Oggi vi segnaliamo questa opportunità per giovani artisti fra i 18/35 anni
#NFPM - 𝗦𝗘𝗜 𝗗𝗜𝗦𝗧𝗥𝗘𝗧𝗧𝗜 𝗖𝗨𝗟𝗧𝗨𝗥𝗔𝗟𝗜
Oggi vi segnaliamo questa opportunità per giovani artisti fra i 18/35 anni
#NFPM - 𝗦𝗘𝗜 𝗗𝗜𝗦𝗧𝗥𝗘𝗧𝗧𝗜 𝗖𝗨𝗟𝗧𝗨𝗥𝗔𝗟𝗜
[dal comunicato stampa]
Sei un artista che scruta le notti della realtà? Aspetti un’alba di umanità? Sei generoso?
Con il tuo contributo vorremmo creare un’opera di opere che voli verso la speranza, composta da molte immagini e memorie di occhi che hanno scrutato la notte.
dal 25 marzo al 16 aprile del 2023, nel centro di Lugano alla sala San Rocco accanto alla chiesa omonima
L’idea di organizzare a Lugano questa mostra è nata dalla visita alla piccola esposizione di dipinti negli uffici del MAGIS, in via degli Astalli a Roma, dove abbiamo conosciuto Gianleonardo Latini che ne è il curatore. Il nostro entusiasmo è di creare un’opera di opere che riunisca molti punti di vista sul tema "Sentinella a che punto è la notte?" Isaia 21.1. All’artista chiediamo la generosità del dono di un’opera di cm 20 x 20, realizzato su un supporto possibilmente rigido (cartone, tavola di legno, telaio telato, alluminio ecc.), ed eseguito con qualsiasi tecnica, che dev’essere inviata all’indirizzo sottostante, termine di consegna: 31 gennaio 2023. Ci rivolgiamo anche ai poeti, agli scrittori e a altri creativi che possono partecipare inviando un componimento scritto a mano, disegnato o dipinto su un supporto rigido sempre della misura di cm 20x 20, che sarà esposto come parte integrante dell’”opera di opere”
Termine di consegna: 31 gennaio 2023.
Si prevede la stampa di un catalogo con riprodote tutte le opere pervenute. Sarà data la migliore visibilità possibile all’esposizione. Come corollario potrebbe darsi l’organizzazione di una serata performativa, presenti artisti e poeti, presso le sale del Cinema Iride.
per ogni chiarimento:
email: chiamavals@gmail.com
WhatsApp ++41766793250
www.poesiaallachiarafonte.ch
venerdì 13 Gennaio 2023
salone della Fondazione Casa Delfino
C.so Nizza n. 2
[dal comunicato stampa]
Venerdì 13 Gennaio 2023, nel salone della Fondazione Casa Delfino in C.so Nizza n. 2, si aprirà la 22^ stagione degli INVITI DI ULISSE con un concerto sinfonico diretto da Claudio Abbado al Festival di Lucerna. Come è noto gli “inviti di Ulisse” sono una rassegna settimanale, (sempre di Venerdì e alle ore 16,30 in video hi-fi) di eventi culturali quali concerti, opere liriche, conferenze, documentari, etc. Con questa attività, unita ad altre soprattutto dedicate ai giovani (Cineforum, Concorso di Video-interviste, e concerti dal vivo (“musica a Casa Delfino” e Premio G.F. Ghedini) la Fondazione Casa Delfino si propone di diffondere cultura di alto profilo nella nostra amata città. Gli inviti di Ulisse sono realizzati con mezzi tecnologici che consentono di frequentare luoghi e istituzioni di tutto il mondo: le grandi orchestre sinfoniche, i grandi direttori d’orchestra, i grandi solisti, le grandi opere liriche e teatrali, le conferenze ed i dibattiti dei più illustri e sapienti intellettuali del mondo. Quest’anno nella stagione primaverile degli INVITI DI ULISSE saranno realizzati ventitre eventi (fino al 30 Giugno) fra cui l’esperimento del confronto tra due esecuzioni diverse della stessa opera, operazione pedagogica unica a Cuneo.
