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giovedì 23 luglio 2026

Berto Ravotti : La verità è nell'ombra


Mostra antologica a cura di Enrico Perotto

25 luglio - 30 agosto 2026
inaugurazione sabato 25 luglio ore 17

Palazzo Borelli
 
via Martiri e Caduti, 1 - Demonte (Cuneo)



 

lunedì 13 luglio 2026

"Buscaje", una mostra di Beppe Viada

A cura di Enrico Perotto

12 luglio - 20 settembre 2026

Coumboscuro Centre Prouvençal 

Frazione S. Lucia, Monterosso Grana (CN)





La mostra “Buscaje” si presenta al pubblico come il ventiquattresimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.

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Le opere di Giuseppe “Beppe” Viada (1925-2005) tornano a rivivere dal 12 luglio prossimo negli spazi del Coumboscuro Centre Prouvençal, a Sancto Lucìo di Monterosso Grana, luogo di civiltà provenzale alpina profondamente amato dall'artista nel suo cammino di arte e di fede. L’esposizione, curata da Enrico Perotto, rappresenta un omaggio a una delle figure più autentiche e significative del territorio, a un "maestro del legno" capace di liberare splendidamente la materia sotto il morso dello scalpello. Tra bozzetti, attrezzi e le immancabili buscaje (i trucioli di legno), la mostra documenta la sua straordinaria produzione di soggetto sacro – in particolare i crocifissi lignei, i santi e le figure della Vergine Maria – ma anche i lavori nati nei momenti più complessi e dolorosi della sua esistenza. Ciascuna scultura, intagliata in essenze di tiglio, ciliegio, noce o quercia spesso recuperate lungo le rive dello Stura, riflette una storia intima e collettiva. Viada misurava i blocchi di legno con gli occhi, scorgendovi all’interno la figura da realizzare, in un gioco di modellati insieme dolci e nervosi, nitidi e sognanti, capaci di fondere il rigore della tradizione alpina con un'intensa, drammatica e trasparente spiritualità protesa verso il cielo.

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Giuseppe “Beppe” Viada nasce a Cuneo nel 1925 e trascorre l'intera esistenza nella casa-laboratorio di Basse Stura. Cresciuto a contatto con il legno grazie anche alla memoria del bisnonno materno di origini francesi Giovanni Germond, si forma ai corsi serali dell’Istituto Lattes, a bottega presso l'intagliatore Bertone e alla scuola di disegno di Giovanni Lavalle, collaborando negli anni con l'amico pittore Bernard Damiano e legandosi a storici artigiani ed ebanisti cuneesi. Nel dopoguerra avvia una fiorente attività in proprio legata al mobile d'arte barocco, ma è negli anni '60 che si consolida lo storico legame con Sergio Arneodo e con il polo culturale di Coumboscuro. Qui Viada diventa colonna portante della scuola d'arte locale, salendo in valle per insegnare ai ragazzi della frazione l'antica tradizione dell'intaglio, offrendo loro un'alternativa creativa contro la piaga dello spopolamento montano.

Nel 1974, a soli 48 anni, la vita di Beppe subisce una svolta drammatica: colpito da un grave ictus, perde la sensibilità nella parte sinistra del corpo. Obbligato a lasciare la produzione di mobili, trasforma la scultura in legno in un personalissimo e terapeutico percorso di riabilitazione fisica e psicologica, supportato costantemente dall'amatissima moglie Franca. Questo evento modifica radicalmente la sua attività scultorea, avvicinando l'antico "ateo socialista" della gioventù a una profonda e cosciente dimensione di fede. È in questa seconda fase che nasce l'iconica intuizione del "verticalismo": i corpi dei suoi Crocifissi e delle sue Madonne si fanno consunti allo spasimo, smaterializzati e slanciati verso l'alto. Dalla rabbia iniziale dei primi anni della malattia scaturiscono opere di forte tensione espressiva, come i celebri Pendù (uomini moribondi appesi ad un albero), per poi approdare a una ritrovata serenità poetica negli ultimi anni della sua produzione. Schivo per natura alle esposizioni pubbliche, ma amatissimo e stimato dalla critica e dalla comunità locale – da Michele Berra a don Gian Michele Gazzola e don Innocenzo Timossi –, Viada ha lavorato nel suo laboratorio fino a due giorni prima della morte, avvenuta il 16 aprile 2005.

Di questa condivisione intima tra l'artista e la Valle Grana resta oggi una testimonianza indelebile, come la sequenza di dodici statue “Sus li pià dal Crist – Sulle orme del Cristo” custodita nella Chiesa parrocchiale di Sancto Lucìo. Come scriveva l'amico Sergio Arneodo, l’arte di Viada si muove nel "cielo limpido della 'smaterializzazione', della liberazione dal mondo. Cielo dell’ultima trasparenza, in nome del bello estetico finalmente incrociato con la vita e la fede". 


