martedì 24 maggio 2022
Cesare Botto alla Fondazione Peano
Macchine del tempo
Mostra di Joan Crous ad Alba
Joan Crous
Ombra
Una collaborazione tra grandArte e Circonomia
27 maggio - 26 giugno 2022*
inaugurazione venerdì 27 maggio 2022 alle ore 18
Chiesa di San Giuseppe
via Vernazza 6 – Alba
*dal lunedì al venerdì 14.30-17.30
sabato e domenica 10-13 e 14.30-18.30
Ombra è una parola dalle tante sfaccettature di significato: poca luminosità, oscurità, contorno indistinto ma anche simulacro del corpo. «Ombra è curiosità, apertura, immaginazione… è presenza sospesa. Ma ombra è anche paura, mancanza, ignoto e, soprattutto, è un pronostico». È dalla riflessione sul concetto di ombra, dunque, e sul suo portato simbolico che è nata l’opera L’ombra di Joan Crous, un’installazione di grande formato realizzata in frammenti di vetro e terra. È l’ombra del Guernica di Pablo Picasso, una scelta che deriva proprio dalla volontà di riprenderne il suo messaggio ancora vivo a distanza di anni; «perché Guernica è una vera icona, un paesaggio che non tramonta – sono le parole dello stesso artista catalano –. Guernica che evoca e fa riemergere il simbolo di ciò che rappresenta».
L’ombra, un’opera simbolo del recupero e della memoria sotto diversi punti di vista, sia quello simbolico e del messaggio trasmesso, sia quello dei materiali.
“Ho lavorato a questo progetto per oltre tre anni, - dice Joan Crous - un progetto che ho voluto e deciso io, sebbene sia solito lavorare molto anche per le fondazioni o i musei. È composta da quasi due tonnellate di vetro, per un’opera di sette metri di lunghezza e quasi quattro di altezza. L’ispirazione è arrivata proprio da quanto successo in Spagna con il bombardamento di Guernica: il dipinto di Pablo Picasso, ora, è molto più di un’opera, è un simbolo. Ed è a quest’ultimo che mi sono ispirato, trattandolo con il massimo rispetto, a partire dalle grandi dimensioni. Non una briciola di vetro ho comprato per la sua realizzazione, perché è tutto vetro riciclato, che ho per così dire incontrato”.
Di origine catalana ma a Bologna dagli anni dell’università, Crous si è nel tempo specializzato nella lavorazione del vetro frequentando diverse realtà internazionali del settore e approfondendo diverse tecniche di restauro e di conservazione. In questo percorso, una tappa fondamentale è stata la messa a punto, nel 1994, di una tecnica di lavorazione del vetro del tutto personale, capace di sposarsi con il concetto di “fragilità dell’operare umano e di fugacità del tempo”. Ma, oltre che artista, Crous è anche co-fondatore della cooperativa sociale Eta Beta di Bologna e gestore di un angolo di città come quello di Spazio Battirame.
Inaugurata a metà maggio, con la sua prima mostra a Bologna accompagnata dalle note della musica di Pino Jodice, L’ombra viaggerà per le istituzioni e i musei di Spagna, Francia e Italia per tutto il corso del 2022. Ora è ad Alba, in occasione dell’evento dedicato all’economia circolare Circonomia e alla sua rassegna GrandArte per affrontare la sfida del cambiamento climatico attraverso la lente dell’arte. Poi si spostarsi poi alla Biennale di Venezia a Casa Goldoni. Poi andrà a Barcellona nel Museo di Archeologia e, ancora, in Francia al Museo del Vetro di Sars Poteries.
Certe cose accadono senza che nessuno se ne sia reso conto.
All’improvviso, per una coincidenza di eventi, per una distrazione, per abitudine, per non noncuranza…
Certe cose accadono di fronte ai nostri occhi, alle nostre mani, nelle nostre famiglie, ai nostri amici… e noi siamo distratti.
Perché la distrazione siamo noi con la paura di volare, di prevedere e immaginare.
L’OMBRA
Parola piena di contenuti contrapposti.Ombra è curiosità, immaginazione, è presenza sospesa… ma è anche paura, mancanza, ignoto e, soprattutto, è un pronostico.
