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martedì 28 luglio 2026

L'essenza spirituale della scultura

Dagli abissi del mare alle profondità della Terra

Gaetano Usciatta

8-30 agosto 2025

Forte Albertino

via Guardia alla Frontiera - Vinadio (Cuneo)








 

lunedì 6 luglio 2026

Franco Sebastiano Alessandria : Il Tempo delle chiavi

A cura di Enrico Perotto

10 luglio - 6 settembre 2026
inaugurazione venerdì 10 luglio 2026 alle ore 17:30 
La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 15:30 alle ore 18:30

Chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco 
Via Santa Maria 10, Cuneo







[dal comunicato stampa]

Sono 14 le sculture che Franco Sebastiano Alessandria esporrà dal 10 luglio prossimo sotto le volte del chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo e i loro titoli sono i seguenti: Il tempo, L’ora, La vita!, Capo linea, Utopia, Esodo, Libero arbitrio sofferto, The wall, Dono, Fertilità, Perdù, Ti offro un mondo di opportunità, La chiave della sopravvivenza, La bonne route. Si tratta di una scelta rappresentativa della sua produzione scultorea, comprendente le figure più iconiche tra quelle realizzate con assemblaggi di chiavi saldate tra loro e con aggiunte di eventuali parti anatomiche elaborate in resina. Oltre alle chiavi, Alessandria introduce ingranaggi meccanici, chiodi e altri oggetti vintage, come orologi sveglie o gocce di cristallo di lampadari da soffitto. Ciascuna immagine, talvolta con intento ludico e ironico, riflette una storia individuale e insieme collettiva, si appunta su una specifica situazione della vita umana o riflette sull’esplosione di vitalità espressa da un cavallo al galoppo sospeso nella “fase di volo” o sulla necessità di difendere le specie animali a rischio di estinzione come nel caso dei rinoceronti. Valori etici ed umani condivisi e spirito critico nei confronti della società, uniti a una certa predisposizione all’autoironia e al divertissement intellettuale: sono questi i punti cardine della particolare forma di creatività dimostrata da Alessandria. Le sue opere assemblate sono figlie di una civiltà dei metalli che oggi sta per essere soppiantata dall’intelligenza artificiale e dai suoi effetti negativi nella vita di noi tutti, a cui Franco Sebastiano oppone la sua personale scelta di stare alle regole del gioco “facciamo come se…”, liberando la fantasia, costruendo meccanismi metaforici che costituiscono un vero e proprio work in progress, un gioco di allusioni, un paradosso visivo, componendo corpi “vuoti” che non si fanno mai “pieni”, che restano in bilico tra l’essere e l’apparire, suggerendo quello che la realtà è o che non dovrebbe essere, anche sulla spinta di un’indiscutibile capacità di coinvolgere il pubblico con la curiosità dei frutti della sua immaginazione. 

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Franco Sebastiano Alessandria è pittore e scultore residente a Piozzo, in provincia di Cuneo. Fin da giovanissimo ha iniziato a usare le tecniche del carboncino, sanguigna, bassorilievi, pirografo, olio, terracotta, acquaforte seguendo le indicazioni degli insegnanti del collegio. Da adolescente è andato a lavorare imparando a saldare e affinandosi nella lavorazione del ferro. L’incontro con il pittore Eso Peluzzi lo ha influenzato in modo costruttivo, favorendo un rapporto fatto di consigli sull’arte, sulle tecniche e sui sentimenti legati alle emozioni dell’arte. Per imparare ha copiato i quadri di Caravaggio e di Rembrandt e si è accostato al fascino della pittura metafisica di Giorgio De Chirico e di Carlo Carrà, alla fantasia surreale di Salvador Dalí, alle atmosfere oniriche di Paul Delvaux e alla sorprendente chiave di lettura delle opere di René Magritte, non senza cogliere l’ironia delle Langhe contadine del mugnaio Gepe Gironi. Ha sostenuto da privatista gli esami all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e ha iniziato a esporre in mostre e concorsi internazionali. Nel 1993, al concorso nazionale di pittura e grafica di Salsomaggiore Terme (Pr) ha vinto con due opere. Negli ultimi anni, ha fatto mostre a Piozzo, a Pollenzo, a Cherasco, a Cuneo, a Dogliani e al Forte Albertino di Vinadio, oltre che in Francia e a Montecarlo.