Enrico Perotto

 L’evento fa parte della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del Sacro”,

con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione Crc

In collabroazione con Coumboscuro Centre Prouvençal e Festenal

La mostra sarà visitabile dal 12 luglio al 20 settembre 2026

Coumboscuro Centre Prouvençal - Frazione S. Lucia, Monterosso Grana (CN)

La mostra sarà visitabile la domenica dalle 15.00 alle 18.30 – in settimana su prenotazione

(0171.98707 - 328/.6039251 - 377.4184624 - info@coumboscuro.org)





lunedì 6 luglio 2026

Franco Sebastiano Alessandria : Il Tempo delle chiavi

A cura di Enrico Perotto

10 luglio - 6 settembre 2026
inaugurazione venerdì 10 luglio 2026 alle ore 17:30 
La mostra sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle ore 15:30 alle ore 18:30

Chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco 
Via Santa Maria 10, Cuneo







[dal comunicato stampa]

Sono 14 le sculture che Franco Sebastiano Alessandria esporrà dal 10 luglio prossimo sotto le volte del chiostro del Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo e i loro titoli sono i seguenti: Il tempo, L’ora, La vita!, Capo linea, Utopia, Esodo, Libero arbitrio sofferto, The wall, Dono, Fertilità, Perdù, Ti offro un mondo di opportunità, La chiave della sopravvivenza, La bonne route. Si tratta di una scelta rappresentativa della sua produzione scultorea, comprendente le figure più iconiche tra quelle realizzate con assemblaggi di chiavi saldate tra loro e con aggiunte di eventuali parti anatomiche elaborate in resina. Oltre alle chiavi, Alessandria introduce ingranaggi meccanici, chiodi e altri oggetti vintage, come orologi sveglie o gocce di cristallo di lampadari da soffitto. Ciascuna immagine, talvolta con intento ludico e ironico, riflette una storia individuale e insieme collettiva, si appunta su una specifica situazione della vita umana o riflette sull’esplosione di vitalità espressa da un cavallo al galoppo sospeso nella “fase di volo” o sulla necessità di difendere le specie animali a rischio di estinzione come nel caso dei rinoceronti. Valori etici ed umani condivisi e spirito critico nei confronti della società, uniti a una certa predisposizione all’autoironia e al divertissement intellettuale: sono questi i punti cardine della particolare forma di creatività dimostrata da Alessandria. Le sue opere assemblate sono figlie di una civiltà dei metalli che oggi sta per essere soppiantata dall’intelligenza artificiale e dai suoi effetti negativi nella vita di noi tutti, a cui Franco Sebastiano oppone la sua personale scelta di stare alle regole del gioco “facciamo come se…”, liberando la fantasia, costruendo meccanismi metaforici che costituiscono un vero e proprio work in progress, un gioco di allusioni, un paradosso visivo, componendo corpi “vuoti” che non si fanno mai “pieni”, che restano in bilico tra l’essere e l’apparire, suggerendo quello che la realtà è o che non dovrebbe essere, anche sulla spinta di un’indiscutibile capacità di coinvolgere il pubblico con la curiosità dei frutti della sua immaginazione. 

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Franco Sebastiano Alessandria è pittore e scultore residente a Piozzo, in provincia di Cuneo. Fin da giovanissimo ha iniziato a usare le tecniche del carboncino, sanguigna, bassorilievi, pirografo, olio, terracotta, acquaforte seguendo le indicazioni degli insegnanti del collegio. Da adolescente è andato a lavorare imparando a saldare e affinandosi nella lavorazione del ferro. L’incontro con il pittore Eso Peluzzi lo ha influenzato in modo costruttivo, favorendo un rapporto fatto di consigli sull’arte, sulle tecniche e sui sentimenti legati alle emozioni dell’arte. Per imparare ha copiato i quadri di Caravaggio e di Rembrandt e si è accostato al fascino della pittura metafisica di Giorgio De Chirico e di Carlo Carrà, alla fantasia surreale di Salvador Dalí, alle atmosfere oniriche di Paul Delvaux e alla sorprendente chiave di lettura delle opere di René Magritte, non senza cogliere l’ironia delle Langhe contadine del mugnaio Gepe Gironi. Ha sostenuto da privatista gli esami all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e ha iniziato a esporre in mostre e concorsi internazionali. Nel 1993, al concorso nazionale di pittura e grafica di Salsomaggiore Terme (Pr) ha vinto con due opere. Negli ultimi anni, ha fatto mostre a Piozzo, a Pollenzo, a Cherasco, a Cuneo, a Dogliani e al Forte Albertino di Vinadio, oltre che in Francia e a Montecarlo.


L'evento, a ingresso libero, è realizzato con il sostegno della Regione Piemonte e della Fondazione CRC, con il patrocinio della Città di Cuneo.



mercoledì 17 giugno 2026

Paolo Basso : De Coloribus

Mostra personale

25 giugno - 31 luglio 2026
inaugurazione 25 giugno 2026 - ore 18 

Galleria Gagliardi e Domke

via Cervino 16 - Torino (TO)






[dal comunicato stampa]

L'evento, a ingresso libero, sarà arricchito da un approfondimento critico a cura di Enrico Perotto. 

L’esposizione rappresenta il diciannovesimo appuntamento della rassegna “OMG – grandArte 2025–2026 | I confini del Sacro”, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte e della Fondazione CRC

Attraverso una selezione di opere digitali, la mostra offre un percorso che documenta l'ultima tappa di una trilogia espositiva maturata nel tempo: dalle personali del 2024 "Mitosi N. 20" e "AcronimoCromia" fino alle recenti e innovative riflessioni legate alla New Media Art. La ricerca di Basso si distingue per un unicum semiologico che unisce la filosofia di Aristotele all'ottica scientifica di Newton, uno strumento che l’artista vive come un mezzo per esplorare il rapporto tra mondo reale e virtuale attraverso la forza dei dati digitali. Il percorso espositivo invita lo spettatore a una lucida e profonda critica sociale, dove le forme e le installazioni immersive emergono dai flussi informativi per interrogare l'osservatore sulla complessa realtà della videosfera contemporanea.

La mostra sarà visitabile dal 25 giugno al 31 luglio e dal 1° al 10 settembre 2026, dal martedì al venerdì dalle ore 15:30 alle 19:30.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la Galleria Gagliardi e Domke.


