sfera individuale, dall’effimera presenza sensibile inappropriabile dall’Io o dal Sé, per entrare in contatto spirituale e fisico con l’alterità dei propri simili. Accettato questo bisogno primordiale e superata la paura del rifiuto e le costruzioni imposte dai contesti socio-culturali di ogni epoca, il soggetto si apre all’incontro, al sentire di un corpo sempre esposto, allo scambio profondo ed appagante dei sensi. Dalla vibrazione della pelle al cuore, l’animo si colma di un’energia che si propaga tutt’intorno, al ritmo di un’armonia antica dalla quale può generarsi nuova vita. Può apparire al contempo rivoluzionario e banale, al giorno d’oggi, soffermarsi sui bisogni essenziali e primari dell’umanità, ma la Pedratscher riesce a compiere quest’operazione grazie alla raffinata eleganza del suo sentire e del suo indiscusso talento artistico. A fior di pelle veicola concetti forse utopici che galleggiano nella psiche dell’uomo, spesso tralasciati o ricacciati nell’oblio. Temi complessi come la fragilità dell’essere ed il timore del percepirsi, la ricerca della conoscenza e la scoperta dei propri limiti, l’approccio sensibile con l’altro, l’accettazione, l’affidarsi, l’abbandono consapevole alla cura. Idee che prendono vita e si fanno visibili nei suoi scatti, s’insinuano tra le pieghe dei corpi, negli sguardi socchiusi, sulle membra sfiorate. L’artista si fa regista e mette in scena un vero e proprio spettacolo nello spettacolo, un’esperienza condivisa dove al centro c’è l’essere umano, la cui complessità spirituale e fisica è magistralmente declinata per mezzo di vari linguaggi estetici e performativi. Ricerca teatrale, danza, musica, coreografia, fotografia si alternano nel tentativo – riuscito – di una rappresentazione spontanea e naturale, priva di artifici né finzioni ed affidata alla libera interpretazione altrui. La Pedratscher dirige e partecipa allo svolgersi della scena per indagare una propria poetica personale, un’autocoscienza che carica di materiale emozionale ogni sua immagine. I suoi protagonisti sono ballerine e ballerini della Contact Improvisation, esperti interpreti che si lasciano condurre dalle suggestioni della fotografa, senza limitarsi ad un’esecuzione sterile e meccanica, bensì facendosi portavoce di un messaggio tanto personale quanto universale. Fanno cose reali, o meglio, le hanno compiute sul set della Pedratscher. Il suo occhio ne ha colto il senso profondo e ha reso eterno quel movimento, cristallizzandolo in una pellicola che diventa immagine visibile, tangibile, concreta e perennemente contemporanea. Corpi giovani, naturalmente forti e vitali, tonici e muscolosi, eppur fragili ed effimeri, meravigliosamente imperfetti nella propria unicità fatta di nei, di peluria, di cicatrici e rughe, dominano fotografie apparentemente immobili, testimoni di un hic et nunc permeato di sensazioni in movimento, vita ed esperienze ormai passate che custodiscono l’essenza, la potenza del contatto e ne propagano all’infinito la suggestione emozionale. Nelle venti fotografie di grande formato che compongono A fior di pelle la fotografa diventa episcopos di un processo creativo di ricerca sperimentale, una drammaturgia complessa che parte e torna a riflettere sulla persona attraverso la circolarità ermeneutica dell’arte. A differenza dell’azione interpretativa propria della danza contemporanea, nel suo progetto fotografico -concettualmente raffinato, poiché affidato alla potenza di un’immagine selezionata, evocativa, già cristallizzata in un obiettivo e, pertanto, immobile e superata - il movimento non si celebra nella fisicità contestuale allo spettacolo, ma viene posticipato ad un momento successivo. Prenderà forma nello sguardo dello spettatore che si poserà sui suoi scatti e che diventerà a sua volta parte della rappresentazione, interagendovi in modo differente, in base al proprio bagaglio di vita, alla volontà di accogliere o meno un’esperienza intima e di esserne trasformato. Il personalissimo discorso visivo della Pedratscher si compone di più azioni sceniche. Corpi in attesa, consapevolmente precipitati nella percezione del sé, colmi di un desiderio che pervade lo spirito e vibra sull’epidermide nuda. Nella prima sequenza fotografica ritroviamo