Da sabato 24 dicembre saranno esposti a Borgo San Dalmazzo, nel corridoio d’ingresso della Biblioteca Civica “Anna Frank” (Palazzo Bertello, Via Boves 4) i pannelli della mostra relativa ai progetti della prima edizione del “Premio Architetto Renato Maurino”. L’esposizione, accessibile in orario di apertura della biblioteca (dal martedì al venerdì ore 9.30-12.30 e 15-19; sabato ore 9.30-12.30), è organizzata con la collaborazione del Comune di Borgo San Dalmazzo e sarà allestita fino a sabato 14 gennaio 2023. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet www.associazionemaurino.it.
Dal prossimo Venerdì 23 dicembre, alle 18, presso lo Spazio Incontri della Fondazione CRC (via Roma 15, Cuneo), CRC Innova e FT Studio inaugurano la mostra “Cuneo Medievale – Scoprire la città invisibile”, che sarà aperta presso lo Spazio Innov@zione (Via Roma 17, Cuneo) fino al 25 giugno prossimo con un inedito percorso multimediale dedicato alla storia della Città di Cuneo nel periodo compreso tra la sua fondazione alla fine del XII secolo e la fine del XV secolo. Storia, archeologia e tecnologia si uniscono per condurre il visitatore in un suggestivo percorso virtuale nella Cuneo Medievale.
Il viaggio prende avvio dai luoghi e dalle vicende narrate nella “Chronica” quattrocentesca del Rebaccini e sarà suddiviso in tre episodi a cadenza bimestrale. La prima puntata sarà dedicata alle Chiese ritrovate, la seconda, da febbraio 2023, alla scoperta dei quartieri invisibili e la terza, da aprile 2023, avrà come soggetto le vicende e la vita quotidiana di chi abitava la città.
Nelle stanze dello Spazio Innov@azione, con un percorso di 20 minuti, il visitatore si immergerà nella Cuneo Medievale grazie a proiezioni di immagini e video e alle vetrine olografiche con i personaggi dell’epoca. L’esposizione è promossa con il contributo di Fondazione CRC, il sostegno di Generali, ACDA, Giuggia, AGC e TESI e il patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Cuneo e Città di Cuneo e sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 20 e il sabato e la domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 20, con ingresso gratuito.
Il percorso virtuale si propone di far conoscere scorci e momenti della vita della città di Cuneo nel Medioevo offrendo un crescendo emozionale, ritmato da suoni, voci e giochi di luce e guidato dal volo di un corvo che andrà a comporre, insieme al personaggio Rebaccini, il fil rouge iconico e narrativo dei contenuti multimediali. La mostra sarà divisa in tre episodi che si susseguiranno ogni due mesi: il primo episodio, proposto fino a febbraio, racconterà di una Cuneo medievale ricca di chiese delle quali oggi restano solo la memoria scritta e, in alcuni casi, tracce materiali conservate nel sottosuolo ed emerse nel corso di recenti scavi. Da fine febbraio sarà allestito il secondo episodio della mostra che racconterà dei quartieri oggi invisibili. La Cuneo odierna conserva parti delle forme di età tardo-medievale, ma molto è andato distrutto o si è trasformato: i recenti ritrovamenti offrono l’opportunità di riscoprire e ricostruire virtualmente alcune porzioni dell’antico borgo. Il terzo episodio, proposto da fine aprile, verrà dedicato a personaggi e vicende che rimanderanno alla vita quotidiana tra le vie della città nel Quattrocento.
“Grazie anche ai risultati delle attività archeologiche coordinate dalla Soprintendenza e condotte dalla società F.T. Studio srl, partner del progetto, questo percorso espositivo racconta al pubblico la Cuneo Medievale, grazie non solo a immagini e video, ma anche all’affascinante tecnica olografica” dichiara Michelangelo Pellegrino, presidente di CRC Innova. “La scelta di dividere la tematica in tre puntate, della durata di due mesi l’una, permetterà ai visitatori di approfondire i diversi aspetti della vita del tempo, scoprendo i segreti della nostra città”.