 “L’arte digitale sarà l’arte contemporanea,

sarà banalmente, semplicemente arte, sempre di più.

Togliamo la parola ‘digitale’ e parliamo di arte”

Maria Grazia MaBei


Il diciannovesimo appuntamento della rassegna "OMG - I confini del sacro", ci porta a Torino presso la Galleria Gagliardi e Domke, con la nuova mostra personale di Paolo Basso dal titolo "De Coloribus". Questa esposizione, rappresenta la terza tappa di una trilogia espositiva maturata nel tempo e preceduta nel 2024 dalle personali "Mitosi N. 20" e "AcronimoCromia", ponendo oggi il lavoro dell'artista al centro di una profonda riflessione sul rapporto tra esperienza espositiva e New Media Art. Se nella prima tappa Basso aveva proposto un'installazione video in loop con il brano "Roots Wide Web" di Max Casacci per l'album Earthphonia, trasformando il colore in un processo percettivo continuo, nella successiva "AcronimoCromia" il bianco e il nero si relazionavano in uno stato di tensione metafisica, proiettando l'osservatore ai confini di spazi interstellari in cui si incontrano i punti di collasso dello spazio-tempo, intesi come contatto non rappresentabile tra l'essere e il nulla. Con "De Coloribus", l'artista spazia tra scienza, arte e analisi sociale, richiamando sin dal titolo e dal logo della mostra venticinque secoli di teoria del colore, unendo in un unico insieme semiologico la concezione filosofica e percettiva di Aristotele - legata al trattato Perì chromàton - e l'ottica matematico-scientifica di Isaac Newton. Nel testo-manifesto che accompagna il volume d’artista, Basso svolge un’analisi delle valenze simboliche e fenomeniche di quattro specifici colori fondamentali (rosso, blu, verde e giallo) insieme al bianco e al nero, per poi contrapporre alla vitalità intensa e combinatoria dello spettro cromatico il mondo incolore della "videosfera". Il perno del percorso espositivo si fa così lucida critica sociale attraverso un'installazione immersiva che dà spazio alla furia incontrollabile e disordinata dei flussi informativi quotidiani, restituendoli rigorosamente in bianco e nero come un insieme assiepato di scarti del visivo di cui tutti facciamo parte. Come evidenzia Enrico Perotto nel suo testo critico, tali "bombe digitali" finiscono per anestetizzare le nostre capacità reattive, rendendoci sempre più dipendenti dalla "videocrazia" che ci circonda e in cui siamo intrappolati come bulimici consumatori di immagini, intenti a scrollare instancabilmente miriadi di scatti sugli schermi dei nostri smartphone. Il lavoro digitale di Paolo Basso istituisce così uno stretto dialogo tra mondo reale e virtuale, dando origine a un'idea personale di medium come luogo di accadimento di relazioni e di scambio di pensieri, capace di potenziare le proprietà dei dati digitali che l'artista definisce "staminali virtuali": una fisiologia omologa a quella biologica ma autonoma, ubiquitaria e del tutto slegata dalle dimensioni tradizionali. In questo scenario in cui la parola "digitale" tende felicemente a scomparire per farsi banalmente e semplicemente arte, secondo la felice intuizione di Maria Grazia Mattei, risuona anche la dimensione poetica di Vito M. Bonito, per cui "bianco è / il dolore / l’istante", mentre l'opera stessa si apre all'estetica della formatività di Luigi Pareyson, dove schermi e flussi digitali si manifestano come cronocromie e metafore del ciclo della vita, capaci di generare campi di stimoli in un'indissolubile armonia.







giovedì 28 maggio 2026

La verità è nell’ombra : Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014

a cura di 

Enrico Perotto e Silvio Rosso


6 giugno - 19 luglio 2026
Inaugurazione sabato 6 giugno 2026, ore 17.30
La mostra sarà visitabile dal sabato alla domenica dalle 15.00 alle 18.00 
- ingresso libero -

Palazzo Samone

via Amedeo Rossi 4 - Cuneo 

L'evento fa parte della rassegna "grandArte 2025-2026 | I confini del Sacro"

grandarte.it



La mostra “La verità è nell’ombra – Omaggio a Berto Ravotti 1924-2014” si presenta al pubblico come il diciottesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG – grandArte 2025-2026 – I confini del sacro”. L’inaugurazione avrà luogo sabato 6 giugno 2026 alle 17,30. Ingresso libero.

L’esposizione rappresenta il diciottesimo appuntamento della rassegna “OMG – grandArte 2025–2026 | I confini del Sacro”, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte e della Fondazione CRC.

Attraverso una selezione di circa sessanta opere provenienti da collezioni private cuneesi, la mostra offre un percorso ordinato cronologicamente che documenta la sua originale creatività artistica tra gli anni Sessanta e Settanta: dalle prime esperienze legate a un modo brutale di plasmare il colore in senso materico, fino alle celebri raffigurazioni di interni e muri urbani su cui si profilano ombre anonime. La ricerca di Ravotti si distingue proprio per queste "proiezioni umbratili", capaci di farlo riconoscere dalla critica nazionale e internazionale, a cui sono seguite le successive evoluzioni geometriche e optical incentrate sulla serialità e la dissolvenza di silhouette femminili. Il percorso espositivo invita lo spettatore a un itinerario che unisce la forte dedizione alla ricerca tecnica a un profondo ricordo della sua figura, da sempre attenta ai valori umani di libertà, giustizia e rispetto per l’ambiente.