L'evento, a ingresso libero, è realizzato con il sostegno della Regione Piemonte e della Fondazione CRC, con il patrocinio della Città di Cuneo.



mercoledì 4 giugno 2025

Scoprimento di una nuova "Scultura da Vivere" al quartiere Donatello di Cuneo




[dal comunicato stampa]

Sabato 7 giugno alle ore 17.30 presso l’area verde della Casa del Quartiere Donatello verrà inaugurata una nuova Scultura da Vivere.

Si tratta di “Donna e Terra” di Alisia Atturio, studentessa dell' Accademia di Belle Arti di Catania, che - seguita dal prof. Riccardo Cristina - ha vinto nel 2023 la 27° edizione del Concorso Scultura da Vivere di Fondazione Peano.

Il tema per la ventisettesima edizione del concorso “LA TERRA – madre della biodiversità e del paesaggio” prendeva l'avvio dal trentennale della nascita della Fondazione per volontà di Roberto Peano che ha posto la sua sede su una parte dei terreni della famiglia, dove il padre Giuseppe aveva svolto l’attività di vivaista, attività della quale è stata conservata memoria nel giardino museale della Fondazione in cui numerose opere artistiche dialogano con oltre 65 specie botaniche classificate. Proprio per ricordare questo legame della Fondazione con l’arte e con la terra, e della terra con la biodiversità, si era pensato di riproporre per il Concorso Scultura il tema che era già stato del concorso del 2000 “La Terra” in una chiave rinnovata e attuale, intendendo la terra come generatrice del mondo vegetale e della sua biodiversità.
La commissione, allora composta da Cristina Clerico, Assessora alla Cultura del Comune di Cuneo; Ivana Mulatero, Curatrice del Museo Civico Luigi Mallé di Dronero; Cristina Saimandi, docente di discipline plastiche del Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo; Manuela Vico, Direttrice Alliance Française di Cuneo ed Ezio Ingaramo, Vicepresidente della Fondazione Peano avevano premiato il bozzetto della studentessa dell'Accademia di Catania in quanto rappresenta in maniera sinteticamente eloquente il legame esistente tra due entità intese nei valori di assoluto – la Donna e la Terra – entrambe madri supreme della rinascita. La giuria aveva apprezzato il nucleo germinativo dì idee da cui si è sviluppata la proposta, con l’interessante bozzetto grafico nel quale si coglie nella sua pienezza il senso dell’opera. Si tratta di un corpo femminile inarcato verso il cielo le cui estremità sono unite da un fascio di corde che, fuoriuscite dalla terra, si raggruppano al centro e attraversano il ventre, sul quale è posata una sfera irregolare avvolta e trattenuta dai molti “cordoni ombelicali”. La composizione, da un primigenio impeto maggiormente didascalico, è stata in seguito depurata e semplificata attraverso una sintesi degli elementi coinvolti, al fine di offrire un maggiore risalto al solo corpo modellato come un arco/ponte che unisce nella essenzialità formale le due entità. L’accento al simbolismo della figura scolpita nel marmo e nella pietra bianca è dato, inoltre, dall’essere collocata direttamente a terra, in modo che il binomio dell’opera – Donna e Terra – possa agire nella sua completezza semantica e formale.

L’opera, realizzata dalla ditta Fratelli Cinquini di Viareggio, ha una struttura interna in ferro e poliestere sagomato, rivestito di fibra coassiale con rifiniture e rivestimento in resina acrilica addensata con polvere di marmo.



lunedì 12 maggio 2025

Ornella Rovera - Nature Primordiali in simbiosi con l'essere

a cura di Enrico Perotto

17 maggio - 15 giugno 2025
inaugurazione sabato 17 maggio ore 17.30
dal giovedì alla domenica ore 15,30-18,30
ingresso libero e gratuito

Fondazione Peano

corso Francia,  47 - Cuneo





[dal comunicato stampa]

Fondazione Peano è lieta di annunciare l'inaugurazione, sabato 17 maggio alle ore 17,30, della la nuova mostra della stagione espositiva 2025. Si tratta di “NATURE PRIMORDIALI in simbiosi con l'essere”, una personale di Ornella Rovera, - artista torinese che si caratterizza per una ricerca basata sulla contaninazione di linguaggi, in primis quello scultoreo e quello fotografico – a cura di Enrico Perotto. 