Guernica è innanzitutto è un luogo. Guernica vive lungo la storia della penisola iberica con una popolazione basca, con una storia politica importante e significativa (parlamento Basco). Ma è anche il simbolo, dopo gli anni ‘40, della costruzione scientifica di un modello di distruzione di masse indifese con l’unico obbiettivo di ottenere terrore su uomini, donne e bambini (senza esclusione). Guernica è una vera icona, un paesaggio che non tramonta. Guernica, ogni volta che si presenta, fa rinascere il simbolo di quello che rappresenta.
Joan Crous
Joan Crous è un artista di origine catalano ma vive e lavora da oltre 25 anni tra Barcellona e Bologna. Ha una formazione pluridisciplinare: laureato in storia frequenta contemporaneamente l’Accademia d’Arte Massana a Barcellona. Si specializza nel campo del vetro visitando realtà internazionali (Strasburgo, Praga, Montreal, Stati Uniti…) e approfondendo tecniche diverse, tra le quali conservazione e restauro presso Romont, Svizzera e a Milano. Dal 1999 fonda, insieme alla moglie, una cooperativa sociale che lavora in collaborazione con l’Ausl e si occupa di interventi socio riabilitativi attraverso l’arte e l’artigianato. Il momento fondamentale della sua traiettoria artistica si ha nel 1994 quando mette a punto una tecnica di lavorazione del vetro del tutto personale. L’innovazione tecnica si sposa perfettamente ad un concetto di fragilità dell’operare umano e di fugacità temporale. Realizza quindi diversi progetti, esposti in varie parti del mondo. Il Progetto Cenae, iniziato nel 1996 è la testimonianza poetica del momento conviviale del pasto. Si avvale di un dialogo costante con diverse istituzioni culturali e con cuochi stellati (Joan Roca in particolare ma anche lo stesso Enrico Crippa), Dal 1996 al 2018 espone Cenae prima alla biennale internazionale del vetro di Veneziaì poi nel 2011, alla biennale presso il Palazzo Ducale di Murano. Poi gira tutto il mondo a Montreal presso l’Università del Vetro, poi al Corning Glass negli Stati Uniti. Lavora spesso in Francia, a Strasbourg, a Sars Poteries presso il Musée du Verre che espone in modo permanente Cenae 7, a Rouen nel museo Départemental del Antiquités, al Centre Tignous d’art contemporain de Montreuil, Paris. Grazie al progetto Cenae nel 2014 riceve il prestigioso Premio Internazionale GLASS IN VENICE dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti in collaborazione con la Fondazione Musei civici di Venezia. Contemporaneamente sviluppa il progetto artistico Relictae che si pone come specchio della civiltà contemporanea attraverso la testimonianza dei resti lasciati in eredità ai posteri. Espone quindi alla Fondazione Würth in Germania, alla Fondazione Vila Casas a Barcellona. Ispirato a Giorgio Morandi, pittore bolognese, dedica un ciclo di opere Omaggio a Morandi esposte in diverse città: a Pavia presso il Palazzo Visconteo, a Bologna nel Palazzo Pepoli e presso la Fondazione Zucchelli con la personale “…a un millimetro forse meno dalla luce”. Molte opere di questo ciclo sono presenti presso fondazioni, istituti e collezionisti.
lunedì 23 maggio 2022
Fabrizio Oberti
Fabrizio Oberti
Paesaggi impressionisti
Galleria Arte +
domenica 22 maggio 2022
Meccaniche dell’esistenza
mercoledì 11 maggio 2022
Musica in Casa Delfino
Concerto con aperitivo
sabato 14 maggio 2022 - ore 11
Fondazione Casa Delfino
c.so Nizza 2 - Cuneo
- ingresso libero -
Matteo Fabi e Umberto Ruboni eseguiranno musiche di Beethoven, Bruch e Rachmaninov. Il concerto fa parte della rassegna "Musica in Casa Delfino" che comprende anche altri appuntamenti concertistici che si terranno fino a giugno 2022.
lunedì 9 maggio 2022
Emozioni geometriche a Casa Francotto Busca
Energie in tensione che dinamizzano lo spazio, fra forme che si sviluppano fra interni ed esterni.
Strutture che si liberano dalla massa per dare trasformazioni alle forme primarie.
Forse anche astronavi di materia che attraversano il tempo creativo.