La mostra sarà visitabile dal 6 giugno al 19 luglio 2026, il sabato e la domenica dalle ore 15:00 alle 18:00 e su appuntamento. L’iniziativa è curata da Enrico Perotto e Silvio Rosso, con il patrocinio del Comune di Cuneo.











sabato 22 novembre 2025

Incontro tra arte, storia e cultura al Museo Mallé di Dronero


Incontro con Enrico Perotto
sul tema
"Gli ex voto in valle Maira"

e con

Simone Demaria
che presenta
"Cozie. Rivista di storia e cultura in valle Maira"

sabato 29 novembre 2025 ore 16

Museo Mallé

via Valmala 9 - Dronero (Cuneo)



 

domenica 2 novembre 2025

Luoghi dismessi

Mostra personale di Gianni Martia Tessari 

a cura di Enrico Perotto

8 novembre 2025 - 15 marzo 2026
inaugurazione sabato 8 novembre 2025 alle ore 17,00
visitabile venerdì, sabato e domenica dalle ore 15,00 alle ore 17,00

 Centro Civico e Culturale 

via Roma 6 - Rittana 

[dal comunicato stampa ]

Dopo aver esposto in due diverse sedi a Torino alcune opere del medesimo ciclo, Rittana ospita il corpo completo della attuale produzione di Gianni Maria Tessari dedicata ai Luoghi dismessi. Sono lavori costruiti «pittoricamente su immagini fotografiche rettificate» dove l’artista introduce «quei suoi ben riconoscibili glifi, un tipo di scrittura criptica, priva di significato verbale, ma con forti connotazioni simboliche» e ci mostra, come sottolinea nel testo critico del catalogo della mostra Enrico Perotto, «il lato poetico nascosto delle cose abbandonate, lasciate cadere nel disfacimento progressivo e sottoposte all’azione di rioccupazione dell’area da parte dell’ambiente naturale circostante»: luoghi urbani disabitati, vecchi siti industriali, fabbriche dismesse…». «Le opere pittoriche di Tessari si ispirano al concetto della dismissione come un "bivio silenzioso" che segna il passaggio da ciò che è stato a ciò che potrebbe essere. Attraverso le sue creazioni, l'artista esplora come il lasciar andare un oggetto, un'idea o una relazione sia in realtà un processo di purificazione e liberazione, un movimento verso l'evoluzione che fa spazio al nuovo. (…) Come suggerisce l'artista, ogni fine porta con sé i semi di un nuovo inizio. Le opere in mostra sono una celebrazione di questo ciclo infinito, un promemoria visivo che anche nelle perdite più dolorose, c'è sempre l'opportunità di ricominciare» (Marcello Corazzini, testo di presentazione della mostra “Luoghi dismessi – altri” di Gianni Maria Tessari, presso la CSA Farm Gallery, 2025 – Torino). «E proprio questa lettura, per il particolare contesto che qui stiamo vivendo, non può non suggerirmi ancora nuove similitudini: i “luoghi dismessi” sono le case e i borghi ormai senza vita, l’abbandono di un intero territorio montano, lo spopolamento che ha svuotato di tante energie vitali intere comunità, un mondo dal destino incerto e per taluni segnato irreversibilmente. Su queste condizioni di abbandono con tutte le sue innegabili fragilità e debolezze si stanno tuttavia innestando nuovi segni che vanno in direzione contraria. Alcuni ritorni, nuove presenze, inedite attività contrastano il processo in atto. Una rinnovata resilienza riscopre i valori di antiche comunità che non vogliono cedere, guardano ad un proprio futuro possibile e creano nuove “opportunità di ricominciare”. Questa è dunque una mostra non solo da vedere ma uno stimolo per pensare e trovare nuove dinamiche di crescita» (G. Doglio nel testo di presentazione della mostra). *** Gianni Maria Tessari (1949) vive tra Torino e Bassano del Grappa. Musicista dal 1961 fino al 1977, in seguito si dedica pienamente all’arte visiva interessandosi allo studio della psicologia della percezione. Lavora essenzialmente su progetti: “Vie Oscure”, “Fabbriche e Cieli”, “Appunti sulla Libertà” e “Luoghi dismessi” sono tra gli ultimi. In molte sue esposizioni si è avvalso della collaborazione di altri artisti, di poeti e musicisti. Ha creato una serie di libri d’artista e ha esposto con il Presidio del Libro e del Libro D’Artista “Verbamanent” di Sannicola (Le). È presente in alcuni Musei e Istituzioni in Italia e all’estero, in particolare nel Majdanek State Museum di Lublin (Polonia). È stato ospitato in numerose gallerie d’arte e altri spazi espositivi sia italiani che stranieri, come a Nova Goriça (Slovenia), Osaka (Japan), Kanazawa (Japan), Tokyo (Japan), Osaka (Japan), Madrid (Spagna), Berlino (Germania), Lublin (Polonia) e Pola (Croazia).




sabato 7 settembre 2024

Parergon

Presso la Fondazione Peano di Cuneo, c.so Francia 47, Venerdì 13 Settembre, alle ore 18 inaugura,  PARERGON mostra antologica di Mario Mondino  a cura di Enrico Perotto. 
 
L'evento inaugurale sarà accompagnato dal dj set di JUDICI che omaggerà alcune delle opere esposte in una playlist dedicata.
 
La mostra, come sempre ad ingresso libero e gratuito, è visitabile dal giovedì alla domenica ore 16-19 fino al 13 ottobre 2024.