atmosfere sospese dove tutto è in potenza e la sfera intima emerge senza necessità di palesarsi, bensì è interpretata a colpi di luce e ombre. Tutto appare nitido, semplice, immediato e la vicinanza dei protagonisti avvicina la percezione del contatto epidermico. Affiorano isolamenti interiori, persone spogliate dalle maschere del quotidiano poste di fronte al proprio essere e colte in tutta la loro disarmante naturalezza, nell’attimo dell’abbandono, della scoperta delle sensazioni che nascono dal contatto con il proprio fisico. Il calore generato da una carezza che sfiora un viso, un seno. I fondali neri decontestualizzano la narrazione evidenziando il focus del progetto, mentre l’inquadratura circolare che racchiude le immagini richiama l’obiettivo fotografico ed il geometrismo curvilineo tipico del corpo umano. La Pedratscher veste i suoi nudi della forma, di una naturalezza composta che si inserisce in atmosfere atemporali. Dona un’anima a nudità anonime. La tensione che prelude all’incontro, il contatto, lo scambio. Pelle contro pelle. È negli scatti di coppia che si compie l’incanto. L’idea, il desiderio si fa urgenza e si sostanzia in scintilla vitale che va alla ricerca altri corpi da esplorare per poi tuonare nel gesto antico del toccarsi. Un flusso di energia travalica il reale attraverso la materia; accende tutto e trasporta l’irreale, l’immaginato, il desiderato, sino a farsi unione terrena e spirituale. Mani che sfiorano, braccia che accolgono senza stringere né possedere, l’energia fluisce liberamente e si irradia da corpo a corpo, passa dal respiro imprigionato negli scatti della fotografa allo sguardo dell’osservatore. La nudità come rapporto che lascia affiorare i confini dell’anima. L’ultimo gruppo di immagini sintetizza l’incontro tra il singolo e una moltitudine di presenze, una comunità fatta di mani che accarezzano, accolgono e permettono agli occhi di dischiudersi in nuove consapevolezze. La percezione si fa tremito, il contatto genera calore, permea la carne, i nervi, i muscoli, scivola sotto le palpebre socchiuse e pervade lo spirito in una danza che si rinnova dalla pelle ad un’altra pelle, da un’anima all’altra sino all’epilogo della resa, al superamento della paura che apre la via alla conoscenza. In questo sfiorarsi sensuale e non erotico si materializza la sacralità del messaggio dell’artista. Il corpo si fa tempio terreno, separato dal reale, un luogo dove tutto è in perfetto equilibrio naturale, armonico e bilanciato, tanto da rinnovare e moltiplicare l’antico slancio vitale. L’estetica del nudo della Pedratscher rifugge la manipolazione tecnica e pare richiamare al Pittorialismo dei primi decenni del Novecento, quando la fotografia guardava all’arte, tanto da assurgere a linguaggio autonomo ed emozionale. L’autore non solo si limitava a dar vita a produzioni realiste o accademiche, ma reinterpretava la realtà servendosi di un medium flessibile, di matrice impressionistica, dal quale prendeva il largo una forma d’espressione artistica per sé valida. Numerosi paradigmi avvicinano altresì la sua ricerca alle tendenze della Straight Photography, per la quale il nudo costituiva una sorta di esplorazione non situazionale tale da decontestualizzare una parte della narrazione e cogliere l’essenza delle forme e della materia. Non ci sono bagliori improvvisi ad illuminare il racconto della Pedratscher, così come i soggetti-oggetti delle sue composizioni non conoscono pose, ma sono liberi da alcun artificio e colti dal suo sguardo improvviso. Nudi che emergono da ambienti siderei, avvolti nelle tenebre ed immobili, decontestualizzati, simboleggiano l’essenza dell’umanità che partecipa all’antica purezza del cosmo, con il quale suggella un’unione empatica e psichica attraverso il proprio corpo. L’obiettivo fotografico dell’artista isola la danza innata dei corpi in movimento e si traduce in una visione più naturalistica del reale, una rappresentazione ulteriormente soggettiva, prepotentemente espressiva e contemporanea. Un incedere per immagini, quello di Cristina Pedratscher, concettualmente indipendente, un processo di intensificazione verso l’interno che sì parte dalla superficie esterna, ma attraversa lo spirito e si fa specchio dell’anima.