«Materie e immagini fotografiche associate tra loro come elementi portatori di energia vitale, presenza di elementi oggettuali considerati come metafore delle ere primordiali della Terra e come simbologie del corpo femminile e della sua condizione esistenziale: queste sono le principali linee guida del lavoro artistico di Ornella Rovera, in cui si riscontrano una tendenza concettuale alla contaminazione di più linguaggi espressivi e una personale volontà di sondare le potenzialità comunicative degli elementi fisici utilizzati, attraverso l’ideazione di suggestioni ottiche e segniche, oltre che di metafore visive e costruzioni di forme tridimensionali elementari, che nel loro insieme evocano immaginari intrecci tra vita umana e vita della natura, considerata attraverso i suoi elementi costitutivi: terra - acqua - fuoco - aria. Rovera svolge una vera e propria ricerca sulla memoria di un tempo passato impressa nella materia e nel corpo vivo di ciascuno di noi, permettendo all’osservatore delle sue opere di percepire il lato spirituale del nostro essere e di intuire i luoghi possibili dell’incontro con le nostre origini primigenie». Dal testo di critico di Enrico Perotto 

Ornella Rovera, scultrice e fotografa, è docente presso l’Accademia Albertina di Torino. Il dialogo fra i diversi linguaggi artistici, in particolare tra la fotografia e la scultura e la sperimentazione dei materiali come strumenti evocativi, sono fra gli aspetti che caratterizzano la sua ricerca. L’autrice, nelle sue opere, indaga dal punto di vista poetico ed emozionale la struttura nelle sue varie declinazioni. Si lascia ispirare da immagini fotografiche che lei stessa scatta e il cui potere evocativo è fonte di stimolo per l’inizio di ogni suo lavoro. La mostra, ad ingresso libero e gratuito, sarà visitabile fino al 15 giugno dal giovedì alla domenica ore 15,30- 18,30 o su appuntamento per scolaresche e gruppi.

















sabato 26 aprile 2025

Le ali della Libertà – Installazioni e mostra per l’Ottantesimo della Liberazione

INIZIATIVA PARTE DEL PROGRAMMA DEL COMUNE DI CUNEO
PER LA CELEBRAZIONE DEL 25 APRILE | 80° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE


[dal comunicato stampa]

In occasione dell’Ottantesimo anniversario della Liberazione, le classi 5ªD e 5ªF del Liceo Artistico Bianchi Virginio di Cuneo presentano il progetto artistico “Le ali della Libertà”, realizzato con il contributo di Fondazione CRC e Fondazione CRT. 

L’evento si terrà martedì 29 aprile alle ore 10.30 presso la Fondazione Peano, in Corso Francia 47, Cuneo. Il giardino botanico della Fondazione ospiterà due installazioni site-specific ideate e realizzate dagli studenti sotto la guida delle docenti di discipline plastiche e scultoree Cristina Saimandi e Carole Peia. L’inaugurazione sarà accompagnata da un atto performativo a cura degli stessi studenti.

A seguire, nelle sale interne della Fondazione, sarà aperta una mostra di opere pittoriche curata dagli insegnanti di discipline pittoriche Alessia Clema e Giorgio Giordano. La mostra sarà aperta dal giovedì alla domenica 15.30-18.30 fino all’11 maggio 2025. 

Le installazioni resteranno esposte in maniera permanente nel giardino della Fondazione Peano e rappresentano il risultato della prima edizione della Call Junior, iniziativa collaterale al Concorso “Scultura da Vivere”, riservata agli studenti del Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo. La call ha adottato una filosofia collaborativa, anziché competitiva, e ha portato alla creazione di due opere collettive che hanno coinvolto un gruppo di studenti motivati e appassionati. 