[comunicato stampa]

Fondazione Peano è lieta di annunciare la riapertura della stagione espositiva 2024 con l'inaugurazione venerdì 13 settembre alle 18 – di una personale antologica di Mario Mondino che propone una riccaselezione di dipinti e corpi plastici che, oltre alle sale, andranno ad “invadere” anche il giardino accogliendo il visitatore già dai primi passi all'interno della storica sede di corso Francia 47 a Cuneo. Il titolo della mostra curata da Enrico Perotto PARERGON, ovvero “ornamento”, preannuncia – oltre ai ben noti lavori scultorei che hanno caratterizzato la ricerca artistica della carriera di Mondino - una componente decorativa neogeometrica e neofloreale che caratterizza i lavori pittorici proposti nelle due sale. Con la nuova mostra antologica di Mario Mondino, il pubblico potrà accostarsi a un cospicuo numero di lavori pittorici e scultorei più rivelativi del linguaggio espressivo dell’artista di origini morozzesi, entrando a contatto con il suo tipico fare scultura all’insegna di una poetica personale fondata sull’idea di recupero attualizzante del passato primordiale, incanalata in corpi plastici astratto-geometrici di dimensioni variabili, ora ovoidi o circolari, ora oblunghi o lanceolati, realizzati in terracotta, in legno di abete, castagno, ciliegio, larice e tiglio, in marmo, in ardesia, in onice, in acciaio (al nickel cromo) e con ritagli di specchi, per essere esposti o in spazi interni o in ambienti sia urbani che naturali. Nei lavori scultorei di Mondino, tutto si propone in veste di memorie fascinose di archetipi della cultura materiale dell’uomo, in cui si rivela un indiscutibile desiderio di bellezza e al contempo un’esigenza di riflessione sui risvolti spirituali dell’esistenza umana. Ma ecco che, ad un’osservazione più attenta, proprio in quelle caratteristiche sculture di Mondino si ritrova una particolare propensione alla regolarità e alla ripetizione cadenzata dei singoli elementi modulari che compongono la perfetta geometria delle superfici. Ciò significa che il nostro artista è guidato da un preciso criterio compositivo che lascia trapelare, in tutta evidenza, la sua attrazione per gli intrecci ornamentali e la lucentezza metafisica dei materiali. A ben vedere, Mondino concepisce le proprie azioni artistiche in nome di una nuova dimensione dell’arte, fondata sulla libertà e purezza ideativa del parergon, ovvero dell’”Ornamento”, che, come ha precisato Massimo Carboni in L’ornamentale. Un percorso filosofico tra arte e decorazione (Jaca Book, Milano 2021, p. 205), non soltanto “coincide” con il Bello, ma è il Bello stesso che si manifesta nella sua integrità, “elettivamente, essenzialmente”. In particolar modo, quindi, i dipinti di Mondino, eseguiti ad acrilico, all’acquarello e a pastello, sono sorretti da un intrinseco sentimento di astrazione, attraverso il quale Mario trascrive i contenuti naturali o decorativi organizzandoli secondo una caratterizzazione schematica, dall’aspetto di aggregati lineari curvilinei, ispirati al mondo animale e vegetale, ma anche prelevati dai decori musivi di ambienti sacri come quelli ravennati di epoca bizantina o quelli giotteschi a Padova, improntati alla necessità di creare visioni iconiche (Roberto Baravalle le ha chiamate felicemente “laiche”) di pura invenzione ideale e dai colori policromi brillanti, originate da una precisa volontà d’arte, che persegue, come ha scritto ancora Carboni, “la leggerezza simmetrica” e “l’ebbrezza spirituale dell’Ornamento”. E come ha indicato Cesare Botto nel suo scritto dedicato all’amico Mario e pubblicato nelle pagine del catalogo della mostra, ogni opera di Mondino si inscrive nell’”esercizio di una instancabile creatività, nel bisogno di dare sfogo a certe istanze, per dare un senso alla […] vita”. La mostra, come sempre ad ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal giovedì alla domenica dalle ore 16 alle 19 fino al 13 ottobre.
In occasione dell'evento inaugurale di venerdì 13 settembre si esibirà JUDICI - pseudonimo di Gabriele Giudici - dj monregalese con oltre 15 anni di esperienza nella scena musicale con una speciale playlist composta da brani da lui apposizionamente selezionati e abbinati ad alcune delle opere esposte in sala. JUDICI ha collaborato con la cantante plurinominata ai Grammy Bright Lights raggiungendo la 6a posizione nella classifica americana Billboard dance club chart. Ha prodotto con Bright Lights e Molinoir i brani Pump It Up e Poker Face che hanno raggiunto rispettivamente 6,5 milioni e 2 milioni di ascolti sulle piattaforme streaming. Il suo ultimo brano “Money” è stato il 7mo brano più suonato dai principali dj di tutto il mondo durante lo scorso mese di agosto.
Per maggiorni informazioni:
Francesca Salvatico – 3497528085 – segreteria@fondazionepeano.it


venerdì 15 dicembre 2023

Prossimi appuntamenti nell'ambito della mostra su Lorenzo Lotto e Pellegrino Tibaldi

I venerdì del Rinascimento

Cinque incontri in mostra per approfondire le tante sfaccettature del Rinascimento

con Chiara Mongiardino e Enrico Perotto

ingresso gratuito - per prenotazioni: eventbrite.it




lunedì 12 giugno 2023

Montagne sacre

Illustrazioni di Marianna Bruno
a cura di Enrico Perotto

24-25 giugno - 1-2 luglio 2023
15:30-18:30
Inaugurazione 23 giugno ore 18:00

Sala Olivetti

via Gauberti 17 - Beinette (Cuneo) 

 
 


[dal comunicato stampa]