“Questa iniziativa conferma l’attenzione della Fondazione verso la cultura locale e la valorizzazione della storia del nostro territorio” spiega Ezio Raviola, presidente di Fondazione CRC. “Un’esposizione inedita e di grande interesse che proporrà nel tempo tre diverse puntate e, in parallelo alla grande mostra visitabile in San Francesco, contribuisce ad arricchire l’offerta culturale della città di Cuneo e dell’intera provincia”.
“L’intento del nostro gruppo di lavoro è di creare, attraverso l’uso della tecnologia più avanzata, una narrazione efficace ed avvincente, partendo dal dato storico e dai risultati delle recenti indagini archeologiche in ambito cittadino” spiega Monica Girardi, presidente di F.T. Sudio s.r.l.
CRC Innova srl – società strumentale della Fondazione CRC – nasce nel 2018 acquisendo i principi e i valori che dal 1992 orientano l’agire della Fondazione CRC. CRC Innova intende promuovere progetti e realizzare attività artistiche, culturali, didattiche, sociali, d’innovazione e sviluppo del territorio della provincia di Cuneo.
La società archeologica F.T. Studio S.R.L., con sede a Peveragno, ha l’obiettivo di proporsi presso Soprintendenze, Enti pubblici e Imprese private per l’esecuzione di scavi archeologici programmati in contesti di emergenza. L’utilizzo e l’interazione, in ambito archeologico, di molteplici tecnologie e professionalità ne contraddistinguono da sempre l’attività.
Fino all 8 gennaio 2023 il Museo della Ceramica di Mondovì (Cuneo) accoglie la mostra Galassie peculiari", una personale sull'artista Tristano di Robilant (Londra, 1964) curata da Jean Blanchaert, con il coordinamento di Irina Eschenazi, che espone una trentina di opere in vetro e in ceramica, di cui almeno la metà create espressamente per la mostra, a cui si aggiungono ben otto poesie scritte dall’artista e scelte per questo contesto.
Dopo aver lavorato con materiali diversi – dal bronzo all’alluminio alla ceramica – nel 2005 Tristano di Robilant inizia a concentrarsi sulla produzione di opere in vetro, collaborando in modo continuativo col maestro vetraio Andrea Zilio, alla fornace Anfora di Murano. Le sue sculture in vetro trasparente mettono in equilibrio forme geometriche, luce e colore. In tutte le sue creazioni si ritrovano forme primitive non antropomorfe che conferiscono linearità, semplicità e arcaicità alla materia lavorata: forme irregolari e apparentemente casuali, sorprendenti e affascinanti, sono spesso abbinate a titoli enigmatici che l’artista, poeta, prende in prestito da un vasto archivio di influenze letterarie, filosofiche e storiche.
Cresciuto tra l’Italia e l’Inghilterra, Tristano di Robilant vive e lavora a Ripabianca (Perugia), paese umbro con una ricca tradizione nella produzione e nella lavorazione della terracotta. Ma la sua relazione artistica con la maiolica ha origini lontane e più profonde, che lo vedono realizzare le prime opere ceramiche alla Bottega Gatti di Faenza ormai più di 25 anni fa ed esporre con maestri come Giacinto Cerone.
Nello spirito multidisciplinare del Museo della Ceramica di Mondovì, la mostra Galassie peculiari si completa con una selezione di poesie in lingua inglese scritte dallo stesso di Robilant e qui in dialogo tanto con le opere esposte quanto con la collezione permanente: da anni, infatti, il museo diretto da Christiana Fissore accoglie artisti intenti a sperimentare la materia ceramica contemporanea anche in relazione ad altre arti applicate.