Un sentito ringraziamento a tutti gli allievi e ai docenti coinvolti per la passione, l’impegno e la qualità del lavoro svolto. L’iniziativa, inserita nel programma ufficiale Cuneo Resistenze 2025, intende offrire una riflessione artistica e partecipata sui valori della libertà, della memoria e della partecipazione civile. La comunità scolastica, le famiglie degli studenti, così come l’intera cittadinanza sono invitati a partecipare all’inaugurazione o a visitare le installazioni e la mostra nei giorni successivi di apertura.










martedì 15 ottobre 2024

Charline Montagné : La caravane des animaux

 

giovedì 19 settembre 2024

"Risonanze creative" a Rittana

22 settembre 2024

ore 11 : Luigi Mainolfi a Rittana

ore 13 : gnocchi d'autore

ore 15.30 : visita alle mostre d'arte

per informazioni e prenotazioni vedere in fondo all'immagine qui di seguito:



 

lunedì 22 luglio 2024

Presentazione di "Cozie", rivista di storia e cultura in Valle Maira e...

...inaugurazione della mostra 

La leggerezza nella scultura contemporanea


domenica 28 luglio ore 17.00

Palazzo Sarriod de La Tour


via Vittorio Veneto 101 - Costigliole Saluzzo (Cn)



 

lunedì 3 giugno 2024

Cristina Andries - Aldo Galliano

Tra sogno e realtà

scultura e fotografia

8-30 giugno 2024
inaugurazione sabato ore 17.30

Collegio dei Geometri a Cuneo 

via San Giovanni Bosco 7/h portici Agorà - Cuneo

[dal comunicato stampa]

La mostra “Tra sogno e realtà” che si inaugura sabato 8 giugno negli spazi espositivi del Collegio dei Geometri a Cuneo in via San Giovanni Bosco 7/h portici Agorà, chiude il ciclo di eventi dedicati al sogno e l’inconscio, (il sogno Parigino a casa Francotto a Busca, Sinfonia nella natura a palazzo Borelli a Demonte). “Tra sogno e realtà”vuole, attraverso la scultura di Cristina Andries, trasmettere una dimensione erotica e sensuale che la materia sa sprigionare e lo fa senza mai essere troppo gridata ma magistralmente svelata. La fotografia di Aldo Galliano vuole mostrare pensieri onirici e sensazioni inconsce e lo fa attraverso le immagini. Un armonia tra due importanti sensi: il tatto e la vista.

Aldo Galliano





martedì 2 aprile 2024

Petricor - L'odore della pioggia

Mostra personale di Cristina Saimandi

a cura di Ida Isoardi

6 aprile - 12 maggio
inaugurazione sabato 6 aprile ore 17.30
dal giovedì alla domenica ore 16-19

Fondazione Peano 

c.so Francia 47 Cuneo





[dal comunicato stampa]

Fondazione Peano è lieta di annunciare l'apertura della stagione espositiva 2024 sabato 6 aprile alle ore 17.30 con l'inaugurazione della personale di Cristina Saimandi PETRICOR – L'odore della pioggia, a cura di Ida Isoardi.

La mostra propone cinque installazioni sul tema della fragilità, di una fragilità però positiva, ricca di speranza, uno stato d'animo che nasce dalla consapevolezza della vita e della morte e diviene dunque con un invito a godere appieno di ogni momento. Il linguaggio di Cristina Saimandi, così decisamente lontano da ogni riferimento allusivo a qualsiasi fatto di cronaca, risplende nella purezza delle forme che rimandano ad una storia remota e alla passione dell'artista per i classici.

Come spiega la curatrice «Petricor, l'odore della pioggia è una nostalgica memoria di ciò che, dopo un temporale, era il silenzioso e acre profumo della terra bagnata, dà il via a profondi pensieri, a emozioni che spaziano in varie realtà e oltre. La pioggia, l’acqua dei fiumi, la terra, compongono un insieme di sinestesie elementari scatenando relazioni insolite tra forme, dinamiche o immobili, le stesse che Cristina Saimandi ha imbrigliato nella sua attuale ricerca.

Il motivo ricorrente della fragilità, alquanto in antitesi alla creatività e al sentire dell’artista pone un deciso incipit alla sequenza di immagini, sculture e installazioni, per molti versi continuazione di un costante pensiero dove passato e presente ven gono messi a fuoco drammaticamente e con an-

goscioso, a volte, senso di ineluttabilità».

Le opere, raccontano l'amore dell'artista per la materia e le sue stratificazioni e modificazioni nel tempo e anche la passione per la musica, che anch'essa è vibrazione e materia, oscillazione tra due poli di esistenza: «Adoro la fisicità della materia – afferma l'artista – e mi lascio attraversare dalle vibrazioni sonore». La musica, che è presente in mostra come sottofondo sonoro di tre delle installazioni proposte, sarà anche co-protagonista dell'evento inaugurale con due esibizioni di Ilaria Bellone, Saverio Giri e i Nitritono.