L’esposizione, curata di Enrico Perotto, è incentrata sulle tavole e i disegni realizzati da Marianna Bruno per la stampa in preparazione presso Ideestortepaper del suo libro illustrato intitolato Recherche. Storie di montagne sacre. Si tratta di un libro, come ha scritto l’autrice nell’introduzione, che “parla di montagna, o forse non ne parla affatto. Parla soprattutto delle cose che amo esplorare. I miti, le religioni, il folklore, le tradizioni, la spiritualità. Sono sempre stata convinta che sulle montagne qualcosa sia rimasto immutato, così come doveva essere quando tutto è cominciato. Questo qualcosa, magico e indefinito, ci mette in contatto con l’Altro, la dimensione dell’inconoscibile, della spiritualità più profonda e del mistero divino.
Delle cose sacre si dice che non si possano descrivere, ma soltanto suggerire. Ecco perché questo libro non ha mai voluto essere un punto d’arrivo. È un inizio, per me così come lo sarà per il lettore, un invito a cercare nelle suggestioni la spinta a indagare l’Altro, cosa significa per ognuno di noi, quale spazio può trovare nelle vite”.
La sua tecnica figurativa introduce il lettore in un mondo sospeso tra realtà e immaginazione, in cui si
incontrano testimonianze di civiltà e di fede millenaria al confine tra oriente e occidente, tra nord e sud del nostro pianeta, immergendoci in rivisitazioni suggestive dei culti e dei misteri che la sapienza antica ha espresso in relazione ai diversi significati metaforici che circondano la montagna come luogo fantastico, quello stesso che per Dino Buzzati, riferendosi alle sue Dolomiti bellunesi, diventa “remoto e arcano”, dove tutto è silenzio e dove è possibile percepire “il senso della vita che passa, che è passata per sempre”.

Biografia
Marianna Bruno è nata a Cuneo nel 1999 e risiede a Beinette (Cn). Ha studiato pittura e illustrazione alla Libera Accademia d’Arte Novalia di Alba (Cn), dove si è laureata nel 2021. Successivamente, ha frequentato il Corso Avanzato in tecniche di incisione e stampa d’arte alla Fondazione Il Bisonte di Firenze. È stata selezionata per diversi premi legati all’illustrazione (tra cui Inchiostro Festival, Premio Nuvolosa, Ludicomix e Notte di Fiaba), progetti legati alle arti visive (BeicaBen) e residenze d’artista (Casa Walser). È illustratrice e autrice di libri illustrati e collabora con il Museo Civico della Stampa di Mondovì. Ha pubblicato in Italia con Ideestorte Paper (Palermo) e in Francia con Éditions Grandir (Nîmes). Le sue illustrazioni si ispirano soprattutto al folklore, alle tradizioni popolari e a tutto ciò che è arcaico e primitivo, oltre che all’elemento naturale e alle relazioni tra uomo, natura e cultura.


giovedì 8 settembre 2022

Livio Politano

Figure / Paesaggi 
Castelli / Cittadelle 
...sognando un posto sicuro tra le nuvole

a cura di Enrico Perotto


16 settembre - 16 ottobre 2022

inaugurazione 16 settembre - ore 17

orario di visita: sabato e domenica 15.00 - 19.00

l’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto Parco €2, nel rispetto della normativa anticovid.


Castello di Racconigi 

via Francesco Morosini, 3 - Racconigi (Cuneo)




[dal comunicato stampa]

Finalità del progetto espositivo: 

Dopo le ultime due mostre personali di Livio Politano, ospitate dapprima presso la Sala Comunale Olivetti del Comune di Beinette e quindi nell’ex chiesa di San Giovanni Battista in Borgo Vecchio a Fossano, ecco tornare all’attenzione del pubblico la figura di Livio Politano (Beinette/Cn, 1937), con una mostra antologica allestita nelle sale espositive del Castello di Racconigi, grazie alla cortese disponibilità della direttrice della residenza dottoressa Alessandra Giovannini Luca e che presenta ai suoi estimatori e non solo una significativa rappresentanza del suo percorso artistico, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso fino agli anni più recenti. L’esposizione antologica di circa sessanta opere ripercorre l’attività complessiva di oltre sessant’anni di vita artistica di Politano, che si è articolata nel tempo tra importanti frequentazioni  intellettuali,  intrattenute  a Torino,  Roma,  Firenze, Vicenza  e  altre  località  nazionali  e  internazionali, in costante impegno creativo, e che è legata in particolare alle tecniche del disegno a pastello e alla pittura a olio e ad acrilico, con basi preparate a strati di calce del Brenta, oltre che alla scultura in legno dipinto. Il visitatore, quindi, potrà riflettere su alcuni dei temi iconografici che più sono stati al centro della ricerca espressiva dell’artista beinettese, dalla raffigurazione della figura umana e della natura morta in chiave di scomposizione neocubista, secondo gli stilemi assimilati alla scuola torinese di Filippo Scroppo, al paesaggio neoespressionista rivisitato in forma di pagine rivoltate o stracciate come di un diario intimo della realtà, dalle figurazioni simboliche delle mani rosse a quelle in aspetto nastriforme d’impronta neobarocca dall’invenzione caratteristica delle cittadelle, segmentate e turrite rappresentazioni metafisiche di un mondo urbano rispettoso dell’ambiente naturale, alle successive oniriche proiezioni spaziali, dove lo sguardo si perde tra le nuvole, rapito da un sogno di unione armonica tra uomo, città e natura, oggi più che mai da considerare come un’urgenza decisiva per la difesa della nostra fragile esistenza umana.