Il Museo della Ceramica Vecchia Mondovì, voluto da Marco Levi che ne è stato ideatore e fondatore, è gestito dalla Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì, presieduta da Andreina d’Agliano. Le due istituzioni procedono di concerto costruendo un ponte fra passato e futuro, come evidenziato anche da questa mostra che, idealmente, collega il Museo della Ceramica di Mondovì al Museo dei Vetri e Cristalli di Chiusa di Pesio (Cuneo), dove sono esposti importanti manufatti della Regia Fabbrica di Vetri e Cristalli, trasferitavi da Torino nel 1759 da Carlo Emanuele III di Savoia.
L’iniziativa è realizzata con il contributo di Fondazione CRC.
16 dicembre 2022 ore 21
[dal comunicato stampa]
Nuovo spettacolo della Compagnia EgriBiancoDanza, un dittico dedicato alla figura di Cartesio, alle sue teorie matematiche e delle emozioni. Lo spettacolo *DESCARTES DYPTICHD: Ergo Sum* è l’ultima tappa dell’omonimo progetto di Raphael Bianco che invita a riflettere sul concetto di esistenza, attraverso l’esplorazione delle idee e delle intuizioni di singolari figure del pensiero filosofico e scientifico (Montaigne, Einstein, Leonardo da Vinci e ora Descartes). Quest'ultimo tassello è affidato a due interessanti figure della danza contemporanea italiana: i coreografi Daniele Ninarello e Marco Chenevier.
Info e prenotazioni: promozione@egridanza.com / 366.4308040
inaugurazione sabato 10 dicembre 2022 alle ore 17.30
venerdì, sabato e domenica dalle ore 16.00 alle ore 19.00 con ingresso libero.
Per informazioni: info@grandarte.it
[dal comunicato stampa]
Piero Ferroglia è un artista piemontese contraddistinto dall’amore nei confronti dell’habitat montano, vissuto con lo spirito del camminatore appassionato, toccato dall’intimo proposito di sentire risuonare dentro di sé l’anima dei luoghi ad alta quota, per cercare di afferrarne i segreti e di stabilire attraverso il cammino un legame armonico con quei contesti, rivelatori di un altrove dove scoprire scenari, vivere emozioni, riconoscere la propria vera essenza. “Il suo vivere la montagna”, ha scritto nel 2002 Clizia Orlando, “come fonte di energia pura, spazio di natura che si confonde con la sua indole silenziosa, ma ricca di una frizzante vitalità, non è solo volontà di spaziare con la fantasia oltre i limiti del finito. Il suo dipingere o plasmare ed assemblare derivano dal passeggiare lungo la linea di stretti sentieri, dall’accarezzare il fianco pietroso della montagna, dall’assaporare le fresche increspature del torrente da un’altura che profuma di rododendro”1. Ecco, allora, che la mostra di Ferroglia a Limone Piemonte si rivela come un’occasione propizia per tutti i visitatori interessati a incontrare una visione non comune degli orizzonti alpestri. I frutti pittorici singolari dell’artista casellese, infatti, permetteranno a ciascuno di potersi immergere in paesaggi davvero vertiginosi, estreme propaggini di un mondo, quello alpino, che ci richiama all’autenticità e ci richiede al contempo di fare memoria, così da potercene prendere cura.
Più in generale, è la natura nel suo complesso che si impone all’attenzione di Ferroglia, tanto da occupare un ruolo centrale nella sua produzione artistica, sia pittorica che scultorea. “Il paesaggio diventa realtà”, ha evidenziato Gianfranco Schialvino sempre nel 2002, “non soltanto rappresentata, bensì rivissuta e riproposta come idea di, attraverso cui si può passare, sentiero di bosco e mulattiera alpina, come spazio, e ricordo, rievocazione, album fotografico, lettera mai spedita, come tempo”2. A ben guardare, Ferroglia non è tanto un “pittore di montagne”, quanto piuttosto un vero e proprio “pittore di montagna”, secondo il quale “non basta dipingere le montagne per essere pittore di montagna. Bisogna viverla, questa pittura, camminando, arrampicando, prendendo freddo, provando paura, temendo di non farcela, crollando sfiniti, vegliando la tormenta, raccogliendo un nido caduto, un osso di calce, una piuma, un lichene, un corno spezzato, estasiando per l’alba, ascoltando il seracco, mangiando le croste. Couloir, Dripping, Nell’ombra, Nel ghiaccio, Corpo bianco… sono dei récits d’ascension, pagine di un cahier di rifugio, di quelli attaccati al tavolo con la catenella e la custodia di latta dove segni il percorso che farai quando parti, ancora di notte, e già vedi la prima luce riflettere sulla neve delle cime. Puoi dipingere, allora, con la fantasia”3, ricreando cieli, rocce, fondi di frana, ghiacciai ed effetti di piena delle acque e di disgelo con una notevole e armonica varietà di elaborazioni polimateriche, che ben interagiscono con le superfici colorate.