Le opere di Pier Giuseppe Imberti si offrono sempre piacevolmente allo sguardo per la loro libertà di essere altro.
sabato 7 maggio 2022
Soffiantino. Tra oggetto e indefinito
mercoledì 4 maggio 2022
Toccando l'invisibile
Daniele Aletti
Daniela Madeleine Guggisberg
30 Aprile-26 Giugno
Opening 7 Maggio alle ore 18*
Gart Arte Contemporanea
Via Rocca 31, Via De Maria 2, Neive, Centro Storico (CN)
[dal comunicato stampa]
“È difficile immaginare quel che non si vede,
il vuoto, il tempo, l’amore,
che forma hanno?
La scultura è un modo per toccare l’invisibile,
percepire la possibilità dell’infinito.”
Daniela Madeleine Guggisberg e Daniele Aletti sono una coppia di artisti scultori che dal 1994 hanno scelto di trasferirsi tra le silenziose colline dell’Alta Langa, nel paese di Sale San Giovanni. Qui hanno trovato il luogo ideale per dar vita alla loro casa-atelier, scavata nel tufo vicino alle grandi distese di lavanda, completamente a contatto con la natura. Il loro lavoro è strettamente coinvolto dalla loro vita, improntata sulla famiglia, sulla cura della natura, sulla pratica dello yoga e la meditazione.
La pratica del Vuoto, tramite l’esercizio della meditazione, diventa componente fondamentale della loro opera. - Il vuoto è essenziale per la definizione della materia - dice Aletti - Il vuoto è anche l’unica cosa assoluta nella vita, tutto il resto credo sia relativo. Il vuoto è l’origine, svuotare la propria mente porta a non mettere continuamente i propri pensieri al centro dell’attenzione, e questo è essenziale per uno scultore di marmo e di pietre. È un lavoro che si basa sul togliere, quindi sul generare vuoto.-
Le loro sculture hanno origine da una continua indagine sulla sintesi dei volumi, la ricerca dell’essenzialità e dell’energia interiore della materia. La loro sensibilità permette di tradurre il sentimento in tridimensione: superfici levigate, purezza delle forme, irreali tenerezze dei materiali.
In questa mostra si presenta una selezione di opere create da pietre di variegata origine. Sfilano i neri di Ormea, i marmi Rosa del Portogallo, la pietra Onice di Toirano e i Portoro firmati Guggisberg; i neri Marquinia, Marmi di Palissandro, e i diversi legni di pioppo o di castagno firmati Aletti.
Il lento materializzarsi della forma nello spazio viene messo in luce soprattutto nelle opere di Daniela M. Guggisberg, lasciare l’identità e la traccia della pietra originaria permette di evidenziare come il lavoro dello scultore sia necessario per esternarne la bellezza e l’energia interiore. La pietra è materia di cui è fatta la terra -anch’essa una pietra nel vuoto- la cui età può variare da 20 milioni ai 200 milioni di anni. Viene estratta da enormi giacimenti, trasportata sotto forma di grandi blocchi, tagliata in pezzature minori ed infine scolpita: ciò che resta è il risultato del vuoto generato.
Emblematica è l’opera Vongola, una scultura in cui risaltano i tre stadi della scultura: la naturalità della pietra, una prima lavorazione, e la levigatura accurata. Questa pietra, Portoro, dalle mille venature rossastre su corpo nero, sprigiona la sua più intima e naturale bellezza grazie alla mano Guggisberg.
L’ispirazione tratta dai soggetti della natura è fonte di riflessione interiore, così come le opere Ondulate, che richiamano la naturalezza del ricorrersi delle onde del mare, un collegamento alla ricorrenza degli alti e i bassi che fanno parte della vita di ognuno di noi, ma che è caratterizzata dal tornare e riassumere sempre una linea di equilibrio. Come infatti suggerisce Guggisberg “Queste sono vibrazioni che non alterano la nostra essenza, siamo solo noi che tendiamo ad identificarci con la superficie.”
La rivisitazione di questo pensiero, viene evoluto nella serie delle Barche di Aletti, esposte nella sede Storica della galleria. Da qui scaturiscono dialoghi tra spazio e tempo, lunghezza e cavità, tra forma e pesantezza, tra l’elemento dell’aria e dell’acqua: tutti percorsi di mediazioni, una flotta di barche in partenza per un viaggio. In mostra viene esposta anche la più giovane componente relazionale con la bidimensione di Aletti, che ha dato vita alla serie dei Micro macro, acrilici su carta, su cui fluttuano, come indirizzati da un vento, una moltitudine di micro particelle, insieme di petali, semi, branchi di pesci in transito su fondi monocromi, che introducono alla creazione dinamica degli eventi, delle cose materiali ed immateriali.