ASSOCIAZIONE CULTURALE ANTIBO TERRE DEI BAGIENNI ODV

Via Angela Maria Cordero di Montezemolo, 10 - 12040 Morozzo (Cn)

tel. 389 2662093 • info@antiboterredeibagienni.it • www.antiboterredeibagienni.it

Catalogo in mostra, a cura di Enrico Perotto e Livio Politano, con testimonianze di Giorgetto Giugiaro e Angelo Mistrangelo.


sabato 6 agosto 2022

Matteo Olivero, il pittore della Valle Maira

Inaugurazione venerdì 12 agosto ore 16 

Presentazione della Mostra a cura di Enrico Perotto

Parrocchiale di Prazzo Inferiore (Cuneo)




Matteo Olivero, Il Chersogno visto da Macra, 1924-25




sabato 30 luglio 2022

The Bounty KillArt

Come una scimmia in un bosco

a cura di Enrico Perotto

5 agosto - 25 settembre 2022*

inaugurazione venerdì 5 agosto 2022 alle ore 17.30

Camere da sparo del Forte Albertino 

piazza Vittorio Veneto, 8 - Vinadio (Cuneo)






*La mostra allestita nelle Camere da sparo del Forte Albertino di Vinadio sarà visitabile dal 5 agosto al 25 settembre 2022, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica dalle 15,30 alle 18, con ingresso libero, nel rispetto della normativa anti Covid.

***

Si tratta della ventunesima mostra della rassegna provinciale 

grandArte 2022 – HELP - humanity, ecology, liberty, politics 

organizzata in collaborazione con Casa Francotto del Comune di Busca, che si avvale di patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo e della Città di Cuneo; contributo di Comune di Cuneo, Fondazione CRC, Fondazione CRT; e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, ATL del Cuneese, La Guida, Lannutti logistica e trasporti, ACDA, Armando Group, Wedge Power, Confartigianato Cuneo, Generali assicurazioni Cuneo, Limone Riserva Bianca, Marcopolo, Paneco Ambiente 

venerdì 10 giugno 2022

Nicola Di Girolamo

Let's find some beautiful place to get lost

a cura di Enrico Perotto

in collaborazione con l'Ente Aree Protette Alpi Marittime

11 giugno - 17 luglio 2022*
inaugurazione sabato 11 giugno alle ore 17

Centro visita del Parco a Terme di Valdieri






* Mostra visitabile tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 14 alle 18.30

 

martedì 24 maggio 2022

Cesare Botto alla Fondazione Peano

CESARE BOTTO 

Macchine del tempo
opere anni '80

A cura di Enrico Perotto


28 maggio - 26 giugno 2022*
inaugurazione sabato 28 maggio 2022 ore 17.30

Fondazione Peano

c.so Francia 47 - Cuneo



* dal giovedì alla domenica dalle 16.00 alle 19.00













martedì 3 maggio 2022

Mostra di Roberto De Siena al Collegio dei geometri di Cuneo

6 - 29 maggio 2022

inaugurazione venerdì 6 maggio 2022 dalle ore 18 alle 20

Orari di visita: il venerdì e il sabato dalle 16 alle 19

La domenica 10/12,30 – 15,30/19,30

Sala mostre del Collegio dei Geometri

via San Giovanni Bosco 7h a Cuneo







TRASMIGRAZIONI

una nuova vita… una nuova bellezza

Roberto De Siena è un fabbro alchimista dei bagliori metallici, un artista in possesso dell’idea platonica della metallosità. Se, come scrive il filosofo Emanuele Coccia, noi siamo rocce animate in continua metamorfosi, nei disegni a carboncino e nei dipinti a olio di De Siena, elaborati con dovuta lentezza e sapientemente rifiniti a sprazzi di vernice lucida, l’osservatore è proiettato in abissi silenziosi ripieni di vegetali ferrosi, animali transgenici, bulbi ruotanti, sospesi o in movimento nello spazio, portatori nel loro nucleo di nuove sorgenti di energia dinamica, o si ritrova immerso in atmosfere cangianti e numinose. Le tenebre notturne sono attraversate da labirinti di strutture materiali luminescenti, dall’aspetto di quintessenze della civiltà delle macchine, trasformatesi in memoria di meccanismi in disuso, che ritrovano però nuova vita, trasmigrando in apparenze di morfismi meccanici translucidi, talvolta sfavillanti, che creano mondi di sogno animati da nature oggettuali transeunti, metamorfiche, che s’impossessano degli anfratti interiori di ogni materia vivente, umana, animale, vegetale e minerale.

La natura silvana più intricata rinasce nel rosso del rame ardente o affonda le sue radici nel freddo grigio metallizzato. Gli alberi spogli, osservati di sottinsù, innalzano al cielo le loro puntute ramificazioni come scarnificate braccia di oranti inascoltati e i tronchi solitari si mostrano (vivi)sezionati in porzioni lamellari: ogni cosa si manifesta come abitata da vortici di materia in movimento, da stratificazioni rilucenti di meccanici coaguli cristallizzati che trascolorano dal giallo al verde e dal blu all’arancio.

I corpi arcani di donne (come fate o maghe) sono quelli di neo-veneri post-tecnologiche e sui loro volti si riverberano aurei riflessi che svelano il dardeggiare di sguardi seminascosti, che ci scrutano con inquietudine.