“Non riesco ad estraniarmi dal mondo naturale”, ha confidato in seguito l’artista a Francesco De Bartolomeis: “Mi fa sentire in un mondo pulito, dove sempre riscopro l’intatta bellezza della materia”. Nello specifico, Ferroglia vive la montagna come uno spazio fascinoso, denso di suggestioni e inquietudini, che ha volutamente eletto a soggetto preferenziale dei suoi dipinti. “Colli, montagne, i loro spazi, le tante cose piccole e grandi che vi s’incontrano assumono valore di simboli riguardanti vicende di vita, compiti da assolvere, sforzi, rivelazioni ma anche impossibilità e vanificazioni. Percorrere sentieri, osservare la varietà di erbe e di fiori, lo scorrere delle acque, i mutamenti di luce, i riflessi, la neve, il ghiaccio, le fenditure, le pietre; dare risposte con il corpo nei lunghi allenamenti per le maratone, accumulo di esperienze anche per il lavoro artistico”4. I dipinti che appartengono “al ciclo della montagna in senso ampio”, secondo ancora De Bartolomeis, “riprendono tecnica e elementi costruttivi” già presenti nelle opere scultoree degli anni ’90 in forma di colonne, ma “con variazioni: solchi scavati o in rilievo (mediante colatura di vinavil e segatura). I colori della natura hanno una collocazione discreta come piccolo riporti fotografici modificati. La lontananza dal naturalismo è realizzata anche come polivalenza della montagna spesso delineata in rilievo come corpo disteso. Dal nero e dal grigio, e dalle loro leggere variazioni cromatiche si diffondono calmi chiarori e riflessi”5.
E nel 2014, Claudio Giusiano, raccogliendo la testimonianza diretta di Piero Ferroglia, ha ribadito l’importanza di ciò che l’artista ha vissuto in prima persona come escursionista e che gli ha permesso di trasmettere alle sue opere le sensazioni e le emozioni provate. Ferroglia è in grado di “leggere su una superficie innevata, nel passaggio di una slavina, nel movimento dell’erba” scossa dal vento, e di trasformare in “immagini” ogni cosa: “spunti, linee e direzioni, grumi di significato che mi porto dietro e che col tempo elaboro”. Ciò che conta, inoltre, nei lavori di Ferroglia è il costante interesse rivolto ai materiali impiegati, allo scopo di dare
consistenza fisica e volumetrica ai colori: “Mi muovo con estrema libertà, e credo che la libertà sia fondamentale per poter lavorare. La materia ha un valore aggiunto rispetto al colore. Racchiude in se stessa simboli e significati nuovi, diversi. Altri”. Ecco le congiunzioni di cemento, ferro, plastica e legno, accostati a superfici dipinte ad olio, che creano l’illusione per l’osservatore di trovarsi di fronte al versante di una montagna, sotto le creste innevate delle rocce o nei pressi di un canalone scavato dall’acqua di scioglimento di un ghiacciaio. Ferroglia ricerca la resa tattile, prim’ancora che visiva, dell’immagine reale, mostrando al fruitore composizioni articolate, in cui l’intento figurativo e la tensione delle forme in direzione astratta si fondono insieme, intrattenendo sempre un dialogo tra concetti opposti che coesistono tra loro: “Terra e cielo, luce e ombra, istinto e logica. Uso la materia per unire i due mondi, che spesso parlano tra loro, senza essere necessariamente in contraddizione”. E infine, non è per nulla secondario il fatto che Ferroglia senta il bisogno di conferire “un valore estetico” qualificante alle sue opere: “Credo che il prodotto d’arte non possa prescindere da questo aspetto”6.