Nella GART Storica sono esposti anche gli ultimi lavori prodotti Guggisberg, una serie di opere che si susseguono evolvendosi in forma ed altezza, tutte legate però da due componenti sempre presenti, il vuoto, rappresentato da una cavità, e la pietra di origine. “Distanziati” è infatti il titolo di questo lavoro nato nel periodo post-pandemico. “State insieme ma distanziati” ci dicevano, così Daniela ha frazionato da un unico blocco di pietra di Onice di Toirano, 5 blocchi più piccoli che stanno sì distanziati, ma solo insieme mantengono un filo conduttore, l’idea di unione e di origine. Il numero 5 inoltre è un chiaro riferimento ai 5 principi del taoismo: Armonia, Unità, Mutamento, Spontaneità, Non-interferenza.
Daniela Madelein Guggisberg è una scultrice svizzera nata a Zurigo nel 1963, Daniele Aletti è uno scultore italiano nato a Olten, nel 1962.
*Giorni di apertura: giovedì, venerdì, sabato, domenica, lunedì
Orari di apertura: 10-12 /14-18
+39 3805174332 Annalisa Ghella
+39 3473877343 Francesca Carbone
info@contemporarygart.com
Instagram: gart_contemporary
Musica in Casa Delfino
Concerto con aperitivo
sabato 7 maggio 2022 - ore 11
Fondazione Casa Delfino
c.so Nizza 2 - Cuneo
- ingresso libero -
Sei giovani musicisti del Conservatorio di Torino eseguiranno musiche di C. Franck, F. Schubert e G. Fauré. Il concerto fa parte della rassegna "Musica in Casa Delfino" che comprende altri appuntamenti che vi segnaleremo nelle prossime settimane.
Città in note
La musica dei luoghi Cuneo
programma completo: fondazioneartea.org
martedì 3 maggio 2022
Concerti di maggio a Demonte (e altro)
[dal comunicato stampa]
sabato 7 maggio: alle ore 20.45: “GRAN CONCERTO DI PRIMAVERA” con musiche di W.A. Mozart, L.Van Beethoven, J. Haydn, con l’orchestra OSAI, diretta dal M°. Paolo Fiamingo, nella Chiesa Parrocchiale di San Donato in Demonte
giovedì 12 maggio: alle ore 20,45: “NOSTRA SIGNORA DI FATIMA… ci fa in-cantare” – canti e musiche e canti mariani ed altro con il gruppo musicale dei “FLARPINOS”: Valeria Arpino (voce e chitarra), Alessia Musso (Arpa), Eugenia Ruggeri (flauto), nella Chiesa di San Giovanni decollato o della Misericordia
L’Associazione AMICI DI DEMONTE continua l’opera di divulgazione culturale con due concerti organizzati per il mese di maggio 2022, ai quali ne seguiranno altri distribuiti in tutta l’estate e l’autunno del 2022, insieme ad altri eventi:
Il primo è un concerto di musica classica (Mozart, Beethoven, Haydn) in cui l’Orchestra Sinfonica Amatoriale Italiana (OSAI) si esibirà diretta dal M°. Paolo Fiamingo per celebrare l’arrivo della primavera e, speriamo, la fine della pandemia. Il M° Paolo Fiamingo e l’orchestra OSAI sono ormai degli abituali frequentatori di Demonte in cui si sono esibiti in questi anni per ben 23 volte, segno di un feeling tra l’Associazione Amici di Demonte, l’OSAI, il M°. Paolo Fiamingo e Demonte che ormai ha legato questi protagonisti della vita culturale di Demonte in modo indissolubile… Il concerto si terrà nell’antica Chiesa Parrocchiale di San Donato in Demonte.