Ilaria Bellone e Saverio Giri, entrambi laureati in flauto traverso presso il conservatorio Ghedini di Cuneo, eseguiranno in duo “Dialogo angelico” del compositore Novecentesco Goffredo Petrassi; un “foglio d’album” dove il compositore fa coesistere antico (Lasso, Vinci, Gastoldi,..) e moderno (dodecafonia) incernierati a una lirica libera e personale. Dovendosi confrontare con la rottura totale della tonalità attraverso la dodecafonia, Petrassi, decide di sfruttare questa tecnica, ma in uno stile meno costretto nei limiti del metodo compositivo inventato da Arnold Schönberg.

“Dialogo angelico” diventerà poi durante l’esposizione il sottofondo sonoro delle installazioni “Fragile” e “custodi d’acqua” contribuendo a sottolineare la fragilità che unisce uomo e natura la quale qui diviene perno di riequilibrio e di armonia.

L'opera "Fragile" si presenta al pubblico come due casse da imballaggio con la scritta FRAGILE, poste in piedi, riempite di acqua e terra, dalle quali fuoriescono due teste in ceramica, metafora della comune condizione umana.

"Custodi d'acqua" è un'installazione composta da cinque vasche circolari riempite da un liquido colore rosso dal quale emergono delle teste dotate di piccole ciotole-respiratori che le collocano in una condizione di sforzo o pericolo.

I Nitritono, duo post metal composto da Siro Giri (chitarra e voce) e Luca Lavernicocca (batteria e percussioni), eseguiranno invece il brano inedito Cecità. La canzone è la titletrack dell’omonimo disco (il terzo per la band) che uscirà il 5 aprile 2024 ed è liberamente ispirato al romanzo di Josè Saramago. Tutti i brani del disco sono nati nel periodo immediatamente successivo alla pandemia mondiale del 2020 e cercano di descrivere la parte più disumana e meschina che questa tragedia ha portato con sé. La canzone che verrà proposta è un brano interamente strumentale, dai toni estremamente oscuri e criptici in cui la melodia dissonante muove passi zoppi verso un crescendo circolare sempre più intriso di disperazione. Una volta raggiunto il culmine di questo vorticoso processo, si tornerà al punto di partenza come analogamente avviene nel romanzo dello scrittore portoghese.

Il brano è parte integrante dell’installazione sonora “Quasi un respiro”

"Quasi un respiro" è un'installazione composta da nove vasi canopi che, non soltanto per etrusca

ascendenza, sono ricettacolo di anime, estrema dimora che racchiude l’innocenza dei giovani e l’iniquità di chi li distrugge: «alla guerra, destituita ormai di ogni fondamento epico o eroico (se mai l'ebbe!), mossa soltanto dall'umana follia, dalla cecità del potere, si può opporre unicamente il silenzio e una vergogna senza fine» Ida Isoardi.

Nella saletta al primo piano, si trovano invece due installazioni, anch'esse sul tema della fragilità, in questo caso però legata data dal caos delle leggi del caso Una è composta da nove dadi di porcellana aventi ciascuno cinque facce caratterizzate da cromatismi scuri e una sola vivacemente colorata, che rappresenta la speranza che non bisogna mai smettere di rincorrere. L'altra composta da sottilissimi fogli, anch'essi di porcellana e decorati con quelli che sembrano porso come arcani alfabeti e «silenzioso controcanto alla violenza, alla follia e agli infiniti inganni dell’umano vivere» - Ida Isoardi.

Cristina Saimandi si dedica sin da giovanissima allo studio e alla ricerca artistica, frequentando il liceo Artistico di Cuneo e completando la sua formazione presso l’Accademia Albertina di Torino. Alterna la professione di insegnante presso il liceo artistico Ego Bianchi di Cuneo all’attività artistica, prediligendo il disegno, la ceramica e la scultura.

Attraversando diversi generi artistici, le sue opere si muovono tra segno, materia e colore. L’indagine artistica, praticata attraverso sperimentazioni non scontate di tecniche, supporti e materiali, crea un rapporto serrato tra realtà esterne ed interne al proprio io e intreccia quotidiano e visionario insieme.