Anna Cavallera



lunedì 27 maggio 2019

Il corpo disegnato

Il corpo disegnato 

Artiste a confronto con il gesto tracciato e vissuto, diventato opera

AZAB Alessia Zuccarello e Alessandra Barilla, Barbara Bonfilio e Moira Franco

a cura di Emanuela Genesio e Silvana Peira


Inaugurazione sabato 1 Giugno 2019 alle 18,30 

Associazione Il  Fondaco 

via Cuneo 18, Bra (Cuneo)




[dal comunicato stampa]
E’ una  mostra  che  mette  a  confronto le artiste le quali dialogheranno con le loro opere pensate specificatamente per lo spazio, attraverso differenti stili e  linguaggi  adottati. 
Quattro artiste: AZAB Alessia Zuccarello e Alessandra Barilla Barbara Bonfilio e Moira Franco
AZAB - dalla collaborazione di Alessia Zuccarello e Alessandra Barilla nascono opere che fanno intersecare fotografia, videoarte e performance, tutto quanto unito dalla danza e dalla musica.
Alessia Zuccarello, videoartista e fotografa. Vive  aTorino.
Collabora con gruppi musicali, di teatro, danza e performer di vario genere.
Nei video e nelle sue fotografie le figure umane o i frammenti di corpo vengono ripresi nell’atemporalità di uno spazio nero, immersi in una zona d’ombra che nasconde l’identità del volto, focalizzando l’interesse su gesti semplici e ordinari, così ricchi di interiorità ed emozione, simbolo di ogni singolo istante vissuto.
Alessandra Barilla - danzatrice, danzaterapeuta, performer, sensibile a tutte le possibilità creative dell’espressione corporea. Dopo un percorso accademico di stampo classico con i più importanti maestri della scena nazionale e internazionale, intraprende con entusiasmo il percorso della sperimentazione artistica che unisce danza, teatro, video e poesia in progetti all’avanguardia in cui trova spazio anche l’esperienza maturata negli ultimi anni come danzaterapeuta e riabilitatore psichiatrico.

Negli spazi del Fondaco di Bra il 1 giugno, AZAB presenterà una performance dove mostrerà al pubblico il suo processo creativo dal quale nasceranno nuove opere che verranno proposte nei giorni successivi, affiancate a diverse fotografie e due proiezioni video.

Barbara Bonfilio e Moira Franco.  Le due artiste presentano una serie di lavori realizzati a quattro mani in un dialogo che si è svolto a distanza tramite mail e comunicazioni postali, tra due città: Cosenza città della Bonfilio e Franco durante la residenza artistica a New York.
Ma in mostra le due artiste portano lavori nuovi e personali. 
Barbara Bonfilio diplomata all’Accademia Albertina di Torino, inizia molto presto ad intraprende un percorso di ricerca artistica, in particolare quella realistica figurativa, in cui compaiono frasi o simboli.
La sua  è una pittura dalle tinte piatte e monocrome di tessuti con inserti in rilievo realizzati con materiali plastici e colle viniliche. Vive e lavora tra S. Agata di Esaro nel Parco Nazionale del Pollino e Torino.

Moira Franco - vive e lavora in Valle Po.
La sua ricerca artistica è indirizzata a trasmettere, attraverso disegni e ritratti, eseguiti a biro, acrilico e bitume su carta, il senso profondo dell’umanità che appartiene a ciascuno di noi e a creare un incontro silenzioso e intimo con lo spettatore. I grandi volti dipinti di Moira, ha scritto Ida Isoardi nella presentazione della personale del 2012 al Fondaco di Bra, “configurano una particolare scrittura (che è storia) dei personaggi, penetrati nelle loro più intime vibrazioni emotive e caratteriali sdoppiando la composizione in un ambiguo dualismo corpo/psiche, in un’avvertita esigenza di attraversare l’invisibile”.

Il Fondaco Via Cuneo, 18 Bra
Domenica 14 Aprile / 12 Maggio  2019 
Orario: giovedì. venerdì, sabato 16.00/19.00 e su appuntamento 
 il.fondaco.bra@gmail.com / www.ilfondaco.org  +39 339 7889565


Con questa mostra si rinnova la collaborazione con le sei artiste presentate nella decima edizione della “Via del sale” terminata a Ottobre nel 2018.









lunedì 27 agosto 2018

Giardino Zen e Memoria dei segni a Bra


 GIARDINO ZEN 1.0

Per l'inaugurazione della mostra di pittura

LA MEMORIA DEI SEGNI

della calligrafa giapponese Kazuko Hiraoka,
che avrà luogo sabato 1 settembre alle 18:30
presso IL FONDACO (a Bra in Via Cuneo 18),

Lucio Maria Morra e Astrid Fremin
allestiranno l'installazione GIARDINO ZEN 1.0.

la mostra sarà aperta fino al 29 settembre 2018