Il secondo concerto vedrà l’esibizione del gruppo musicale “da camera” FLARPINOS, composto da Valeria Arpino, Alessia Musso ed Eugenia Ruggeri, in musiche sacre di ispirazione “mariana”. Questo gruppo si presenta al pubblico demontese per la prima volta in questa formazione. La presenza di un’arpa e di un flauto, oltre alla voce famosa e di sicuro pregio di Valeria Arpino, (vantano, tutte e tre, curricula di un certo peso) sono garanzia di un grande concerto. Esso si terrà in quella che viene considerata la più bella chiesa (barocca) di Demonte: San Giovanni decollato o della Misericordia, di inizio seicento…
Si approfitta di questo breve annuncio per informare e divulgare i seguenti eventi:
Il primo: “CREATIVITA’ IN VALLE N.3”, mostra che si terrà dal 9/6 al 26/6/2022, vuole andare alla scoperta di “spiriti artistici” che in valle –senza aver pretese di “fare arte”-, si dedicano alla creazione di oggetti (ricami, pittura, scultura, fotografia, cose di fantasia, ecc…) più disparate, traendone opere, come si è notato nelle prime due edizioni della mostra, di indubbio valore artistico. Il nostro vuole essere un appello nei confronti di coloro che –zitti, zitti- se ne stanno rintanati nelle loro abitazioni per METTERE IN MOSTRA –SENZA RITROSIE O PATEMI- le loro opere “amatoriali”. Nessuno le giudicherà!!!! ma anzi ne trarrà un positivo segnale e cioè quello che, nonostante la vita possa essere grama e difficile, vi è gente che si dedica a creare e a superare in questo modo molte difficoltà. Per info, rivolgersi a Silvio Rosso 338.2086992
Il secondo: “CONCORSO DI PITTURA ESTEMPORANEA – DEMONTE IN… QUADRO” si terrà in Demonte DOMENICA 31 LUGLIO 2022. Il concorso che si vuole organizzare verrà realizzato con il supporto della PRO LOCO di Demonte. Anche questo è un appello rivolto a tutti i pittori “en plein air” di partecipare (più si è, meglio è): il primo premio è di €. 1.000,00, il secondo di €. 750,00, il terzo di €. 650.00, il quarto di €. 500,00. I premi sono da considerarsi “premi acquisto”. I partecipanti potranno portare anche tre quadri di loro “creazione” che verranno esposti, fuori concorso, sotto i portici di Demonte per tutta la giornata del 31 luglio 2022. Gli elaborati verranno giudicati da apposita giuria di esperti… Per info, rivolgersi a Silvio Rosso 338.2086992.
Mostra di Roberto De Siena al Collegio dei geometri di Cuneo
6 - 29 maggio 2022
inaugurazione venerdì 6 maggio 2022 dalle ore 18 alle 20
Orari di visita: il venerdì e il sabato dalle 16 alle 19
La domenica 10/12,30 – 15,30/19,30
Sala mostre del Collegio dei Geometri
via San Giovanni Bosco 7h a Cuneo
TRASMIGRAZIONI
una nuova vita… una nuova bellezza
Roberto De Siena è un fabbro alchimista dei bagliori metallici, un artista in possesso dell’idea platonica della metallosità. Se, come scrive il filosofo Emanuele Coccia, noi siamo rocce animate in continua metamorfosi, nei disegni a carboncino e nei dipinti a olio di De Siena, elaborati con dovuta lentezza e sapientemente rifiniti a sprazzi di vernice lucida, l’osservatore è proiettato in abissi silenziosi ripieni di vegetali ferrosi, animali transgenici, bulbi ruotanti, sospesi o in movimento nello spazio, portatori nel loro nucleo di nuove sorgenti di energia dinamica, o si ritrova immerso in atmosfere cangianti e numinose. Le tenebre notturne sono attraversate da labirinti di strutture materiali luminescenti, dall’aspetto di quintessenze della civiltà delle macchine, trasformatesi in memoria di meccanismi in disuso, che ritrovano però nuova vita, trasmigrando in apparenze di morfismi meccanici translucidi, talvolta sfavillanti, che creano mondi di sogno animati da nature oggettuali transeunti, metamorfiche, che s’impossessano degli anfratti interiori di ogni materia vivente, umana, animale, vegetale e minerale.
La natura silvana più intricata rinasce nel rosso del rame ardente o affonda le sue radici nel freddo grigio metallizzato. Gli alberi spogli, osservati di sottinsù, innalzano al cielo le loro puntute ramificazioni come scarnificate braccia di oranti inascoltati e i tronchi solitari si mostrano (vivi)sezionati in porzioni lamellari: ogni cosa si manifesta come abitata da vortici di materia in movimento, da stratificazioni rilucenti di meccanici coaguli cristallizzati che trascolorano dal giallo al verde e dal blu all’arancio.