Gli elementi originariamente forgiati in primordiali officine metallurgiche, in seguito abbandonati, sono stati infine riutilizzati in una sorta di anastilosi dei prospetti scheletrici delle strutture urbane, sospese tra cielo e terra, che appaiono avvolte dal silenzio della notte e intrise di malia, scaturita dai riflessi aureo-argentei che si rifrangono sulle superfici irregolari delle loro architetture affastellate e riecheggianti vagamente lo stile tardogotico senza tempo dalla fredda e grumosa inabitabilità. In esse, si scoprono luoghi urbani disabitati, assemblati fantasiosamente con strutture metalliche rugginose, inserite in luoghi intermedi, ancora capaci di suscitare meraviglia per la loro configurazione in bilico tra realtà e astrazione, tra pars destruens e pars costruens, tra elementi in disgregazione e altrettanti elementi in riaggregazione vitale e armonica.

Privilegiando dapprima gli ispessimenti materici preziosi dei colori, De Siena è approdato, di recente, ad una raffinata tecnica di finitura della superficie pittorica, con sfumature delicate che si estendono tra il giallo oro e il blu verde acqua. Le pennellate rilasciano labili impronte di pezzi residuali dell’industria pesante, in cui si possono annidare misteriose presenze vitali o vagheggiamenti di figure mitiche benigne. Talvolta, si ha l’impressione di essere immersi in oscure profondità marine, in cui sopravvivono relitti di epoche trascorse della storia dell’umanità o si nascondono fantastici animali acquatici. In ogni situazione adombrata dall’artista, siamo comunque in presenza di una dimensione di calma positiva, di silenzio, di ritrovata pace esistenziale, in cui tutto si trasforma, si ibrida, si intreccia, rinascendo in corpi figurali nuovi, che non seguono più le regole nefaste dell’attuale meccanica industriale predatoria, ma si affidano piuttosto all’immaginazione e alla sua forza di prefigurare il superamento dell’impulso distruttivo dell’uomo, attraverso la rigenerazione fantasiosa e propiziatoria delle sue radici ancestrali.


Enrico Perotto






Info: Roberto De Siena Lab Via Roma 195, Caraglio

Tel: 393.968 58 28 – mail: ghiron2@gmail.com

Sito web: www.robertodesiena.it

Il testo critico e la presentazione sono a cura del Prof. Enrico Perotto

All’interno della mostra una ricerca fotografica di Cornelio Cerato

Video e musiche di Carlo Cerato






martedì 8 marzo 2022

D-ARTE

Aldo Galliano
D-ARTE
a cura di Enrico Perotto

12 marzo - 10 aprile 2022

Inaugurazione sabato 12 marzo ore 17

Fondazione Peano

c.so Francia 47 - Cuneo




[dal comunicato stampa]

Fondazione Peano apre la stagione espositiva 2022 sabato 12 marzo alle ore 17 con D-ARTE, la seconda parte del progetto artistico del fotografo saluzzese Aldo Galliano, questa volta dedicato interamente alla creatività artistica femminile. La mostra, curata dallo stesso Galliano con Enrico Perotto, propone 48 ritratti fotografici di altrettante artiste che operano sul territorio cuneese e su cui sono intervenute pittoricamente o graficamente in un ricercato gioco di sovrapposizione di linguaggi e particolari.

A differenza di quanto era avvenuto nella prima parte del progetto RE-INCONTRI – proposto negli spazi espositivi di Fondazione Peano a settembre 2021 e dedicato agli amici artisti di Galliano – qui le artiste non sono state fotografate tutte nella stessa posa. Ciascuna ha scelto dove e come presentarsi e, soprattutto, se essere la protagonista indiscussa dello scatto oppure condividere la scena con altri elementi, quali la natura o l’arte stessa. Come anticipa il Vicepresidente della Fondazione Ach. Ezio Ingaramo, «il risultato è un panorama ampio di interpretazioni delle loro immagini, molto interessante e certamente con un fil rouge impalpabile, difficile da percepire, che misteriosamente le unisce pur nella varietà delle tendenze pittoriche di ciascuna artista: la femminilità, che non va intesa come un marchio di diversità dal maschile, ma come una marcia in più che consente originali accelerazioni della fantasia.»

Le artiste che hanno aderito al progetto sono: Lorella Alessandria, Valeria Arpino, Gemma Asteggiano, Roberta Astegiano, Cristina Bollano, Micaela Calliero, Tegi Canfari, Chiara Cinquemani, Lidia Cirillo, Alessia Clema, Serena de Gier, Irene Durbano, Germana Eucalipto, Marina Falco, Moira Franco, Astrid Fremin, Grazia Gallo, Lidia Gallo, Danila Ghigliano, Adriana Giorgis, Sara Giraudo, Daniela Madeleine Guggisberg, Angela Guiffrey, Paola Malato, Romina Mandrile, Licia Martini, Lorena Massa, Paola Meineri Gazzola, Fabiana Mosca, Cristina Pedratscher, Carole Peia, Rosanna Pellegrino “Rosarino”, Luna Potenziere, Chiara Quaglia, Serena Racca, Cristina Saimandi, Anna Salomone, Valentina Salvatico, Marina Sasso, Giusy Sculli, Monica Sepe, Cristina Tallone, Fulvia Testi, Evelina Tirrito, Valeria Vagliano, Anna Valla, Barbara Villosio, Viola Virdis

Aldo Galliano nasce a Cuneo nel 1965, vive e lavora a Costigliole Saluzzo. Da oltre vent’anni l’arte fa parte della sua vita. Si è avvicinato ad essa da autodidatta, inizialmente come pittore, ma poi dopo qualche anno il suo grande amore – la fotografia – è diventata la sua unica forma espressiva. In particolare la fotografia di strada ed il ritratto.

La mostra, allestita nelle due sale espositive di Corso Francia 47, sarà visitabile dal giovedì alla domenica dalle 15.30 alle 18.30 ad ingresso libero e gratuito.