mercoledì 17 giugno 2026

Paolo Basso : De Coloribus

Mostra personale

25 giugno - 31 luglio 2026
inaugurazione 25 giugno 2026 - ore 18 

Galleria Gagliardi e Domke

via Cervino 16 - Torino (TO)






[dal comunicato stampa]

L'evento, a ingresso libero, sarà arricchito da un approfondimento critico a cura di Enrico Perotto. 

L’esposizione rappresenta il diciannovesimo appuntamento della rassegna “OMG – grandArte 2025–2026 | I confini del Sacro”, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte e della Fondazione CRC

Attraverso una selezione di opere digitali, la mostra offre un percorso che documenta l'ultima tappa di una trilogia espositiva maturata nel tempo: dalle personali del 2024 "Mitosi N. 20" e "AcronimoCromia" fino alle recenti e innovative riflessioni legate alla New Media Art. La ricerca di Basso si distingue per un unicum semiologico che unisce la filosofia di Aristotele all'ottica scientifica di Newton, uno strumento che l’artista vive come un mezzo per esplorare il rapporto tra mondo reale e virtuale attraverso la forza dei dati digitali. Il percorso espositivo invita lo spettatore a una lucida e profonda critica sociale, dove le forme e le installazioni immersive emergono dai flussi informativi per interrogare l'osservatore sulla complessa realtà della videosfera contemporanea.

La mostra sarà visitabile dal 25 giugno al 31 luglio e dal 1° al 10 settembre 2026, dal martedì al venerdì dalle ore 15:30 alle 19:30.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con la Galleria Gagliardi e Domke.


 “L’arte digitale sarà l’arte contemporanea,

sarà banalmente, semplicemente arte, sempre di più.

Togliamo la parola ‘digitale’ e parliamo di arte”

Maria Grazia MaBei


Il diciannovesimo appuntamento della rassegna "OMG - I confini del sacro", ci porta a Torino presso la Galleria Gagliardi e Domke, con la nuova mostra personale di Paolo Basso dal titolo "De Coloribus". Questa esposizione, rappresenta la terza tappa di una trilogia espositiva maturata nel tempo e preceduta nel 2024 dalle personali "Mitosi N. 20" e "AcronimoCromia", ponendo oggi il lavoro dell'artista al centro di una profonda riflessione sul rapporto tra esperienza espositiva e New Media Art. Se nella prima tappa Basso aveva proposto un'installazione video in loop con il brano "Roots Wide Web" di Max Casacci per l'album Earthphonia, trasformando il colore in un processo percettivo continuo, nella successiva "AcronimoCromia" il bianco e il nero si relazionavano in uno stato di tensione metafisica, proiettando l'osservatore ai confini di spazi interstellari in cui si incontrano i punti di collasso dello spazio-tempo, intesi come contatto non rappresentabile tra l'essere e il nulla. Con "De Coloribus", l'artista spazia tra scienza, arte e analisi sociale, richiamando sin dal titolo e dal logo della mostra venticinque secoli di teoria del colore, unendo in un unico insieme semiologico la concezione filosofica e percettiva di Aristotele - legata al trattato Perì chromàton - e l'ottica matematico-scientifica di Isaac Newton. Nel testo-manifesto che accompagna il volume d’artista, Basso svolge un’analisi delle valenze simboliche e fenomeniche di quattro specifici colori fondamentali (rosso, blu, verde e giallo) insieme al bianco e al nero, per poi contrapporre alla vitalità intensa e combinatoria dello spettro cromatico il mondo incolore della "videosfera". Il perno del percorso espositivo si fa così lucida critica sociale attraverso un'installazione immersiva che dà spazio alla furia incontrollabile e disordinata dei flussi informativi quotidiani, restituendoli rigorosamente in bianco e nero come un insieme assiepato di scarti del visivo di cui tutti facciamo parte. Come evidenzia Enrico Perotto nel suo testo critico, tali "bombe digitali" finiscono per anestetizzare le nostre capacità reattive, rendendoci sempre più dipendenti dalla "videocrazia" che ci circonda e in cui siamo intrappolati come bulimici consumatori di immagini, intenti a scrollare instancabilmente miriadi di scatti sugli schermi dei nostri smartphone. Il lavoro digitale di Paolo Basso istituisce così uno stretto dialogo tra mondo reale e virtuale, dando origine a un'idea personale di medium come luogo di accadimento di relazioni e di scambio di pensieri, capace di potenziare le proprietà dei dati digitali che l'artista definisce "staminali virtuali": una fisiologia omologa a quella biologica ma autonoma, ubiquitaria e del tutto slegata dalle dimensioni tradizionali. In questo scenario in cui la parola "digitale" tende felicemente a scomparire per farsi banalmente e semplicemente arte, secondo la felice intuizione di Maria Grazia Mattei, risuona anche la dimensione poetica di Vito M. Bonito, per cui "bianco è / il dolore / l’istante", mentre l'opera stessa si apre all'estetica della formatività di Luigi Pareyson, dove schermi e flussi digitali si manifestano come cronocromie e metafore del ciclo della vita, capaci di generare campi di stimoli in un'indissolubile armonia.







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