I corpi arcani di donne (come fate o maghe) sono quelli di neo-veneri post-tecnologiche e sui loro volti si riverberano aurei riflessi che svelano il dardeggiare di sguardi seminascosti, che ci scrutano con inquietudine.
Gli elementi originariamente forgiati in primordiali officine metallurgiche, in seguito abbandonati, sono stati infine riutilizzati in una sorta di anastilosi dei prospetti scheletrici delle strutture urbane, sospese tra cielo e terra, che appaiono avvolte dal silenzio della notte e intrise di malia, scaturita dai riflessi aureo-argentei che si rifrangono sulle superfici irregolari delle loro architetture affastellate e riecheggianti vagamente lo stile tardogotico senza tempo dalla fredda e grumosa inabitabilità. In esse, si scoprono luoghi urbani disabitati, assemblati fantasiosamente con strutture metalliche rugginose, inserite in luoghi intermedi, ancora capaci di suscitare meraviglia per la loro configurazione in bilico tra realtà e astrazione, tra pars destruens e pars costruens, tra elementi in disgregazione e altrettanti elementi in riaggregazione vitale e armonica.
Privilegiando dapprima gli ispessimenti materici preziosi dei colori, De Siena è approdato, di recente, ad una raffinata tecnica di finitura della superficie pittorica, con sfumature delicate che si estendono tra il giallo oro e il blu verde acqua. Le pennellate rilasciano labili impronte di pezzi residuali dell’industria pesante, in cui si possono annidare misteriose presenze vitali o vagheggiamenti di figure mitiche benigne. Talvolta, si ha l’impressione di essere immersi in oscure profondità marine, in cui sopravvivono relitti di epoche trascorse della storia dell’umanità o si nascondono fantastici animali acquatici. In ogni situazione adombrata dall’artista, siamo comunque in presenza di una dimensione di calma positiva, di silenzio, di ritrovata pace esistenziale, in cui tutto si trasforma, si ibrida, si intreccia, rinascendo in corpi figurali nuovi, che non seguono più le regole nefaste dell’attuale meccanica industriale predatoria, ma si affidano piuttosto all’immaginazione e alla sua forza di prefigurare il superamento dell’impulso distruttivo dell’uomo, attraverso la rigenerazione fantasiosa e propiziatoria delle sue radici ancestrali.
Enrico Perotto
Info: Roberto De Siena Lab Via Roma 195, Caraglio
Tel: 393.968 58 28 – mail: ghiron2@gmail.com
Sito web: www.robertodesiena.it
Il testo critico e la presentazione sono a cura del Prof. Enrico Perotto
All’interno della mostra una ricerca fotografica di Cornelio Cerato
Video e musiche di Carlo Cerato
lunedì 2 maggio 2022
Claudio Rotta Loria al Fondaco di Bra
La mostra offre l’occasione per cogliere i processi e le procedure di elaborazione dell’opera che caratterizzano la ricerca artistica di Claudio Rotta Loria che, dalla fine degli anni Sessanta, conduce un’indagine sperimentale articolata in cicli paralleli di lavori tra loro collegati, che mantengono nel tempo il carattere unitario di un progetto totale.
L’esposizione mette in relazione per la prima volta due di questi cicli: le Superfici a interferenza luminosa e le Promenades chromatiques circulaires per evidenziarne peculiarità e affinità. Le prime si caratterizzano come ricerche sul tema della superficie, mentre le seconde per la relazione che stabiliscono con l’ambiente e per la dimensione partecipativa dello spettatore.
Accanto al ricco nucleo di lavori del ciclo Superfici a interferenza luminosa che documenta l’evoluzione di questa ricerca, è esposta Promenade chromatique circulaire 13 , un’installazione appositamente concepita per lo spazio de Il Fondaco, che idealmente si collega agli interventi realizzati a più riprese dall’artista in occasione della rassegna “Via del Sale” curata da Silvana Peira e Nico Orengo dal 2002 al 2018. L’ opera, che si sviluppa a pavimento, è costituita da parallelepipedi di cm. 9x9x14,6 tra loro distanziati e disposti in successione cromatica lungo una circonferenza che idealmente evoca la linea dell’Equatore e i 360 meridiani che l’attraversano.
Al di là degli esiti formali delle opere appartenenti ai due cicli, il metodo è il comun denominatore di questi lavori, che si basa sul concetto di combinatoria e variazione.