1 C. Orlando, Piero Ferroglia, in Incontri d’Arte. Piero Ferroglia, Catalogo della mostra, Centro Incontri Provincia di Cuneo, Cuneo, Agam, 2002, p. 11.
2 G. Schialvino, Récit d’ascension, ibid., pp. 27-28.
3 Ibid., pp. 29-30.
4 F. De Bartolomeis, Piero Ferroglia. Vitalità astrazione natura, Borgaro-Caselle (To), CURCIO GRAFICHE, 2008, nn.
5 Ibid.
6 C. Giusiano, Piero Ferroglia e l’arte come visione, in “terra, terra! Giornalino delle Comunità Parrocchiali di Corio”, Anno VII, Numero 20, Natale 2014, pp. 10-12 (cfr. il sito internet: http://www.terraterracorio.com/Pdf/pdf20.pdf).
Piero Ferroglia è nato nel 1946 a Caselle Torinese (To), dove vive e lavora. Accanto all’attività di commerciante, ha sviluppato una passione per le Arti figurative che lo accompagna sia dalla età giovanile. È stato allievo di Filippo Scroppo e di Giacomo Soffiantino negli anni ’70 e ’80. Fino al 1988, si è interessato particolarmente della pittura in relazione alla rappresentazione di situazioni ed eventi naturali che studia attentamente avvalendosi anche del mezzo fotografico. Nel 1988, ha iniziato un’attività di ricerca plastica in varie direzioni e con vari materiali che influenzano anche le originali soluzioni pittoriche rispetto alle quali la distinzione tra figurazione e astrazione perde significato. Molte le mostre personali e collettive, a cominciare dal 1972, importanti recensioni critiche e numerosi i riconoscimenti. Tra le principali partecipazioni, si possono indicare: Torino, Circolo degli Artisti, 1972; Torino, Premio Arbarello, Promotrice delle Belle Arti, 1973; Torino, Personale New Generation Magimawa Gallery, 1975; Biennali del disegno, Torre Pellice, 1975 – 1981; Torino, Personale, Galleria Davico, 1978; Torino, Personale, Galleria Davico, 1987; Milano, Mi-Art, 1994; Carmagnola, Palazzo Lomellini, 1997; Torino, Personale, Studio Laboratorio, 2000; Santo Stefano Belbo (Cn), 1° Premio Pittura Cesare Pavese, 2000; Cuneo, Personale, Salone della Provincia, 2002; Torino, Personale, Galleria Arteregina, 2005; Chieri, Galleria il Quadrato, 2007; Bra (Cn), Palazzo Mathis, 2010; Torino, Palazzo della Regione, 2012; Santo Stefano Belbo (Cn), 2° Premio scultura, 2015; Caselle, Prato Fiera, 2015; Bra (Cn), Palazzo Mathis, 2022-2023. Dal 2011, ha esposto in mostre collettive con il gruppo ArtMoleto in diverse località italiane ed europee.
E’ con rinnovata energia che l’associazione culturale Calzaap! presenta il ventennale del progetto artistico ALBUME, già di natura cuneese quando nel 2002 l’artista Stefano Venezia apriva al pubblico il suo appartamento per un’immersione nel mondo dell’arte dialogando e co-creando situazioni in uno spazio privato, il proprio domicilio.
Se la storia di quest’avventura la potete anche conoscere utilizzando i canali social, per un’esperienza unica siete invitati direttamente nella casa di Emma e Stefano, alla sera, prenotando in anticipo. Se volete, portate con voi un oggetto sonoro, così potrà temporaneamente contribuire all’atmosfera, ad esempio collocato all’esterno e utilizzato dal vento.