È tra i tre vincitori del premio Midec 2023. È vincitrice del primo premio NeviglieGoodWine 2023. È stata selezionata alla 62° edizione della mostra della ceramica di Castellamonte, 2023. È vincitrice del premio internazionale, città di Torino, 2010, sezione scultura. È menzione speciale del premio Città di Alba, 2008. Ha al suo attivo mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

La mostra, ad ingresso libero e gratuito, è visitabile dal giovedì alla domenica dalle ore 16 alle 19 fino al 12 maggio.














giovedì 21 dicembre 2023

Le ragioni del colore



[dal comunicato stampa]


L’associazione grandArte di Cuneo, in collaborazione con MUDRI (Museo Diffuso di Rittana) e Lift Riserva Bianca di Limone Piemonte, nell’inverno 2023 – 2024 presenta l’allestimento di alcune grandi sculture di Elio Garis a Limone Piemonte ed una mostra di opere di sei artisti – Ermanno Barovero, lo stesso Elio Garis, Francesco Preverino, Marina Sasso, Santo Tomaino e Luisa Valentini – che si sposterà da Cuneo a Rittana.

"Le ragioni del colore" è il titolo della rassegna espositiva che, nei tre contesti caratterizzati da una assoluta prevalenza del bianco (quello della neve per gli spazi all’aperto di Limone Piemonte e degli ambienti interni nei casi di Cuneo e Rittana), vuole creare una forte vibrazione emotiva attraverso il colore delle opere, assunto come metafora del bello, dell’armonia e della concordia che ci auguriamo prevalere su quello che invece caratterizza il contesto in cui viviamo. 

Le grandi sculture di Elio Garis saranno collocate all’aperto sia nel capoluogo di Limone Piemonte che a quota 1400 alla partenza degli impianti di risalita dal 23.12.2023 al 31.03.2024.

Le opere dei sei artisti verranno esposte al piano terra del palazzo FS di Cuneo dal 23.12.2023 al 07.01.2024 (visibili anche dall’esterno grazie alle vetrate del palazzo, visitabili al pomeriggio in orario 16-18) e nel Centro Incontri di Rittana dal 14.01.2024 al 28.04.2024 (visitabili il venerdì, sabato e domenica dalle 15,30 alle 17,00).

Il catalogo delle opere in mostra, con testi critici di Enrico Perotto e Mattia Tomaino, sarà presentato nel mese di febbraio in occasione di una serata con la presenza degli artisti in luogo e data oggetto di futura comunicazione.


Dal testo di Enrico Perotto

“… L’esperienza pittorica di Barovero (nato nel 1956 a Torino, dove vive e opera, docente emerito dell’Accademia Albertina di Belle Arti della stessa città, attivo a livello espositivo dalla metà degli anni ‘70  in numerose sedi pubbliche e private a livello nazionale ed internazionale), che si fonda sulla visione della natura in transizione dalla forma alla ‘non-forma’, restituisce o svela le qualità interiori dell’artista che sa immergersi in molteplici processi sensoriali (ottici, tattili, uditivi e olfattivi), riconducibili alle dinamiche vitali connesse alla dimensione transitoria e indistinta degli elementi che animano l’ambiente naturale. Quella messa in atto da Ermanno con i colori stesi a colpi di pennello e di spatola, è una vera e propria disposizione a condurre analisi interminabili dei variegati effetti cangianti, corruschi e turbinosi che attraversano i cieli, le acque e le terre di paesaggi intrisi di memorie evocative, suscitando nell’osservatore sempre nuove e rigeneranti reazioni psicologiche. 

La necessità del dipingere di Preverino (nato nel 1948 a Settimo Torinese, vive e opera a Torino, con alle spalle una carriera di insegnante iniziata nel 1971, che dal 1998 lo ha visto titolare della Cattedra di Decorazione presso le Accademie di Reggio Calabria e successivamente di Firenze e di Venezia, per poi essere stato Docente di Arti Decorative all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino sino al 2018, e al contempo con un’attività continua e coerente di sperimentazioni che gli sono valse la partecipazione a numerose mostre personali e collettive, oltre che la presenza di sue opere in collezioni sia in Italia sia all’estero), è frutto del suo sentirsi impegnato a trarre ispirazione dagli abissi delle espressioni del visibile spesso buie e dolorose, ponendosi in ascolto del grido di lamento del creato e dei suoi elementi, ben consapevole del fatto che stiamo tutti percorrendo “un sentiero d’autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche”. 