Giorgio Bonomi sottolinea il valore metodologico delle operazioni dell’artista osservando che “...la filosofia che più si addice alla comprensione del lavoro [...] è l’Operazionismo, infatti possiamo trasportare alcuni fondamenti di questa teoria alla poetica e alla pratica di Rotta Loria e possiamo dire che il senso dei suoi lavori consiste proprio nelle operazioni, nelle procedure necessarie alla creazione dell’opera.
I lavori dell’artista piemontese, pur basati sul rigore matematico e sulle filosofie “operazionistiche”, proprio perché opere d’arte, superano l’algidità che a volte l’analiticità presenta, per offrire allo spettatore certamente pensieri razionali ma anche sensazioni emotive di grande impatto”.
In occasione del Finissage sarà presentato il Catalogo con testi del curatore, arricchito da
numerose immagini delle opere allestite negli spazi de Il fondaco.
Claudio Rotta Loria (Torino, 1949), è uno degli esponenti dell’arte programmata italiana a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, conduce una ricerca declinata in cicli di opere in sviluppo parallelo, che si caratterizzano per le costanti implicazioni spaziali, oggettuali e ambientali. La sua ricerca assume nel tempo il carattere unitario di un progetto totale.
Il primo decennio di questa attività sperimentale, vede Rotta Loria indagare i problemi della
strutturalità visuale, programmata e cinetica e il valore poetico della geometria, suscitato da minimi di stimolazione percettiva e sensoriale in relazione alla superficie dell’opera nel suo rapporto con la luce. Sono del 1968/69 le prime opere del ciclo Superfici a interferenza luminosa a cui l’artista da cinquant’anni lavora e alle quali è dedicata questa mostra.
La sua attività espositiva in Italia si accompagna alla partecipazione a importanti rassegne e
mostre personali all’estero. Qui si ricordano: Quadriennale di Roma (1975), Encontros
Internacionais de Arte di Lisbona e Porto (1975), Arteder di Bilbao (1982), Fabriano(c)arte (1985), Ephémèrité, Paris (1987), Biennale International di Saint-Quentin (1988 e 1990), Forum Konkrete Kunst di Erfurt (1994), Incontro-Confronto. Dialoghi di arte contemporanea Australia-Italia, Melbourne (1997), Il paesaggio dell'anima, Lussemburgo (2000), Incontri/devitas. 6 artisti contemporanei dal Piemonte, Castellon de la Plana (2002), Premio Michetti (2005), Biennale di scultura di Gubbio (2006), International Triennale of Contemporary Art di Praga (2008), Scultura internazionale a Racconigi (2010), Biennale di Venezia (2011, 2017), Pittura analitica origini e continuità, Rocca di Umbertide (2017). I lavori di Claudio Rotta Loria sono stati esposti al Centre Georges Pompidou di Parigi (1981), al Parlamento Europeo di Strasburgo (1995), alla GAM di Torino (1999), di Zagabria (2007) e Praga (2008), alla GNAM di Roma (2012), al MAMAC di Nizza (2018).E’ del 1989 la nomination del MOMA di New York per il design di Apologue. Meritano una citazione le installazioni permanenti La leggenda di San Todulo (Raron, 2008) e Movimento dal blu del mare (2011), quest’ultima collocata nel 2013 negli spazi del CLE - Campus Luigi Einaudi di Torino, insediamento universitario progettato da Norman Foster e sede delle Facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche. Sue opere si trovano nelle collezioni di musei italiani e stranieri.
ARTISTA: Claudio Rotta Loria
TITOLO: Materiali per un Regesto. Superfici a interferenza luminosa e Promenades
chromatiques circulaires.
CURATORE: Giorgio Bonomi
SEDE: Il Fondaco
PERIODO: 8 maggio / 12 giugno 2022
INAUGURAZIONE: domenica 8 maggio, ore 11
ORARIO DI APERTURA: da Mercoledì a Sabato, ore 16 - 19 e su prenotazione +39 339 7889565.
domenica 1 maggio 2022
Mostra degli allievi del Liceo Artistico "Ego Bianchi" di Cuneo
L'Ego Bianchi in mostra
8 maggio - 5 giugno 2022
inaugurazione domenica 8 maggio, alle ore 17.00
Filatoio Rosso
via Matteotti 40 - Caraglio (Cuneo)

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