Dunque, si entra nell’appartamento. Luci soffuse. Ci sarà Mario Cottura esperto di suoni e strumenti sonori a proporvi una scelta tra questi oggetti, quindi accomodàti in una tenda ellittica e avvolti dolcemente da suoni, ritmi e vibrazioni. Non si tratta di una performance ma di un essenziale coinvolgimento tra persona, autore e spazio, per attivare un desiderio o magari stimolare un avvicinamento alla Natura in un breve arco temporale come ponte immaginario tra l’ambiente urbano e quello esterno, libero.
L’happening è organizzato e promosso dall’associazione culturale Calzaap!
Sound Diving Happening il 9 e 10 Dicembre 2022 in via fratelli Vaschetto, 11 Cuneo c/o Barale-Venezia
Esperienza di circa 15 minuti a persona, su prenotazione
Venerdì’ 9 dalle ore 18 alle 21 e Sabato 10 dalle ore 17 alle 20
Ingresso gratuito con posti limitati, per informazioni e prenotazioni (messaggi e whatsapp): 3479734612
Questo fine settimana a Cuneo presso lo storico Complesso Monumentale di San Francesco c'è stato un grande movimento di pubblico che ha visitato la mostra "I colori della fede a Venezia: Tiziano, Tintoretto, Veronese", un straordinario evento voluto dalla Fondazione CRC, per festeggiare i suoi trenta anni di attività sociale, realizzato in collaborazione con Intesa San Paolo.
Per la prima volta nella città di Cuneo sono arrivati cinque grandi pale d’altare dei maestri del Rinascimento veneto Tiziano Vecellio, Jacopo Robusti detto il Tintoretto e Paolo Caliari detto il Veronese.
Questi capolavori provengono da diverse chiese veneziane, selezionate dai curatori don Gianmatteo Caputo (direttore Beni culturali ecclesiastici ed edilizia di culto del Patriarcato di Venezia) e di Giovanni Carlo Federico Villa (direttore di Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica di Torino) col supporto organizzativo di MondoMostre.
Il progetto espositivo, ideato dall'architetto Loredana Iacopino, è realizzato come un percorso di scoperta che inizia dalla complessa creazione della città stessa, Venezia, per giungere al percorso artistico e spirituale che le opere propongono, in una ambientazione avvolgete e attenta alla fruizione delle singole opere.
I quadri sono stati selezionati perché realizzati in un breve ancoro di anni, fra il 1560 e il 1565, periodo in cui i tre celebri artisti operavano simultaneamente.
La disposizione delle opere inizia dall'Annunciazione di Tiziano per proseguire col Battesimo e la Resurrezione di Cristo del Veronese, seguono l'Ultima cena e Crocefissione di Tintoretto, cinque magnifiche opere che consentono uno speciale evento di confronto fra i tre storici artisti del Rinascimento veneto.
Le grandi tele possono essere ammirate in un ambiente luminoso controllato e dinamico che guida alla analisi delle opere, rendendo la fruizione molto suggestiva. Si tratta di una progettazione luminosa che per la prima volta al mondo viene provata in un evento espositivo di questo tipo. Questo speciale lavoro di illuminazione è stato ideato dai light designer Francesco Iannone e Serena Tallini di Consuline, che rendono speciale ed empatica la visione delle singole opere.
I capolavori sono stati posizionati tendo conto della loro posizione abituale nella chiesa da cui provengono, al fine di rispettare il punto di osservazione, come studiamo e voluto dagli artisti, accompagnati da testi evangelici che definiscono il momento religioso di cui trattano.
La mostra a ingresso gratuito, sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30 (al mattino apertura solo su prenotazione per scuole e gruppi), mentre il sabato e la domenica seguirà un orario continuato dalle 10 alle 19.30 con visita guidata alle 15.30.
Durante tutto il periodo di apertura è previsto un ampio programma di attività collaterali e laboratori didattici che potete scoprire consultando il sito della Fondazione CRC.