Tomaino (nato nel 1954 a Carlopoli (Cz), trasferitosi nel 1960 in provincia di Torino con la famiglia, a Torino ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia Albertina di Belle Arti, diventando poi insegnante di Discipline pittoriche al Liceo Artistico “Cottini”, impegnandosi in diversi campi espressivi e tenendo numerose esposizioni personali e collettive in Italia e all’estero), è artista la cui mente è libera di essere sia nel tempo sia al di fuori del tempo, in contraddizione con il sistema artistico globalizzato. Santo, cioè, persegue una personale idea della pittura sub specie aeternitatis, cioè secondo ragione, discernimento, immaginazione e afflato lirico, per cui, per dirla con Kafka, non “è necessario uscire di casa”: basta restare in studio e mettersi ad “ascoltare” o ad “aspettare”, anzi, né ascoltare né aspettare, ma rimanere “in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te”.

Garis (nato nel 1954 a Vigone/To, dove vive e opera, attivo dal 1975, noto per le sue sculture monumentali realizzate in acciaio, bronzo, marmo e cemento, e autore tra il 2022 e il 2023 di tre sculture pubbliche ideate per altrettanti luoghi aperti del territorio cuneese, quali la Piazza Martiri della Libertà a Verzuolo, la piazzetta Duccio Galimberti a Rittana e la rotonda di accesso a Venasca) è figura di artista dotato d’ingegno fabbrile e dal carattere “gentile, generoso, aperto ai giovani”, che “sa conquistare lo spettatore”, come di recente ha evidenziato Patrizia Bottallo. Il moto continuo dei segni circolari tracciati su fogli ruvidi esce dai bozzetti su carta ed “entra nello spazio attraverso volute ellittiche, cerchi concentrici, linee flessuose che si aprono e si avvolgono su stesse”, trasmettendo “una continuità senza fine, un’esplorazione pluridirezionale di spazio, che tende all’infinito, un flusso energetico che cattura il nostro sguardo in una sorta di ambiente atemporale”.

Marina Sasso (nata a Venaria Reale, vive e lavora a Torino, dove si è diplomata all’Accademia Albertina di Belle Arti ed è stata titolare della cattedra di discipline plastiche al Liceo Artistico; ha partecipato dal 1964 a mostre nazionali e internazionali) pratica i linguaggi scultorei, pittorici e grafici riflettendo e progettando con un senso profondo per l’emozione suscitata dal dato naturalistico, stemperato in associazioni di materie astratto-concrete di vario genere (pietra, metallo, acciaio, plexiglass, carta e rame), che raccolgono, secondo Martina Corgnati, “l’eredità del passato ormai classico delle maggiori avanguardie e neo-avanguardie (fra i suoi padri dovrei far riferimento ai minimalisti come anche ad Anthony Caro) continuando peraltro sempre a ricercare una via propria, particolare ed inconfondibile, fondata su un'idea di opera che, sostanzialmente, interagisce e respira insieme all'ambiente intorno, pur senza abdicare alla sua natura di scultura propriamente detta”.

Nelle invenzioni di peculiari dispositivi scultorei a funzionamento metaforico effettuate da Luisa Valentini (artista torinese, laureata in Germanistica con Claudio Magris all’Università di Torino e diplomata in Scultura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove è titolare della Cattedra di Plastica Ornamentale, dalla fine degli anni Ottanta ha partecipato a importanti rassegne collettive dedicate alla nuova scultura italiana, in parallelo a mostre personali in Italia e all’estero, realizzando opere destinate a spazi pubblici e presenti in molte collezioni pubbliche e private), si inverano indizi di indagini gnoseologiche condotte sulle strutture polimorfiche della vita vegetale in metamorfosi, che permettono di compiere allo spettatore un viaggio alle origini della sapienza tecnica e della forza immaginativa dell’arte, che sfocia in sensibilità quasi magica per la pregnanza seduttiva dei suoi corpi-oggetto, creati per un sogno e con un loro “di più” spirituale”.